PD: un’inverosimile assemblea…

Domani 7 giugno il PD riunisce la sua Assemblea per eleggere Maurizio Martina Segretario, per affrontare questa fase (più che) calante dei democratici. Con i pieni poteri Martina tenterà di affrontare il gravoso compito di “rianimare” il Partito e farlo arrivare prima o poi a un congresso. Sulla data del congresso, ovvero se fissarla prima o dopo le elezioni europee, è il punto sul quale, nel gruppo dirigente dei Democratici continua ad esserci una Kafkiana divisione. Chiedersi il perché – nella situazione disastrosa in cui versa il partito – fissare la data congressuale sia ancora una questione divisiva tra i suoi big… rischia di aver più a che fare con la psichiatria e la psicologia, che non con la politica. Lo so… che è grave, ma d’altronde corrisponde al reale stato di salute del gruppo dirigente del PD, che come ormai tutti hanno compreso è gravemente ‘catatonico’.* Se ne rendono ormai ben conto quel che resta dei militanti e dell’elettorato. Nelle tantissime riunioni (posso rassicurarvi, tantissime) di gruppi di militanti del Pd (posso rassicurarvi, tantissimi) il ‘mood’ che si respira sul vertice del partito è facilmente riassumibile nell’#cisiamorottilescatole, una mozione che va prendendo piede tra i tantissimi comitati (posso rassicurarvi tantissimi) sorti spontaneamente per la ‘rinascita’ del PD. La mozione inizia a circolare tra la base del partito con l’intenzione di avvertire preventivamente chi di dovere, che la base non è disposta ad una scontata adesione alle possibili diverse piattaforme congressuali che (pur non sapendo ancora la data del congresso) già si preannunciano. Ormai circolano tantissima insofferenza e altrettanta diffidenza (posso rassicurarvi tantissima) tra le truppe piddine che lo dicono con l’#nondateperscontatalanostrapresenza… Entrambe le mozioni sono state votate settimana scorsa all’unanimità nel comitato romano “5 marzo per la rinascita del PD”. A differenza del gruppo dirigente, la base del partito è cosciente della necessità che lo stesso ha d’unità. Seppur non hanno ancora chiari altri aspetti importanti di un possibile ‘rilancio’ del partito democratico, rispetto all’incertezza dei vertici tra ‘rifondare’ o andare ’oltre’ il PD, i militanti di base hanno almeno chiaro: “quel che non siamo e, quel che non vogliamo essere”. In attesa quindi che l’assemblea Pd, domani, elegga ad ampia maggioranza il Segretario, è già in corso dentro il partito fin dal 5 marzo, dall’indomani delle elezioni, una discussione che tenta di sferzare (purtroppo con poco successo) i dirigenti nazionali, mandandogli segnali precisi, preoccupati dalla ‘abulia’ che affligge il vertice, in quanto (i militanti) sono molto coscienti che: “Così il Pd non ha senso”. In buona sostanza la base è pronta (lo era già fin dal 5 dicembre 2016, ’the day after’ il voto referendario) a (ri)mettere tutto in discussione, in un congresso (ri)fondativo. Puntando a ottenere due risultati: la discontinuità con la gestione del partito degli ultimi anni e chiaramente una nuova classe dirigente. E oggi guarda sempre più sgomenta alle frammentarie proposte (nulla più di flash propagandistici) via tweet, che i dirigenti lanciano quotidianamente, continuando a polemizzare tra loro, in un gioco di puro posizionamento di loro stessi, rispetto al Congresso …che ancora non c’è: Calenda, Gentiloni, Zingaretti lo stesso Martina, ma soprattutto, non senza la solita ambiguità Matteo Renzi, si muovono in ordine sparso. I militanti del PD per prima cosa sanno che: “Serve un segretario che si dedichi al partito e non abbia altre ambizioni”. Perché in un’epoca dominata dal proporzionale e per il momento ancora da tre poli, il Segretario del Pd non deve per forza essere anche il candidato Premier. Soprattutto vista la deblacle elettorale e i numeri attuali messi insieme, che rendono parecchio difficile una rapida (ri)salita che richiederà invece, sicuramente più tempo e molta fatica, tanto da escludere che alla prossima tornata elettorale… il PD (o quel che sarà) possa esprimere un candidato Premier. I numeri sono spietati: dieci anni fa il Pd raccolse 12 milioni di voti, cinque anni dopo 8 