Coronavirus: dopo i runner, la movida…

Avevo avvertito, scrivendolo un paio di post fa, qui sul Blog: il 18 maggio… è la data della “…tana colpevoli tutti, se la curva si alzerà, alla fine se la prenderanno con noi”. E ora prendono la mira. L’Italia non è un Paese per giovani… la cosa  è ormai nota a tutti da tempo. L’Italia adulta, che tale però non sembra essere, mentre sicuramente è vecchia e sprizza odio, per tutto quello che vecchio non è.  Il ventenne con lo spritz in mano è diventato il nuovo Nemico Pubblico n. 1, secondo ciò che pensano coloro che non vedevano l’ora di poter esprimere la loro malmostosa insofferenza per i ragazzi. Dopo i runner, la movida, un’altra parola usata a sproposito perché è difficile definire movida l’assembramento di qualche decina di ventenni davanti qualche bar. Sarebbe bastato qualche vigile in più per disperderli distanziandoli. Forse sarebbe bastato pure un alpino in pensione. E senza fare tanto rumore. L’avviso ai movidanti invece ha assunto la dignità del discorso governativo, entra e esce dal Palazzo, si fa strada nelle istituzioni. «Non è tempo di movida», dice il Presidente del Consiglio. «Basta movida o chiudiamo tutto», gli fanno eco i Presidenti assieme ai Sindaci delle grandi città delle regioni del Nord. Naturalmente a farsi un aperitivo e quattro passi, non ci sono solo ventenni… ma anche i trenta e quarantenni con prole, magari sanno stare meno addossati tra loro, ma in giro ce ne sono molti anche di loro… Ma l’occhio vigile delle autorità locali punta sui più giovani, chiediamoci il perché? Conflitto generazionale? Possibile. Lo voglio precisare: sono vecchio, ormai alla soglia dei 72 anni… e tutti i giorni mi confronto parlando e anche discutendo animatamente, con più di qualche dissenso di merito, con mia figlia di 22 anni, che abita ancora con me e frequenta l’Università. Le nostre chiacchierate e/o discussioni insistono su tante questioni di vita ordinaria, di esigenze culturali differenti, di politica e quant’altro capiti in argomento: libri letti e spettacoli visti, esperienze vissute, relazioni con persone e conoscenze fatte. Parliamo tanto anche del virus…  Ho visto qualche aperitivo  organizzato da lei davanti al pc collegata in Skype con il solito gruppetto di amiche universitarie.  E adesso che è finita la lunga quarantena cui siamo stati costretti, non mi pare affatto che sia preda di un  qualche morbo da movida sulla Darsena, Cosciente che a Milano e in Lombardia la situazione di diffusione del virus è tutt’altro che sotto controllo. Cosa voglio dire con ciò, che le generalizzazioni sono sempre pericolose, quanto ingiuste e rischiano di indispettire chi ne è fatto categorialmente oggetto. “I Giovani” …sono degl’irresponsabili!! Ma chi lo dice e perché lo dice? Sinceramente rispetto a questa questione del virus e alla costruzione confusa di questa Fase 2,  per uscire dall’emergenza mi schiero a favore dei giovani, contrapponendomi a questo vergognoso tentativo, di scaricare su di loro (ma più in generale sulle difficoltà di vita della gente comune, che già comporta la convivenza col virus) una possibile, quasi certa, impennata nel numero dei contagi. Qui da noi in Lombardia, alcune particolarità l’andamento epidemiologico l’ha avuto.  Infatti, non si spiegano… per dirla semplice: non sono affatto chiare le cause di contesto, che hanno fatto della Lombardia e di alcune sue grandi città i più grandi focolai di coronavirus del Paese. Si parla di errori della gestione, vedremo se ci sono stati… la gravità della pandemia in Lombardia, l’alta mortalità a causa del virus tra la sua popolazione, la fragilità pur nella decantata eccellenza della sua Sanità pubblica e privata, la strage di anziani nelle RSA, necessitano indagini approfondite e spiegazioni precise. Proprio per una futura tutela dei suoi cittadini ma non solo, di