Nuovo Governo: solo minacce e …senza alcuna vergogna!

E’ trascorso poco più di un mese da che si è insediato il Governo Conte. E l’unico commento che oggi – guardando alle cronache quotidiane alimentate da destra e da manca – si può fare su questo paradossale “governo del cambiamento” è che governa facendo: “solo minacce e …senza alcuna vergogna!” Anzi si può dire senza ombra di smentite che le ‘minacce’ sono state elevate a metodo di governo, questo fanno i due vicepremier e i loro entourage …minacciano tutti su tutto! Lo fanno con la solita arrogante sfrontatezza e in un modo sguaiato e maldestro. In un così breve lasso di tempo, hanno trascinato l’Italia sull’orlo del “burrone” di una crisi istituzionale, che può travolgere i principi fondanti la nostra Repubblica e la nostra democrazia. Uno scempio costante quello cui sono sottoposte le nostre principali istituzioni. M5s e Lega con il loro posticcio “contratto di governo”, nella confusione più assoluta di fatto ‘sgovernano’ il paese e sembrerebbe senza nemmeno rendersene conto azzerano ogni credibilità politica del  nostro Bel paese. Veramente uno spettacolo vergognoso quello che vede da settimane protagonista il Ministro degli Interni Matteo Salvini nonché Capo della Lega, cavalcare il tema dell’immigrazione, disegnando una emergenza l’ha dove non c’è più almeno nei numeri. Strumentalizzando con vere e proprie azioni di ‘respingimento’ la vita di qualche centinaia di migranti salvati in mare e trasportati dalle navi di alcune Ong verso i nostri porti. Prima la motonave Aquarius con il suo carico di 629 “walking Dead” rifiutati dai nostri porti e costretti a sette giorni in più di navigazione, per arrivare a Valencia dove poter scaricare il suo carico umano. Mentre l’azione congiunta del Viminale e del Ministero dell’infrastrutture chiude a tutte le Ong gli sbarchi in Italia, permettendoli solo alle navi della nostra guardia costiera, che infatti due giorni dopo il respingimento dell’Aquarius porta e sbarca sul suolo italiano circa 1000 migranti dalla motonave Diciotti. Ma la legge internazionale vieta i respingimenti in mare. Tant’è che nel febbraio del 2012 la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha condannato all’unanimità l’Italia per aver riportato 200 profughi in Libia. Era allora Ministro degl’Interni Roberto Maroni. Ma è quello che adesso il Ministro degl’Interni Matteo Salvini vuole di fatto ripetere?! Alzando i toni, di un giusto e necessario confronto con gli altri paesi che compongono l’UE, perché rispettino l’applicazione degli accordi sottoscritti e facciano la loro parte nell’accoglimento anche nei loro porti dei migranti, smettendo così di considerare di fatto l’Italia l’unico outpost europeo, dove tutti possono sbarcare, per poi visto l’irrigimeto dei controlli alle altre frontiere interne bloccare e respingere i migranti. Così non rispettano l’accoglimento delle quote di immigrati economici, che una volta qui identificati vengono da noi smistati verso i paesi (francia, Germania, Spagna ecc.) da questi richiesti per raggiungere parenti e amici ivi già residenti. Tuttavia l’escalation delle minacce sulla chiusura dei nostri porti se pur ha richiamato all’attenzione pubblica il fatto che l’Italia è stata lasciata sola dai partner europei ad affrontare i flussi migratori del mediterraneo, ha isolato il nostro paese dal consesso europeo… Salvini con l’imitazione della politica trumpiana della “tolleranza zero sull’immigrazione, sta “picconando” l’Europa e gioca in prospettiva alla formazione di una grande e santa alleanza dei “sovranisti europei”, che scardini le fondamenta dell’Unione e rimetta in discussione l’euro. Come spesso accade l’opinione pubblica anziché alla luna guarda al dito che la indica… non comprendendo qual è l’obiettivo vero delle ‘grida’ salviniane. Anzi gli mostra più consenso (è per questo che Salvini è sempre in campagna elettorale) permettendogli “strafando” di arrivate al paradosso di impedire addirittura l’ingresso nei nostri porti alla motonave Diciotti  che tornata in mare, dopo qualche giorno, ritorna verso le nostre coste, con a  bordo altri 67 migranti presi in carico da un cargo italiano la nave Vos Thalassa, che li ha salvati in mare. Il caso ha visto l’intervento diretto del Capo dello Stato. Il Presidente della Repubblica è stato costretto, inusualmente ad intervenire, perché la politica delle minacce del titolare del Viminale, aveva trasbordando le sue competenze. Ha così telefonato al ‘fantomatico’ Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, per ricordargli qual era il suo compito, ovvero: “dirigere la politica del governo ed esserne responsabile”. Mattarella, Capo delle Forze Armate e del Consiglio Superiore della Magistratura nonché garante dell’unità nazionale, non poteva assistere inerme allo spettacolo indecente e senza precedenti di una nave militare italiana cui veniva impedito l’ingresso in un porto italiano. L’animosità di Salvini sull’immigrazione l’ha portato a invadere i campi e le competenze di altri Ministri: delle Infrastrutture, della Difesa e nel caso specifico della nostra nave Diciotti, della Giustizia titolare dei compiti della Magistratura. L’intervento del Capo dello Stato ha così risolto un enorme “qui pro quo” rappresentato dal comportamento patologico “bipolare” di questo governo che suscita una continua riprovazione per questo grande “casino” che va montando. Stavolta Giuseppe Conte ha guidato la partita in prima persona. Per il caso dei 450 migranti arrivati su un barcone e trasferiti su due navi al largo di Lampedusa, negli scorsi giorni, la strategia è cambiata. La vicenda si va concludendo coinvolgendo le istituzioni europee, con l’aiuto arrivato da Francia e Malta, che accoglieranno entrambe 50 immigrati;  ieri in serata, è  arrivata la notizia, che altrettanto faranno Germania, Spagna e Portogallo. Il caso della Diciotti, concluso grazie all’intervento di Sergio Mattarella con la sollecitata collaborazione del Premier, ha modificato gli equilibri nella gestione degli sbarchi. Ha quindi:  «L’Italia finito di essere il campo profughi del mondo?». Non ancora, sul fronte europeo Roma resta comunque isolata. L’atteggiamento muscolare di Salvini non ha prodotto svolte nell’UE. Non c’è stata alcuna decisione continentale sulla ripartizione dei migranti, che l’Italia piazza solo bloccando le navi e costringendo gli altri a farsi avanti per ragioni umanitarie. E anzi, gli alleati di Salvini — coloro con i quali progetta di lanciare l’Internazionale populista in vista delle europee 2019 — continuano ad ‘affondare’ qualsiasi forma di solidarietà. Questa resta la partita più importante. L’Italia deve creare in corso d’opera una soluzione che valga per l’oggi e per il domani. Finora, nelle varie crisi di questo ultimo mese, ogni volta è stata adottata una politica diversa: una nave è andata in Spagna, una a Pozzallo, una a Malta, una a Trapani. Anche nella telefonata tra Palazzo Chigi e Quirinale di qualche giorno fa si era discusso di questa non strategia. Di questo quadro “impazzito” che creava solo un clima di emergenza continua. Emergenza istituzionale più che migratoria. “Non possiamo andare avanti così”, è stata la conclusione condivisa da Conte e Mattarella. Se il problema è europeo, se la via d’uscita dev’essere condivisa, solo il Presidente del Consiglio ha il potere di tirare i fili. Tanto più dopo il fallimento del vertice di Innsbruck di Salvini con gli altri Ministri degli Interni d’Europa. Tante parole ma nessuna comune idea. Matteo Salvini e Giuseppe Conte stavolta hanno lavorato insieme, ma il titolare del Viminale