A sinistra: sono rimaste solo macerie, ma dall’altra parte che cosa è stato costruito?

mappa del voto 2018

A sinistra non si può dire una cosa, pensarne un’altra e poi farne un’altra ancora. Così non si va da nessuna parte. La gente non ti crede più. Come è dimostrato dal recentissimo voto del 4 marzo. 
Proprio il risultato elettorale dice chiaramente, che la sinistra non è più capace di rappresentare chi dovrebbe rappresentare. E non solo, non sa nemmeno come farlo, forse non sa più nemmeno chi deve rappresentare, né come sono fatti quelli che deve rappresentare. Non sa più nemmeno cosa dirgli. Parla il linguaggio di un mondo a parte. Non più quello del cambiamento radicale. Ma quello riformista, quello della socialdemocrazia risultata nell’ultimo ventennio subalterna al paradigma liberista (non solo in Italia ma in tutta l’Europa).   La sinistra ha provato timidamente a limitare i danni e a temperare la globalizzazione, ma l’ha fatto senza convinzione e men che meno passione finendone travolta. Lo storytelling neoliberista di una globalizzazione economica come unica possibilità per estendere la democrazia e una distribuzione più equa della ricchezza nel Globo ha prodotto il risultato contrario. E oggi, la più lunga crisi finanziaria ed economica dell’Occidente presenta un “conto salato” con: la frantumazione delle classi sociali, l’aumento delle diseguaglianze, delle paure (per l’immigrazione di massa) e una sempre più diffusa povertà, che si intrecciano con la già grande disparità di condizioni di vita esistenti in una gran parte del Mondo. Determinando un vero e proprio tsunami sociale anche nella parte più ricca della Terra. Il nostro Paese, sta uscendo faticosamente e parzialmente solo oggi dalla crisi (per noi non  è ancora terminata) assediato anch’esso dalla crescita di forti diseguaglianze sociali e dall’ampliamento della condizione di povertà, che colpisce ormai qualche milione di italiani. Sempre più attanagliato dalla paura per il lavoro mancante per i giovani e sempre più complessivamente precarizzato. La sinistra o meglio il Centrosinistra (con ben 3 Governi dopo quello Monti), che ha governato questi ultimi 5 anni appare dopo il 4 marzo pesantemente sconfitto. Gli italiani hanno scelto di cambiare verso la Lega populista ispirata dal Lepenismo e dal Sovranismo, corre dietro alle pulsioni che premiano solo la destra dalla destra, diventando la prima forza nella Coalizione di Centrodestra, cannibalizzando Forza Italia ma prendendosi anche componenti sociali – operai, artigiani e lavoratori autonomi – che prima votavano a sinistra; hanno scelto anche la ‘nebulosa’ dei Cinque Stelle, che mescolando messaggi di destra e di sinistra appare come una vera e possibile innovazione radicale della politica, caratterizzandosi per una rincorsa ‘rancorosa’ di partecipazione dal basso e una ‘manipolazione’ dall’alto (leggasi: Casaleggio e Associati), diventando la prima forza politica italiana con il loro quasi 33%. Alla intermediazione politica e sociale delle forze organizzate del passato (Partiti, Associazioni di Categoria e Associazioni Sociali nonché Sindacati) si è sostituita una manipolatoria relazione diretta (quale simulacro della partecipazione dei cittadini) prodotta dal web, dai social e dalla propaganda televisiva. Siamo passati così (quasi senza accorgercene): da una democrazia rappresentativa ma ampiamente partecipata (attraverso i citati corpi intermedi) ad una democrazia diretta, partecipata solo con l’espressione del gradimento e dei like della società virtuale retta da Internet. Si può dire, senza il rischio di essere smentiti, che il confronto nelle elezioni d’inizio mese è stato caratterizzato, oltre che, dalle tante e sicuramente troppe promesse elettorali dalla improbabile realizzazione, altrettanto centralmente da quello tra un sistema dall’alto (dove si annidano caste e privilegi) e l’anti-sistema dal basso, dove c’è chi soffre e non ce la fa più! Il campo del Centrosinistra è oggi pieno solo di macerie. E nei suoi partiti (PD ma anche LeU) l’interrogativo principale è diventato quello del che fare? Con quale progetto di società rispondere alla profondità del cambiamento avvenuto e che è ancora in corso? Affrontandolo in modo che non sia una pura e semplice testimonianza! La situazione per la sinistra e il suo destino futuro, richiederebbe poi (ma sarebbe meglio …prima) di aprire una discussione politica vera, mentre il suo gruppo dirigente litiga ancora solo sulla leadership, per il controllo di ciò che resta del Partito Democratico, alla