milioni e mezzo, mentre il 4 marzo u.s. l’hanno votato circa 6 milioni d’italiani. Se in un decennio dimezzi i tuoi elettori vuol dire che una parte del tuo mondo ha perso fiducia in te. Ma questo è solo un lato della medaglia. L’altro è sicuramente la tua incapacità di costruire un consenso più ampio. Perché se scavi nel risultato, ma anche se metti piede in un circolo tra la base del partito, scopri che la tenuta è tra pensionati e lavoratori garantiti, mentre pochissimi sono quelli che la recessione ha punito e escluso. Questi sono andati a rifugiarsi e a chiedere protezione altrove: al M5s o addirittura alla Lega di Salvini, altri hanno aumentato ulteriormente  l’astensione dal voto. Il PD, dovrebbe, aver ormai capito, che non c’è alcuna possibilità di una risalita rapida e solida. Salvini,  la destra è stata votata da ex piddini delusi e ‘incazzati’. Se si analizzano i perché delle sconfitte (cosa che il gruppo dirigente, Renzi in testa, continuano a non voler assolutamente fare) si vedrebbe che il Salvini: intercetta un sentimento che c’è, si chiama paura e deforma atteggiamenti, modi di pensare. Se vivi nell’angoscia che altri, magari più disperati di te, ti portino via il poco che hai, la prima reazione è giudicarli ‘il nemico’. Gli immigrati assolvono pienamente al ruolo. Non conta che oggi su quel fronte non vi sia nella realtà alcuna emergenza. Per scatenare l’onda “…il nemico basta additarlo”. La destra semplifica, radicalizza: ‘Sei un ladro e mi entri in casa? Ho diritto a spararti’, ‘Nei campi Rom ci mandiamo la ruspa’, ‘I migranti? Gente in crociera’. Certo che sono formule disgustose e irricevibili, che tolgano umanità all’umanità e i suoi diritti… ma in mezzo a un sacco di gente che sta male (o lo presume), questi argomenti penetrano come una lama nel burro. E anche in questo caso, la risposta non può limitarsi allo sdegno. A me come a chiunque, non dico di Sinistra, ma di buon senso, quelle espressioni fanno alquanto ribrezzo. Ma, il punto è convincere la parte di persone che sta male che l’alternativa esiste e ci sono soluzioni in grado di garantire la loro sicurezza senza rinunciare alla civiltà di tutti. Tornando brevemente agli eterni dissidi del Pd, nel Pd… questi hanno da tempo un solo comune denominatore in Matteo Renzi. L’ex (non ex) Segretario… Lui e suoi sodali “i renziani”, tengono in ostaggio quel che resta del partito democratico. Bloccando di fatto ogni possibilità di costruire nel e per il PD una alternativa che vada “oltre” il “renzismo”. La strategia di fondo del Matteo II° della politica italiana (il I° è indiscutibilmente Matteo Salvini) continua a essere l’attesa. Di che? Di alcune variabili di scena possibili sul “palcoscenico” politico nazionale, continentale e mondiale.  L’Ego smisurato dell’ex (non ex) Segretario, non riesce a concepire alcuna possibile variabile politica senza la sua presenza… E, una vera e proprio ‘patologia’: l’incapacità totale di pensare, che ci possa essere qualcosa nel mondo della politica che realmente possa prescindere da lui. Quindi in attesa di capire esattamente come giocarsi il suo personale futuro, rimanendo centrale nell’universo politico attuale, tiene in scacco i Dem. In dettaglio, fino a qui è arrivato, evitando conte negli organismi dirigenti, che potessero misurare l’effettiva forza della sua maggioranza nel partito… e rivendicando (anche qui senza misurarla) che pur avendo perso le elezioni, tra i gruppi parlamentari (Deputati e Senatori)  neo- eletti  circa il 70% costituisce la sua maggioranza, sicuramente ampia, d’altronde avendo lui personalmente compilato le liste elettorali mettendoci molti suoi “fedeli” non potrebbe che essere così. In più il Parlamento è di fatto ‘immobile’ esautorato nel suo ruolo dal “trio governativo” Conte, Di Maio e Salvini, con quest’ultimo in posizione dominante rispetto alla costellazione 5 stelle e a quel parac… ehm… … (decidete voi cosa) di avvocato difensore degl’italiani che è il Premier Giuseppe Conte (dai smettetela con le battute – Conte chi?). Lui è il Kapataz della maggioranza giallo/verde o se preferite blu, colore che permette di distinguere la Lega di Salvini dalla Lega Nord di