è stato costretto a fare qualche passo indietro. Brucia ancora il pasticcio della nave Diciotti e i tanti sconfinamenti di potere di Salvini. L’Italia spera che la soluzione trovata per i 450 migranti a bordo delle navi di Guardia di Finanza e Frontex diventi un precedente e quindi che possa trasformarsi in un vero e proprio protocollo d’intesa per il futuro, in modo che gli sbarchi non coinvolgano solo le nostre coste. La posta in gioco perciò è altissima. Ma l’Unione Europea resta dunque la strada principale da seguire. È il momento delle lettere a Juncker e Tusk, dei contatti tra le varie Cancellerie e Premierati. Non certo più delle dirette Facebook di Salvini, che finora non hanno risolto il problema e creato solo ulteriori tensioni tra i governi europei. Comunque su ogni questione all’ordine del giorno questo governo alza un “gran polverone”. E purtroppo non mi riferisco solo ai comportamenti dell’inesistente Capo del Governo “avvocato difensore degl’italiani” Conte, ‘spintonato’ e costretto dal Presidente Mattarella a metterci la faccia di persona per contenere le spinte xenofobe e razziste di Salvini. Ma proprio tre giorni fa c’è stata anche l’altra parte della maggioranza del governo, che sembra sempre dominata dall’invidia sociale che anima gran parte degli elettori grillini a alzare i toni e a minacciare. Ci mancava solo quello che è stato chiamato il “complotto dei ragionieri”, ad aumentare la già tanta confusione che di questi tempi caratterizza la nostra politica. Una misteriosa “manina” avrebbe nottetempo e all’insaputa di Di Maio, manipolato il decreto Dignità, il “testo sacro” sul quale l’M5S ripone le sue residue speranze di ricostruirsi un’immagine da protagonista e ridimensionare quella ingombrante e onnipresente di Salvini. E invece il vicepremier e super-ministro Di Maio ci ha regalato anche questa perla. Per giustificare un possibile “testacoda” del provvedimento che dovrebbe segnare la “Waterloo del precariato” e che invece viene additato come l’atto che nei prossimi dieci anni produrrà per 80 mila precari il fatto che diventeranno altrettanti disoccupati. Di Maio non trova di meglio che gridare al complotto. Contro la cifra che “non esiste”. Contro i tecnici del Tesoro che l’hanno scritta nella Relazione tecnica, senza avvisarlo. Contro le solite “lobby di tutti i tipi”, che lavorano sottobanco per far saltare il Decreto. Contro le “vipere” che avvelenano a morsi il nuovo che avanza, e che invece avrebbe bisogno di “persone di fiducia”. Da quel che si capisce, questo governo non ha bisogno di “servitori dello Stato”, ma di “servi ai suoi ordini”. Con questa sortita Di Maio si infligge un doppio autogol. C’è un autogol istituzionale: si lacerano i già logori rapporti con la Ragioneria di Stato (svilita a una consorteria di imbroglioni) e con il ministro Tria (impegnato a tamponare i danni delle parole sparse al vento dalle allegre comari lega-stellate). C’è un autogol mediatico: quello che doveva essere il decreto della riscossa, rischia di diventare il decreto della disfatta. Una vera Waterloo, ma per il Movimento, non per il precariato. Un incidente serio che si poteva evitare, se il capo grillino avesse concertato quel testo anche con le imprese.  Spiegando che 8000 rinnovi in meno all’anno, sono un dato tecnico calcolato sull’andamento occupazionale precedente, che vedeva la possibilità di rinnovare i contratti a tempo determinato su tre anni anziché,  come prevede il Decreto Dignità solo su 2 anni, proprio nel tentativo di limitare il precariato nel tempo, sperando in prospettiva che si consolidasse l’occupazione a tempo indeterminato. Ma non l’ha fatto, non ne è stato capace.  