ricerca di un “colpevole” (quando non ne esiste uno solo, in quanto sono in molti coloro che hanno pregresse o presenti responsabilità). Certo Renzi & C. hanno la responsabilità maggiore di aver addirittura “bombardato” il proprio campo. Nonostante ciò, lasciata formalmente la Segreteria del partito, Renzi ne mantiene il controllo (tenendo il PD in ostaggio) attraverso la maggioranza della Direzione, dell’Assemblea nazionale e dei neo-eletti gruppi parlamentari di Camera e Senato. Mentre la discussione dovrebbe soprattutto trovare una chiave di lettura univoca di quello che è avvenuto, sta ancora avvenendo e in prospettiva ancora avverrà nel Mondo, in Europa e via a scendere nel nostro Paese. Serve discutere delle responsabilità, ma continuare a litigare attorno alla leadership di Renzi serve a poco. L’uomo se avesse veramente a cuore le sorti del Partito Democratico e del Centrosinistra e non solo invece, quelle sue personali e del suo Giglio Magico, dovrebbe farsi da parte veramente. Pena una progressiva irrilevanza politica del PD e sua personale. Una strategia che punta ad un personale e immediato ritorno in auge della sua leadership nella politica italiana e pura “fantasy”. E Lui alla fine si estinguerà politicamente assieme a ciò che resta del PD. La discussione deve invece servire a individuare e comprendere le nuove domande che arrivano sul piano sociale dal Paese. Sapendo che siccome il cambiamento è iniziato da qualche lustro, risulta già notevole il ritardo della sinistra, ma forse sarebbe meglio dire dell’intera Politica italiana. Occorre avere coscienza che i partiti nati nel secolo scorso non sono stati in grado di attualizzarsi sui veri problemi della gente e che i nuovi movimenti, sono ancora un “magma indefinito”, dove prevalgono logiche e dinamiche, che sostituendo la narrazione di classe, con quella populistica dominata da profondi rancori, producono si, identità forti: dal “prima gli italiani” all’odio per l’establishment. Ma, non sono ancora in grado di indicare una strada d’uscita dalla ancora grave situazione economica e sociale in cui versa il Paese. Anche figurativamente dai dati elettorali e dalla loro distribuzione territoriale emerge una Italia sempre più divisa tra Nord e Sud, con profonde differenze nelle condizioni di vita degli italiani tra coloro che un lavoro continuativo ce l’hanno e coloro che ne hanno uno precario o non l’hanno proprio e rischiano di vivere sulla soglia della povertà se non scivolarci inesorabilmente dentro. La Sinistra deve quindi ricostruire se stessa e la propria identità, deve darsi sedi nuove e diverse (oppure rivoluzionare quelle esistenti) della elaborazione e della costruzione della cultura politica: studiare, ricercare, educare e formare. In secondo luogo deve ricostruire un’idea diversa di Politica, allargando lo spazio pubblico della partecipazione, della politica diffusa, della soggettività e della decisione politica; avendo coscienza che i partiti in molti casi invece di essere la soluzione, sono diventati gran parte del problema. Bisogna lavorare per una nuova comunicazione politica, ampia e trasparente – evitando la “mistica” della democrazia digitale (divenuta ormai dominante) e senza ricadere nella “mitologia” della militanza di parte che ottunde pensieri e comportamenti. Evitando così di ricreare operazioni politiciste da ceto politico, con le quali ormai non si va più da nessuna parte. Con serietà, dal di dentro delle istituzioni, cambiarne le cose che non funzionano e che creano privilegi alla casta politica e lasciano il Popolo senza alcuna reale “sovranità”. Questo sembra essere il ‘minimo’ indispensabile, per poter superare le tante miserie più o meno grandi createsi negli anni di crisi (non solo in Italia) di un modello di globalizzazione insostenibile – non solo dal punto di vista ambientale, ma soprattutto sociale che ha creato un più ampio disagio e aumentata l’esclusione sociale di una gran parte di cittadini, generando  rabbia che ha prostrato ulteriormente la Politica. Costretta nella ricerca di un ‘nemico’ con cui scontrarsi in un costante clima elettorale, dove la propaganda sostituisce le idee sul dal farsi. Occorre sicuramente tornare e fare politica dal basso, lavorando nel profondo della società, allo stesso tempo bisogna essere credibili: oltre che con proposte di radicale discontinuità rispetto al passato, anche con i comportamenti  personali e collettivi dei dirigenti politici…

E’ sempre tempo di Coaching!”

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