Governo: fase 2, resisterà Conte all’assalto delle grandi corporazioni, preoccupate solo dai loro “particulare” e agli attacchi personali di quelli che si credono più bravi di lui?

L’ansia da 4 maggio si è in gran parte rivelata immotivata. Qualche intoppo nelle grandi città, qualche foto che ha fatto discutere i social, ma tutto sommato una soluzione ordinata. L’Italia è ripartita piano, in mascherina e con un po’ di paura, i dati di lunedì scorso sembrano confermare che l’onda del virus si sta attenuando. L’appello del premier Conte e le preoccupazioni degli scienziati sembrano avere avuto effetto. Nessun assalto a treni e autobus, niente fuga da Nord a Sud, pochi comportamenti da censurare e trasgressioni da punire. Tutti distanziati di almeno un metro. È cambiato improvvisamente il paesaggio nell’era della pandemia. Un popolo quasi invisibile, a causa della protezione di naso e bocca, ha rimesso fuori di casa la testa a metà per tornare a lavorare e a respirare. Liberi ma senza egoismi, un nuovo atteggiamento. Il primo giorno in cui gli italiani dovevano dare prova di aver acquisito una nuova e più cosciente responsabilità. C’è molto in campo la salute personale e quella degl’altri, un’economia da sostenere e trasformare contenendo e eliminando vecchie e nuove diseguaglianze, riscrivere una socialità nuova all’insegna di: “Soli, ma insieme; divisi, ma uniti; lontani, ma vicini”. Per sempre indivisibili. La posta in gioco è alta, si tratta di lavorare per una rinascita sociale, economica e politica dell’Italia. Non c’è dubbio che il futuro dell’esecutivo Conte 2, si gioca già nelle prossime settimane. Come non c’è dubbio, che la leadership di Giuseppe Conte riemerge più debole dalla quarantena, puntellato solo dall’incapacità delle opposizioni di proporre un’alternativa… Quindi Conte non cadrà almeno per ora. I giornali di destra spingono per la defenestrazione del premier. Renzi e Salvini rosicano che ci stia lui là. Mentre il paese sembra rispondere bene. Si riapre con prudenza. Sarà anche che la predisposizione d’animo di molti italiani non è delle migliori, perché dopo due mesi di clausura ci vuole tempo anche a riabituarsi agli spazi, al contatto umano che potrebbe trasformarsi in contagio, al mondo ancora inospitale popolato dal virus invisibile. È questa sensazione una sorta di paura della libertà,  che spinge molte persone a continuare nell’autoreclusione, senza affollare luoghi e mezzi pubblici perché la casa è ancora il luogo più sicuro…  E arrivano comunque due grane serie per il governo: Confindustria molla Palazzo Chigi e l’Antimafia con Di Matteo accusa il Ministro della Giustizia, di subire pressioni indebite. L’intervista rilasciata dal presidente di Confindustria appena eletto, Carlo Bonomi è poi una vera demolizione senza appello della pianificazione dell’esecutivo sulla fase 2. Eccone un assaggio: “Reddito di emergenza, reddito di cittadinanza, cassa ordinaria, straordinaria, in deroga, Naspi, Dis-coll ovvero l’indennità di disoccupazione mensile. La risposta del governo si esaurisce in una distribuzione di soldi a pioggia”. La previsione è quindi fosca: “Possiamo andare avanti così un mese, due, tre. Ma se non investiremo nel settore produttivo la situazione sarà drammatica”. Bonomi rivendica più attenzione al settore industriale e manifatturiero  senza continuare a foraggiare a pioggia un’economia troppo frammentata e di piccola dimensione. Che è invece sollecitata dalla Confcommercio nella persona del suo Presidente Carletto Sangalli: “Moriranno oltre 50mila imprese e 350mila persone perderanno il loro posto di lavoro. Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento gli stessi stabilimenti balneari non saranno più in grado di lavorare, non potranno riaprire se non avranno prestiti a fondo perduto… E’ un conflitto tra due grandi corporazioni, che chiedono ognuna per se e i per i propri rappresentati più risorse. Mentre la tempesta che ha investito il ministro Bonafede con la vicenda Di matteo, rischia di terremotare il Movimento 5 stelle oltre che chiaramente gli equilibri dell’Esecutivo Conte. Perché Di Matteo è un simbolo per quel mondo, che lo ha assurto a simbolo dell’Italia onesta e della lotta alla malavita. Dall’altra parte, Bonafede è al momento l’uomo più forte della pattuglia pentastellata (o il meno debole, giudicate voi), un rapporto solido con Luigi Di Maio, un apprezzamento ampiamente condiviso, capo delegazione che partecipa a tutte le riunioni più scottanti nella stanza dei bottoni del governo Conte. Il ministro si dice esterrefatto, smentendo la ricostruzione di Di Matteo, una parola contro l’altra, mentre le opposizioni Salvini in testa con a seguito la Meloni lo pretendono in aula e Matteo Renzi dalla stessa maggioranza “vuole la verità”. Ecco che l’opzione d’unità nazionale di Draghi (richiamata costantemente come possibile e probabile alternativa al Conte 2) non funzionerebbe di certo coi due Matteo in agguato. Fino alla fase 3, cioè fino al vaccino, tutto resterà quindi così? La verità (al momento) è che Conte, a meno di fatti clamorosi che rendano inevitabile la sua caduta da cavallo immediata e visibile, è per ora in sella e ci resterà ancora per un certo tempo. Le ragioni per defenestrarlo sono molteplici e non tutte fanno riferimento a critiche sul suo operato. Il governo ha fatto molti errori, ma ha affrontato un evento inedito e spaventoso come il coronavirus, e lentamente e con momenti di confusione (vedi mancanza di mascherine nella fase acuta di diffusione del virus) ci sta comunque tirando fuori dal momento più brutto. Conte deve essere fatto fuori quindi per altre ragioni. Perché il suo successo darebbe vita a una nuova formazione politica e forse a una nuova maggioranza stabile con il Partito democratico. Conte deve essere fatto fuori perché Matteo Renzi e Matteo Salvini, gli sfigati di questa fase politica, non reggono che stia lui là dove sono stati o erano sul punto di andare loro. Conte deve essere fatto fuori perché il suo Ministro degli Esteri Di Maio, ammicca troppo a Cina e Russia e ciò irrita gli Usa (e anche molti di noi nel nostro piccolo). Conte deve essere fatto fuori, secondo la destra, perché ha tradito. Qui siamo di fronte al capolavoro delle falsificazioni. Si lamenta il tradimento di Conte e si ignorano le coglionate di Salvini di cui una destra seria si sarebbe liberata da tempo… Poi c’è il dubbio, che abbiamo quasi tutti, Conte sarà in grado di reggere la cosiddetta fase 3, cioè quella in cui la questione sociale si presenterà con caratteri mai visti prima? Nessuno sa se Conte avrà la forza per affrontare quei marosi. Soprattutto il dubbio non riguarda lui, bensì se lui è in grado, senza un partito solido alle spalle, di tenere unito lo Stato di fronte a un passaggio che sarà terribile. Da qui la suggestione di un cambio importante con una personalità del livello di Mario Draghi. Nessuno dice che questo cambio verrebbe favorito se una parte dei protagonisti di oggi si levassero dalle palle. Non si può fare Draghi premier, provare l’unità nazionale e avere alle spalle di simile operazione un uomo non presente a se stesso come Salvini che dopo un bicchiere di birra potrebbe far saltare una grande operazione. Ed ecco un’altra suggestione: con Luca Zaia invece, si potrebbe. E l’intemperante Renzi che dice e che fa? Ogni giorno agita la maggioranza ma è solo bisogno di apparire o che altro? Anche queste suggestioni cozzano però con un dato di fatto. Quando si dovrebbe fare questa operazione di mandare Conte a casa? Dopo l’estate? Finita la Fase 2? Ma quando finiscono veramente le fasi nessuno lo sa, in quanto si sormontano l’una con l’altra e forse l’unico termine di riferimento potrebbe essere il momento in cui milioni di italiani potranno vaccinarsi e quindi il Paese potrebbe riprendere la sua bella “guerra civile” a bassa intensità caratteristica della politica italiana almeno da un quarto di secolo già prima del coronavirus.  Cambiare il governo senza aver battuto il virus e ridato al Paese una miglior stabilità socio economica resta sicuramente un’impresa difficile, rischiosa e anche avventuristica. A meno che tra qualche tempo non sia lo stesso Conte, a dichiarare chiusa la sua attuale esperienza, chiamandosi fuori e mettendosi tra le così dette riserve della Repubblica… Chissà?

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