Governo: il premier tira dritto e lavora a una maggioranza senza Renzi…

Prima dell’affondo contro Matteo Renzi, Giuseppe Conte ha telefonato a Nicola Zingaretti. «Bisogna fare chiarezza una volta per tutte, Renzi rappresenta un fattore di instabilità eccessiva, è diventato una palla al piede per il governo. Così ci porta tutti a fondo», hanno convenuto e argomentato il premier e il segretario del partito democratico, che ha offerto al presidente del consiglio la garanzia che il Pd non pensa di disarcionarlo: «Se cade il tuo governo, non se ne fanno altri. Si va sparati a elezioni e cancelliamo una volta per tutte Renzi…». Conte è sempre più irritato dal comportamento di Italia viva e Palazzo Chigi e starebbe gioco forza lavorando per trovare nuovi equilibri che puntellino l’esecutivo. Il percorso resta tutto da definire ma alcuni senatori i c.d. “responsabili” potrebbero puntellare l’esecutivo giallo-rosso… La linea rossa è stata superata, l’idea di una maggioranza senza Matteo Renzi ormai è un’opzione praticabile. Nel giorno del grande strappo di Italia viva si è ragionato soprattutto di questo, a Palazzo Chigi. Dopo lunghe ore di silenzio il premier Giuseppe Conte ha puntellato ogni virgola dello showdown con cui, di fatto, ha messo una pietra tombale alla collaborazione con Italia viva. Inviperito dagli attacchi personali e da un gesto, l’assenza in Cdm, che gli ha ricordato l’ultimo Matteo Salvini dell’era giallo-verde. Conte ha deciso di andare avanti sulla strada tracciata di un governo riformatore che risponda alle esigenze del Paese. Un governo che, nella testa del presidente del Consiglio, potrebbe anche andare avanti senza i renziani. La strada non è facile e diventa, inesorabilmente, anche il tema della telefonata che, nel pomeriggio, Conte ha fatto al presidente Sergio Mattarella. Dal Colle, del resto, si guarda con crescente preoccupazione allo scontro interno al governo. Un governo, si sottolinea, che così non lavora per il Paese. In caso di crisi il presidente della Repubblica non scioglierebbe subito le Camere. C’è prima il referendum sul taglio dei parlamentari e la successiva ridefinizione dei collegi (con eventuale legge elettorale). Al voto si andrebbe tra luglio e settembre e il Paese sarebbe guidato da un governo traghettatore. La strada di una maggioranza senza Iv, in ogni caso, non verrà presa subito. Ci vuole tempo e prudenza, soprattutto sul nodo della prescrizione, su cui Forza Italia difficilmente abbasserà la guardia. il 13 febbraio, nel Consiglio dei ministri disertato dai renziani, l’esecutivo ha dato il via libera al ddl sulla riforma del processo penale inserendo all’interno anche il contestato lodo Conte bis. Per tenere in vita il governo il premier ha bisogno, innanzitutto, di un forte solidità di intenti tra Pd, M5s e Leu. E, in questo senso, le dichiarazioni prima dei big dem e poi dei grillini lo confortano. Ma c’è un problema di numeri, con la maggioranza che, al Senato, senza renziani fa 158. E c’è, soprattutto, il problema di certificare l’esistenza di questi numeri nel momento in cui Conte dovesse andare al Quirinale per comunicare il cambio di maggioranza. Al momento nessuno, nel drappello di potenziali responsabili, è venuto allo scoperto. Ma la fronda esiste e sebbene i diretti interessati neghino, i nomi girano da tempo. Circolano, ad esempio, quelli di Lorenzo Cesa, Massimo Mallegni, Paolo Romani o Antonio Saccone. Nomi che potrebbero venir fuori nel momento in cui Conte tornerà alle Camere per chiedere un nuovo voto di fiducia. Magari dispiegando le priorità di quell’Agenda 2023 su cui il governo lavora proprio in questi giorni. Del resto, l’idea di tornare in Aula per «smascherare» quello che diverse fonti della maggioranza definiscono il «bluff» di Italia viva è ormai sul tavolo di Palazzo Chigi. Dove, c’è la convinzione che non tutti, in Iv, seguano la linea di Renzi. Non a caso, prima Graziano Del Rio, poi Andrea Orlando e infine Zingaretti hanno mandato un messaggio ben chiaro ai renziani: dopo questo esecutivo ci sono nuove elezioni, non c’è neanche un governo del presidente. Tradotto: sondaggi alla mano e con il taglio dei parlamentari in vigore in pochi, in Iv, tornerebbero in Parlamento. Ma non è di voto che si parla nella maggioranza in queste ore. Dove, più di una fonte, ha indicato un’altro fattore anti-crisi: l’infornata di nomine di primavera. Ci sono in ballo 400 nomine. Nomine sul quale, anche i pontieri azzurri hanno concentrato l’attenzione. Nomine dalle quale Renzi sarebbe escluso. Anzi c’è chi dice che la sua offensiva sia partita proprio quando a Italia viva è stato evidente la sua marginalità sulla partita delle nomine…

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