Ora si dovrebbe, è soprattutto questo che inquieta: il metodo. La sistematica ricerca di un Capro Espiatorio da minacciare,  che nasconda così l’inettitudine o l’incapacità di chi amministra la cosa pubblica. Di Maio minanccia di estromettere dall’incarico i funzionari della Ragioneria dello Stato. E Ieri (domenica)  i ministri dell’Economia e del Lavoro e Sviluppo Economico provano a dimostrare l’unità del governo, dopo le accuse per la presunta manomissione della relazione tecnica. In una nota scaricano la responsabilità sull’Istituto di previdenza sociale. Giovanni Tria Ministro dell’Economia: “ritiene che le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni relative ai contratti di lavoro contenute nel decreto siano prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili”. Ma perchè quindi la Ragioneria le ha “bollinate” condividendole? Maah! Subito Salvini ne approfitta e per la seconda volta in pochi giorni, prende la scena e  rimette nel suo “mirino” il Presidente dell’Istituto di Previdenza: “Boeri si dimetta! Non è d’accordo con noi su niente”. La reazione del presidente Tito Boeri non si fa attendere: “È un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro paese (Ragioneria e Inps) e in grado di offrire supporto informativo tecnico alle scelte del Parlamento e all’opinione pubblica. Quanto al merito – aggiunge Boeri – siamo al negazionismo economico”. In serata, parlando durante un evento pubblico in Liguria, Di Maio torna sul caso Boeri. Il ministro dello Sviluppo dice che il presidente dell’Inps non può essere rimosso subito, ma la sua è tutt’altro che una difesa. “Non possiamo rimuovere Boeri ora, quando scadrà( 2019) terremo conto che è un presidente dell’Inps che non è minimamente in linea con le idee del governo, non perché il Presidente dell’Inps la debba pensare come noi, ma perché noi vogliamo fare quota 100, quota 41, la revisione della legge Fornero e l’Inps ci deve fornire i dati, non un’opinione contrastante”. Bella pretesa davvero! Se mancano i soldi l’Inps come fa ad assentire? Di Maio assicura: “I soldi per fare queste cose li troveremo!” Difficile commentare tutto ciò… se non ribadendo una grande preoccupazione per la tenuta istituzionale e democratica del Paese. Le teorie del complotto non sono nuove, in Italia. Fantasmi sempre creati per riempire un vuoto politico-culturale e di conoscenze di adeguate competenze. Tra l’altro oggi che non esiste una reale Opposizione la quale mostra di non avere né idee né sufficiente consenso elettorale per contrastare questo governo e poter sperare, quando si rivoterà, di rimandarlo a casa nel democratico gioco dell’alternanza… Questo Governo che sembra affetto, come gia accennato, da un vero e proprio disturbo “bipolare”, che non ha classi dirigenti né sufficienti competenze per funzionare, creando solo sempre più ansie e preoccupazioni. Soprattutto per una ragione politica. Ovvero una competizione elettorale mai finita e sempre in corso, con le proiezioni di un consenso politico tra gli elettori che vede  i 5 stelle in forte regressione. Non sarebbero già più il primo partito italiano, il testimone l’ha preso la Lega. Tutto sembra manipolato anziché, basato su prove tangibili per adeguavi una spiegazione razionale. L’assenza di essenziali e  precisi interventi di governo, visti le molte contraddizioni qui sottolineate, mostrano come oggi l’opinione pubblica sia sensibile più alla propaganda sorretta dai toni minacciosi di questi “nuovi governanti del paese” più che attenti a risultati veri… La filosofia utilizzata è quella del: “Se non governi, è perché non ti “fanno” governare. Se governi, è perché non ti “lasciano” governare” e tutti alla fine invocando le responsabilità d’altri, prendendo la fuga dalle loro responsabilità, nascondendo dietro a ciò, la mancanza di capacita e competenze. Ciò vale sempre di più anche sulle questioni degli accordi internazionali sul commercio di beni di consumo e