tutti coloro che si muoveranno sul territorio regionale e nelle sue città. In altre Regioni e in altre città l’andamento della pandemia è andato sicuramente meglio. Verona, Firenze, Pescara Napoli, Roma, Bari, Reggio Calabria, Cagliari, Palermo nelle due grandi isole. Le Regioni nelle quali sorgono, hanno avuto una molto più bassa diffusione del virus… quindi perché tanto accanimento nei confronti di tutti i giovani italiani che si prendono per decreto la libertà di rincontrarsi? Aiutiamoli se l’esuberanza “ammacca” qualche  comportamento …ma senza colpevolizzarli. Pensiamo anche, che stiamo consegnando un futuro di vita alquanto complicato  a queste generazioni. C’è tanta confusione in giro tra la gente …creata proprio dai tanti decreti emanati dal governo e dalle regioni, pieni di contraddizioni mediate tra loro e non sempre con il buon senso, troppe norme di banale senso comune “arruffato” da interessi parziali di corporazioni e club economici, che non dalle ragioni di tutela della salute, di lavoro… e del generale bene comune, come dovrebbe essere. Abbiamo assistito attoniti a questo conflitto tra Regioni e Comuni e di questi rispetto alle scelte del Governo centrale, un forte antagonismo istituzionale, mai visto fino ad oggi. Questa fine del lockdown, ha mostrato inesorabilmente e senza sconti per alcuno, i grandi limiti di una classe politica ma direi, di tutta la nostra classe dirigente generalmente intesa in tutti gli ambiti e a tutti i livelli in cui si articola la società italiana. Non è stato un bello spettacolo. Avrebbero dovuto proteggerci governando questa drammatica situazione sanitaria e le sue ricadute economiche. In realtà abbiamo assistito all’ennesimo scontro di poteri tra i rappresentanti dimentichi delle urgenze di vita dei rappresentati. E oggi in questa incerta Fase 2, sicuramente difficile sul piano sociale ed economico, vediamo ancora una volta i vertici politici e istituzionali del nostro Paese assieme ai vertici delle Associazioni di rappresentanza sociale ed economica cercare in questa complessità della situazione un alibi preventivo per  auto-assolversi indipendentemente da come andrà a finire. Possibile che non riflettano su questo negativo sentimento nei confronti dei giovani… è un movimento tutt’altro che sotterraneo e diffusissimo in Italia: è la stessa ’ondata children-free’, che un anno fa polemizzava sui bambini portati al ristorante; è lo stesso animo del vigilante collettivo che durante il lockdown denunciava la pericolosità dei seienni in bicicletta; è il mood del virologo autodidatta che su Facebook pubblica le foto della partita di calcetto al parco scrivendo: «Qualcuno li fermi». Tutto ciò che ruota intorno ai giovani, in questa Italia senile e incattivita, è pericoloso, insensato, un inutile fastidio. E il mondo politico-istituzionale tiene conto di ciò (nel tentativo di farsi perdonare errori fatali fatte alle generazioni anziane del Paese, vedasi la vicende delle RSA). Non a caso siamo il Paese che ha fatto per primo la serrata delle scuole e minaccia di conservarla anche a settembre… mentre sapere quando e come si riapriranno a settembre le scuole italiane e cosa sicuramente più importante della discussione in corso sui 600 euro per avvocati e commercialisti da corrispondere anche nei mesi a venire. Cose da matti… ma a quanti ‘furbetti’ la politica corre appresso, alla ricerca di un sempre più incolore consenso? Mentre i giovani: che  se ne stessero a casa, chi li ha voluti se li tenga. Le lezioni online sono più che sufficienti, e quelli che non hanno il computer potranno fare i braccianti nei vigneti o nei campi di cocomero, che servono tantissimo… altro che semestrali permessi di lavoro nei campi per gli immigranti. Con lo stesso zelo è stato piallato lo sport quello amatoriale e quello professionista e tutte le altre attività che