Governo: il Paese non può rimanere ancora a lungo in apnea…

Perché l’Italia non può rimanere ancora a lungo in apnea… L’Italia non può vivere come fosse in amministrazione controllata, con una sospensione della politica che si illude di sospendere il tempo, rinviando le scelte. Se non sai chi sei, difficilmente saprai dove devi andare. Vale per la vita, non si capisce perché non dovrebbe valere anche per la politica, se si ricordasse di non essere una dimensione artificiale, ma una manifestazione della vita delle persone. Dunque è la propria natura culturale – fatta di valori, ideali, interessi legittimi, soggetti sociali da rappresentare – che decide le scelte da compiere, in un quadro di convenienze, occasioni e opportunità. Come ogni organismo vitale, il governo è esattamente davanti a questo nodo, che non riesce a sciogliere semplicemente perché non può, mancandogli la percezione di se stesso, la nozione di che cos’è, cosa trasmette ai cittadini, cosa significa nella vicenda del Paese. Tutti i tavoli governativi, che dovrebbero affrontare un problema per risolverlo, si aprono a ripetizione senza mai chiudersi. La questione della prescrizione è sospesa, il progetto di abolizione dei decreti di sicurezza salviniani è rinviato, l’ambiziosa agenda 2023 che il premier vuole scrivere per ipotecare lo spazio della legislatura non riesce ad aprire la prima pagina, sulle nomine pubbliche si annuncia battaglia, alla Rai ancora e sempre sovranista e filoleghista non si riesce nemmeno a cambiare canale. Lo spazio vuoto è inevitabilmente riempito dalle spinte egoistiche e centrifughe dei due partiti in maggiore difficoltà elettorale, M5S e Italia viva, che cercano nell’agitazione permanente ciò che non riescono a trovare nella politica mancante, muovendosi ogni volta sullo spazio di confine tra maggioranza e opposizione, sperando di lucrare spiccioli di consenso dai due mondi contrapposti. Il Pd porta intero il peso della responsabilità del governo, senza incassarne il dividendo.  Dovrebbe strappare in avanti, imponendo la sua egemonia culturale, ma è costretto a frenare, tamponando i buchi che si aprono qua e là quotidianamente nella maggioranza. Deve mediare, compensare, riequilibrare se vuole che la barca vada avanti. Dovrebbe pretendere che l’alleanza si dia finalmente un orizzonte culturale, una bussola politica, una mappa di programma: ma è costretto a proteggere il minimo comun denominatore che tiene insieme forze troppo diverse tra loro, e non riesce ad andare oltre. Eppure la questione è semplice. Il Paese non può vivere ancora a lungo in apnea… come è stato già accennato c’è una costante sospensione della politica che pensa illudendosi di sospendere il tempo, rinviando tutte le scelte. Bisogna invece dopo gli Stati Generali ancor più velocemente far decollare la fase 3 del dopo Covid e per questo occorre che la politica torni in campo, e sieda a capotavola, altrimenti è meglio accettare la sfida di Salvini e andare al voto, con tutti i rischi che questa scelta comporta per l’Italia. D’altronde tutti i dati sul lavoro dicono che in Italia bisogna fare molto ma molto di più di quel che si sta facendo. Magari prendendo esempio da altri Paesi. L’Istat nel suo rapporto trimestrale registra che a maggio 2020 i dati mensili sul mercato del lavoro descrivono un’evoluzione diversa rispetto a quella dei mesi precedenti: rispetto a marzo e aprile, la diminuzione dell’occupazione è più contenuta, il numero di disoccupati sale sensibilmente a seguito del contenimento delle restrizioni previsto dal Dpcm del 26 aprile e si osserva un recupero consistente di ore lavorate. Ciononostante, da febbraio 2020 il livello di occupazione è diminuito di oltre mezzo milione di unità e le persone in cerca di lavoro di quasi 400 mila, a fronte di un aumento degli inattivi di quasi 900 mila unità. L’effetto sui tassi di occupazione e disoccupazione è la diminuzione di oltre un punto percentuale in tre mesi. E la diminuzione dell’occupazione su base mensile (-0,4% pari a -84mila unità) coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro -0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65mila e -19mila), i dipendenti (-0,5% pari a – 90mila) e gli under50 mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni. Nel complesso il tasso di occupazione scende al 57,6% (-0,2 punti percentuali). Se si riparte, se riaprono le industrie, è sufficiente leggere uno dei tanti protocolli stipulati a livello delle grandi aziende (come la Fca e la Luxottica) al fine di garantire insieme sicurezza e ripresa dell’attività produttiva, per accorgersi che il primo problema non sarà legato all’organizzazione del lavoro, al rapporto tra nuove tecnologie, intelligenza artificiale e lavoro umano, alle problematica di nuove professionalità (tutti temi affascinanti e controversi) che hanno suscitato il dibattito degli ultimi anni. E che per ora restano confinati lì. Già