colore verde di Bossi. Facendo così intendere, che lui (Salvini) non centra nulla con quei 49 milioni di euro truffati allo Stato. I truffatori sono Bossi e Belsito, che sono stati condannati, la truffa è stata fatta 10 anni fa,  ben prima che lui diventasse Segretario della nuova Lega (senza Nord), e che fosse tanto votato dagli italiani. Sono innocente! “Il sequestro ordinato dalla Cassazione dei nostri soldi, ovunque siano e fino a compensazione… è un complotto politico della Magistratura militante di sinistra, che vuole sconfiggere per via giudiziaria quella che è (secondo i sondaggi) la principale forza politica italiana”. E’ indubbiamente un ‘casino’. Ma se l’attesa di Renzi è legata alla speranza di un crollo dell’attuale quadro politico, che possa permettergli una rapida risalita a “cavallo” nel PD, francamente si sta illudendo, dimostrando ancora una volta di non aver fatto “tesoro” del suo recente passato di Premier del Governo e di Leader del PD. Di non aver capito ne capitalizzato praticamente nulla. Credo però, facendo agio alla sua intelligenza, che rispetto a questa im-possibilità  Matteo II° sia già ben oltre… “oltre” questo PD! E allora che va aspettando? Sembrerebbe che nel breve abbia altro da fare: si dedica all’acquisto di nuove case, facendo necessariamente ‘cassa’ con Conferenze internazionali e programmi culturali in TV. Guardando comunque attentamente all’evoluzione – scusate volevo dire – all’involuzione dell’Europa. E quindi magari in prospettiva di poter concorrere alla possibilità di assumere la leadership di uno schieramento europeo anti-populista. Portando in dote, la sua esperienza di gran rottamatore fatta qui nel nostro Bel paesello. Insomma, attende per decidere con calma cosa farà da grande… sulla base di un più chiaro orizzonte politico nazionale e internazionale oggi parecchio perturbato e con molte possibili variazioni che potrebbero presentarsi. Variazioni cui concorrono da protagonisti sia Trump con la sua politica protezionista con l’imposizione di dazi sull’acciaio e l’alluminio prodotti in Europa, per scoraggiarne l’importazione in America  e altrettanto fa per centinaia di miliardi di dazi su molti prodotti mede in Cina e/o India, condizionando il mercato interno dal consumare prodotti stranieri. America first è il suo Mantra. Anche Putin non è da meno e agisce con l’effetto calamita su molti leader populisti europei. Chiedendo la cessazione delle sanzioni economiche. A Renzi occorre comprendere chiaramente se l’asse Berlino, Parigi, Roma, con in più qualche altro alleato, abbia ancora sufficiente tenuta nella UE  rispetto all’Opa Nemica lanciata dall’asse “sovran-populista” di Matteo Salvini, del ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer, di Marine Le Pen, coadiuvati dal Cancelliere Austriaco Sebastian Kurz e dagli amici dei paesi del Gruppo di Visegrád con in testa l’ungherese Viktor Orbàn, tallonato dalla Polonia e dagli altri del gruppo. Tutto ciò, rende al momento cauto Renzi, che vuole decidere in tranquillità il tempo del congresso… con l’aver chiaro qual è il gioco e il ruolo che può giocare in prima persona sullo scenario complessivo della politica nell’ Occidente. Inoltre, non è cosa secondaria, aspettare la “Prova del Nove” della Leopolda il prossimo mese di ottobre. Lì in quel consesso …famigliare, potrà misurare la forza della sua leadership politica e la sua “popolarità”,  rilanciando se stesso e il renzismo…  pronto e in forze per nuove avventure politiche. Lo negherà con veemenza, ma così facendo vuole ancora condizionare quel che resta del contenitore PD e verificare nel contempo due opzioni politiche sole in parte conosciute… e fino ad ora sempre negate. Ovvero se trasformare la sua corrente in un partito vero e proprio a totale somiglianza di “En Marche” di Macron, escludendo così di fatto le ancora residue minoranze di Sinistra presenti nel PD, per sostituirle per “incameramento” con i resti di Forza Italia, dopo l’ulteriore e definitiva cannibalizzazione da parte della Lega di Salvini. Un partito centrista con istanze e politiche liberali. A quel punto, lui non avrebbe alcun interesse per il Congresso di quel residuale