suscitano rancorose invidie: per i muscoli, le cartilagini elastiche, il passo svelto dei ventenni che lo praticano… manco gli atleti della maratona o del salto in alto hanno avuto il permesso di allenarsi (una delle multe più folli e famose apparse nei notiziari, riguarda la campionessa di Biathlon che aveva osato correre a 300 metri da casa sua). Che cosa vogliono questi fanatici dei cento metri …non uno in più dalla propria abitazione? I giovani aspettino anche loro come noi vecchi… per uscire, la fine del lockdown non è un “liberi tutti”, cosa conta se si giocano l’accesso a una gara o a un record, e men che meno le prospettive di studio e l’acquisizione di competenze professionali future, figuriamoci poi il divertimento tra coetanei …cos’è questa insensata voglia dello stare tutti insieme a coltivare l’amicizia? Rinunciarvi non è alcun dramma. Veramente nessun dubbio a riguardo? L’urlo politico contro la movida chiude il cerchio delle varie maledizioni senili… ma soprattutto tenta di chiudere quello delle vere responsabilità. Logica vorrebbe che si prendessero di mira anche i proprietari dei bar: tutti gli assembramenti segnalati erano sulla soglia o ai tavolini di locali pubblici, e magari mentre si fa ciò si controlla se sono stati emessi gli scontrini delle consumazioni. A proposito un Pub è stato multato 4 volte dalla riapertura 400 euro totale 1600 euro… ne aveva incassati nelle quattro serate solo un totale di mille… così ha chiuso definitivamente. Un vent’enne ha abbracciato d’impeto la fidanzata in strada, 400 euro di multa non è permesso secondo la Regione… non convivono. I proprietari di bar però non sono una categoria più di intanto invisa ai politici, anzi. I ventenni sì, e l’invettiva si orienta ovviamente su di loro. Finalmente c’è un motivo per giustificare il fastidio che suscitano e che risale già a epoche ben precedenti al virus. A Roma i residenti guerreggiano da anni contro i nottambuli di Trastevere e le loro abitudini insensate, tipo quella di guardare vecchi film all’aperto nelle rassegne estive organizzate nel quartiere. I titolari di abitazioni pagate a caro prezzo, la sera, vorrebbero godersi le terrazze sui tetti nel silenzio, e invece devono sorbirsi gli applausi per Bogart o De Niro. Il Coronavirus offre a tutti l’alibi perfetto per tornare a invocare il coprifuoco e restituire i centri cittadini o quartieri come i Navigli milanesi ai loro proprietari catastali. L’Italia No-Young è trasversale e potente. È quella che davanti ai numeri dei ragazzi emigrati all’estero dice «Meglio perderli che trovarli». L’Italia che ha deriso gli studenti in gara per il 30 agli esami definendoli «sfigati». Quella che li invita da un decennio a fare gli idraulici anziché iscriversi all’Università. Che li accusa di mammismo perché restano a casa coi genitori o di fancazzismo perché non vogliono raccogliere fragole a due euro l’ora. Ecco, è da questo tipo di Italia che scaturiscono le catilinarie contro la movida, aggravate si può pensare dal fattore invidia per una categoria anagrafica largamente immune dal virus. Sì, è vero che basterebbe un vigile per disperdere gli sporadici assembramenti di ragazzi, ma vuoi mettere il gusto di strillargli contro? Di farne i capri espiatori di una possibile ripartenza dell’epidemia? Vuoi mettere l’appeal politico di un nemico in carne e ossa – e per di più un nemico che non conta niente – da indicare al pubblico ludibrio, ora che non ci sono più i runner con cui prendersela? Bene a questa Italia di mummie cui sono stati sottratti i cervelli e messi in anfore poste altrove (responsabili in primis di molti guai di questo nostro Bel Paese e delle sue tante arretratezze culturali, nonché sociali ed economiche) seppur anch’io ho un’avanzata età, non mi sento con loro per niente concorde…

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