l’ingresso in azienda, l’accesso al posto di lavoro, la frequentazione degli spazi comuni, le stesse relazioni con i colleghi somiglieranno ad un percorso di guerra caratterizzato da comportamenti e movimenti preventivamente definiti. Ma proprio per questa logica, finiscono per entrare in contrasto con la naturale gestualità della persona che lavora. Il lavoro ai tempi del coronavirus ha comportato rigorose prescrizioni, i percorsi guidati, gli orari rigidi, i turni spezzettati. A stare addosso al lavoratore e alla lavoratrice non è l’esperto di tempi e metodi che cronometra ogni singola operazione, ma il sorvegliante sanitario che accorrerà ad ogni colpo di tosse. E soprattutto il e la compagna di lavoro non sembra più un amico, un sodale, un collega, ma un possibile attentatore alla sua sicurezza. Ma un Paese non può resistere a lungo in apnea. Le istituzioni europee hanno disposto un piano di difesa dell’economia degli Stati membri di una dimensione tale che nessuno avrebbe mai immaginato. Nel mondo si sono già messi in moto: negli Usa il Congresso ha approvato il 27 marzo 2020 un piano da 2mila miliardi di dollari con un assegno di 1.200 dollari per gli adulti con reddito fino a 75mila dollari all’anno (500 dollari per bambino). Ed è aumentata la spesa destinata alla disoccupazione (3,5 milioni di richiedenti sussidio dall’arrivo del coronavirus in Usa) e agli ospedali (100 miliardi di dollari); è istituito un fondo per il sostegno finanziario delle grandi corporation di 500 miliardi di dollari, nonché prestiti a garanzia statale fino a 350 miliardi per le piccole imprese. In Germania il pacchetto approvato dal Bundestag, permette al governo di stanziare 356 miliardi di euro (756 miliardi, tra prestiti e garanzie), all’incirca il 10% del Pil. Più 100 miliardi per un fondo di stabilizzazione a favore delle aziende danneggiate. Altri 400 miliardi di garanzie statali per debiti di imprese colpite dalla crisi. Inoltre, altri 100 miliardi sono destinati a sostegno della banca di investimento statale Kfw, la Cassa depositi e prestiti tedesca, che grazie ai suoi 357 miliardi potrà a sua volta garantire prestiti in futuro per 822 miliardi di euro. Ulteriori fondi vengono sbloccati per la sanità: 3,5 miliardi a disposizione immediata. In Francia Parigi ha varato un piano da 45 miliardi di euro a favore di imprese e lavoratori e garantisce prestiti alle aziende fino a 300 miliardi. I fondi si aggiungono ai 300 miliardi di garanzie sui prestiti governativi. Infine, vengono stanziati come “dispositivo straordinario” anche i 5 miliardi a sostegno della ricerca, di cui uno diretto al campo sanitario.  Il governo britannico si impegna a coprire l’80% degli stipendi, garantendo fino a 2.500 sterline a persona. Per evitare i licenziamenti sarà lo Stato a pagare, tramite stanziamenti a fondo perduto, i salari di quei lavoratori delle aziende che hanno fermato l’attività a causa del contagio. Inoltre, il governo ha stanziato 330 miliardi di sterline di garanzia sui prestiti e sospeso per 12 mesi le imposte per i lavoratori nei settori della vendita al dettaglio, del turismo e del tempo libero. In Spagna il governo ha mobilitati 200 miliardi di euro da parte del governo spagnolo. Tolto il contributo dei privati, ammontano a 117 i miliardi messi in campo interamente dallo Stato per le garanzie di liquidità. Dunque, quasi il 20% del Pil del paese verrà messo a disposizione di lavoratori e aziende contro la crisi. 600 milioni vanno ad estendere i sussidi di disoccupazione a una fascia più ampia della popolazione; le bollette di gas, elettricità e acqua sono congelate per un mese; sono esentate dai contributi le piccole aziende. Mentre noi siamo ancora qui a soffrire per un ddl Rilancio che non rilancia… non possiamo pronunciare la parola Mes altrimenti i 5stelle si “adombrano” perché a suo tempo (quando erano al governo con la lega) si erano detti contrari per i vincoli che il piano salva stati poneva… e adesso che quei vincoli sono stati tolti grazie al Governo Conte 2 e alla trattativa ben condotta del Ministro Gualtieri (Pd) continuano a “storcere la bocca” perché dovrebbero spiegare al loro elettorato già molto ridottosi un’ulteriore apparente ripensamento… nel contempo tutti attendono i miliardi che arriveranno (nel 2021) dall’Europa con il Recovery Fund,  con l’Ue che chiede fatti all’Italia per convincere i Paesi del Nord, che non si fidano della nostra politica. L’Ue chiede segnali concreti all’Italia per chiudere la trattativa e convincere i Paesi del Nord, gli Stati frugali che restano contrari alla proposta avanzata dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. E’ così che restiamo dopo tante parole profuse sul necessario cambiamento ancora in una completa confusione su cosa fare, per rilanciare l’economia del Paese,  lasciando lo stesso ancora in apnea. Ma fino a quando?!

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