sull’istituzione dei dazi. Come mostra lo strano gioco iniziato su: “no al Ceta, sì allo Jefta”. In un momento in cui la priorità di molti dei governi europei è quella di rendere sempre più difficile per le persone entrare nei confini comunitari, ai tavoli della Commissione europea pare invece che sulle merci, si intenda procedere in senso contrario. Siamo arrivati così a domani  17 luglio, in cui i rappresentanti della Commissione europea voleranno a Tokyo, con un paio di settimane di ritardo a causa delle devastanti alluvioni che hanno colpito il Giappone, per siglare un accordo di libero scambio tra Unione Europea e il paese del Sol levante (il cosiddetto Jefta). Ora, a parte la schizofrenia già accennata di un mondo in cui per le merci cadono i confini, mentre per le persone crescono i muri, vale la pena di sottolineare quello che è, a tutti gli effetti, un nuovo colpo al sistema di qualità agroalimentare, su cui poggia buona parte dell’agricoltura europea e soprattutto quella italiana: parlando di cibo, il trattato Jefta tutela infatti solo un esiguo numero di denominazioni di origine, lasciando un enorme spazio di conquista per il finto made in Italy e per i prodotti non di qualità. Non è necessario essere esperti di accordi commerciali per capire che qualcosa non va e che molto meno di un decimo del nostro patrimonio gastronomico verrebbe tutelato da questo accordo. Quel che preoccupa è il fatto che, nell’accordo si parli di ridurre i controlli su alimenti e mangimi, sapendo che il Giappone è il principale detentore di brevetti Ogm e che già in passato, sono state documentate truffe in questo senso. Il ministro Di Maio, ancora una volta vale la pena chiedersi con quali reali competenze, contesta l’accordo Ceta con il Canada, ma da il via libera per parte italiana, senza alcun confronto parlamentare, all’accordo Jefta, deve essersi dimenticato che nel contratto di governo stipulato con la Lega, si parlava di respingere quegli accordi di libero scambio, che non garantissero dettagliate valutazioni d’impatto economico, sociale e ambientale e verifiche sui potenziali effetti negativi, ma soprattutto di rifiutare accordi negoziati senza un’adeguata trasparenza e consultazione dei cittadini. Tanto per capirci, il testo completo del Jefta è stato reso noto solo martedì scorso, dopo una negoziazione di ben 5 anni conclusasi a fine 2017. E la firma avverrà domani. Questi non sono tempi che consentono un serio e trasparente dibattito. Ancora una volta pare proprio che le logiche a vantaggio delle grandi corporazioni internazionali e a scapito dei cittadini abbiano la meglio. Peraltro, se tanto ha fatto discutere il Ceta, il Jefta è un trattato che vale quasi il doppio in termini di volumi economici… Concludendo: la colpa è sempre di “qualcun altro!” Perché “altrimenti non resta che accusare noi stessi”.  È esattamente quello che fanno Salvini e Di Maio: per non accusare se stessi di non avere reali soluzioni per i problemi degli italiani che li hanno votati – già perché quelli che non lo hanno fatto – non li riguardano che …si arrangino! Si Inventan sempre un colpevole qualsiasi, sono per Salvini: i migranti, le Ong, RobertoSaviano, l’Europa e la sua moneta, i Tedeschi, i  Francesi, il PD. Per Di Maio, sono: gli uffici e i tecnici dello Stato, le lobby e i poteri forti…  “nemici del cambiamento”. Minacciandoli tutti quanti per i loro comportamenti. È la nuova democrazia… che intendono perseguire, citando il popolo sovrano mentre loro si comportano da ‘sovrani assoluti’. È ormai questo un vero e proprio “metodo di governo” di questo nuovo governo che fa: solo minaccie e …senza alcuna vergogna!  Ed è solo un assaggio di quello che vedremo nel prossimo periodo. Povera Italia e poveri italiani!

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