I perché di un’idea sbagliata…

Parto da una notazione personale. Vengo sempre più sollecitato a discutere e trovare risposte che riguardano la vita dei giovani. Qualche settimana fa, ho pubblicato un post, qui nel Blog dal titolo: “I ragazzi di oggi non sono più quelli di una volta”. L’ho condiviso. E il post ha ricevuto nelle prime 24 ore, oltre 1000 visualizzazioni e ha attivato un giro di mail di condivisione, di richieste di approfondimento, di ulteriori e interiori suggerimenti di analisi,  nonché  il racconto di specifiche esperienze “a conferma che…”
Orbene, questo tema forse non è nulla se paragonato ai grandi temi che ci svegliano ogni mattina, e riguardano le sorti del Mondo con le forti tensioni internazionali che stanno ridisegnando la geopolitica globale. Mettendo a rischio la Pace per via di leader prepotenti e/o di scarsa fede democratica… Per via delle aumentate diseguaglianze economiche e sociali, che ancora caratterizzano dividendoli l’esistenza dei popoli della terra, divisi anche dalle religioni e tant’altro. Un mix di tensioni che mettono anche le questioni politiche europee e italiane in grande difficoltà a dare: le minime ma dovute risposte alla vita quotidiana di milioni di cittadini, che si sentono sempre più oppressi dai cambiamenti imposti dalla lunga e profonda crisi finanziaria e economica, che in questi ultimi 10 anni, ha “squassato… ribaltato e scomposto” mischiandole tra loro le tradizionali classi sociali di riferimento, ma soprattutto, ha messo in discussione le certezze di tutti i giorni sulle quali queste classi sociali si reggevano. Non è di questo però che voglio oggi scrivere. Torniamo all’incipit di questo post,  voglio dire di questi: «ragazzi di 35 anni». Già Ragazzi?! D’altronde: “I ragazzi di oggi non sono più quelli di una volta”. Allora questo dire potrebbe spiegare tante cose, così tante che non voglio neppure tentare di elencarle. Mi perdonerete se quindi pongo o meglio ripropongo questo tema… questa volta in modo alquanto sintetico. Direi che oggi dì, siamo tutti un po’ ragazzi. Alla fine lo sono anch’io, visto che sempre più in la, viene posta l’età del termine lavoro: Si sono “un ragazzo di 69 anni”.  Il tema che qui viene posto non è davvero piccolo. E comunque, c’entra non poco, con gl’accennati problemi globali, almeno in questa parte del mondo dove noi viviamo. In Europa e in Italia ma con poche eccezioni direi in l’entità geografica denominata: “l’Occidente”, vivono popolazioni ormai “anziane” per via dell’allungamento della vita e del continuo aumentare  delle aspettative di questa. Ma influisce sicuramente anche il fenomeno delle “culle vuote”. Questo fa si che anche noi, ormai, parliamo di un  trentacinquenne come fosse realmente un “ragazzo” dimostrando così, quanto sia cambiata la nostra psicologia e la nostra mentalità nel nostro Paese e nell’intero “Vecchio” Continente, per non dire appunto nell’intero Occidente. Già consideriamo normale che i nostri figli stiano in casa fino a quell’età, che siano ancora dei giovani da accudire e aiutare economicamente e non adulti nel pieno della costruzione della loro vita. Certamente come detto, l’età media della popolazione è molto cresciuta, ci sono settantenni quando non addirittura ottantenni ancora in piena attività e in buona salute… qualcosa di inimmaginabile solo qualche decennio fa. E proprio questo ha alterato la nostra percezione delle diverse età della vita. Ma credo che il punto fondamentale sia un altro: i nostri “ragazzi” non riescono più, dopo la scuola e dopo l’università, a trovare lavori stabili, gli unici che permettono di programmare la propria esistenza: acquistare una casa, vivere con qualcuno o sposarsi e decidere di avere figli… Vivono vite precarie che durano spesso fino a 40 e più anni. Contratti a termine o di incerta collaborazione sono la normalità. Questo è il grande tema che dovrebbe essere al centro dell’ennesima e attuale campagna elettorale più di tanti altri… sicuramente di più di quello che è ormai “il perverso” tema della rappresentanza dei partiti e dei ceti sociali che li votano avendoli a riferimento (d’altronde l’aumento costante dell’astensionismo dice già chiaramente che i partiti  rappresentano sempre meno la nostra società attuale). La domanda centrale di tutto ciò è: come restituire a una generazione (i giovani) il diritto di fare scelte autonome e di programmare la propria vita, oltre a chi la debba rappresentare nelle istituzioni. In Italia, ad esempio, si parla sempre troppo di pensioni e troppo poco di lavoro dei giovani. Non c’è dubbio: l’eterna giovinezza può essere una aspirazione agognata (ricordate “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde) è certo un motivo caro al pubblico di ogni epoca, ma il profondo desiderio di ottenere e mantenere la giovinezza eterna, in questo nostro caso è diventato un enorme problema, che purtroppo stravolge sempre più anche la nostra percezione della realtà…

“E’ sempre tempo di Coaching!”

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