involucro targato PD. Visto tra l’altro, la difficoltà (dopo l’ennesimo indisponibilità di Del Rio, per motivi personali e per parziali divergenze politiche, (oggi è un po’ meno renziano), a trovare un candidato di bandiera chiaramente targato PdR, che voglia e sia in grado di competere con l’unico (al momento) candidato Segretario, l’attuale Governatore del Lazio Nicola Zingaretti che ha ufficializzato la sua candidatura al prossimo Congresso e competerà nelle primarie (che andrebbero eliminate) all’incarico. Sostenuto dalla “galassia” delle minoranze del partito, che vanno  da Orlando e  Cuperlo,  fino a Emiliano e Boccia, passando per Franceschini.  Altri (non pochi) sono in “fribillazione” e dovranno decidere  se stare in quel che resterà del PD o andare con Matteo in un’altra avventura. Da questa parte si punterà a ricostruire un centrosinistra ampio che vada da quel che resta del PD (non più a vocazione maggioritaria) e che punterà  ad una coalizione con le forze del civismo e dell’ambientalismo, fino al recupero degli scissionisti di Bersani e D’Alema. Dall’altra Renzi, che cercherà un protagonismo europeo con un partito finalmente tutto suo. Ricollocando (??) forse se stesso a Strasburgo e/o Bruxelles… in un ruolo da protagonista dello schieramento europeo anti-sovranista… dopo Blair ora Macron… bah! Che pensare? Andando “oltre” qualsiasi giudizio personale… per quello politico per i pochi a cui interessa, penso che sia l’ennesima “renzata” (sinonimo di cazxxxa). Con un rischio grosso  di fare spash!  Si, un altro tonfo ‘fatale’.  A questo punto il Congresso PD? Poche parole: i non renziani, se domani per l’ennesima volta non vogliono partecipare e vivere una ulteriore “inverosimile assemblea” eleggano Maurizio Martina e chiedano contemporaneamente di fissare la data del Congresso, da tenersi prima delle elezioni europee.  Per quel che vale, penso che il congresso vada fatto presto e anche con delle regole diverse (non automatismo Segretario e Premier, siamo tornati al proporzionale e quindi senza primarie, il Segretario quindi lo votano gli iscritti). Presto dunque, ma avendo la massima cura, come ha avuto modo di sottolineare Gianni Cuperlo, farlo: “scomodando cuore e cervello e non solo il pallottoliere”. Occorre costruire sicuramente una nuova leadership e complessivamente un’altra classe dirigente. Ma sopra ogni altra cosa occorre tornare a conoscere e ascoltare la parte che si vuole rappresentare. Occorre riscrivere i fondamentali a partire dal primo: “…se sei la Sinistra, che tu parli di migranti o lavoro, di scuola o fisco, non puoi fare il mestiere della destra né inseguirla sperando di raccoglierne le briciole. Basta trasformismi”. Rompersi domani sulla data del congresso?!  Non credo e comunque la divisione c’è già da tempo, per le tante cose messe in fila più sopra. I danni fatti, sono tanti e tutti già molto evidenti, non serve una unità di facciata… cercare l’unità su Martina Segretario, ma restare disuniti su tutto l’altro che c’è da discutere e portare a sintesi. Ancora Gianni Cuperlo: “il problema di fondo non sono le divisioni all’interno del Pd, perché quando un partito discute apertamente vuol dire che è vivo. Un partito che non discute invece perde anche il senso dell’orientamento”. E’ quello che è successo, non solo negli ultimi tre o quattro anni, ma probabilmente negli ultimi 25 anni. Continua Cuperlo: “…soprattutto in questi anni abbiamo smarrito il rapporto di fiducia con una parte importante non solo del Paese in generale, ma proprio del nostro elettorato di riferimento. Bisogna rimboccarsi le maniche e con grande umiltà ricostruire quella fiducia che è venuta meno”,  e conclude: “…altrimenti raggiungere la “pace” politica dentro il Partito Democratico resterà una chimera…” Sembrerebbe che dall’altra parte ci sia chi gli fa Eco. “Bisogna ridare valore ai propri ideali. Ora si apre la fase congressuale – ricorda Del Rio – Bisogna ripartire da una riflessione sui contenuti: di cosa ha bisogno la società italiana? Che messaggio vogliamo dare? Il partito ha bisogno di ‘umiltà’, non di personalismi e di divisioni. Dobbiamo discutere sui contenuti. E’ in atto un confronto tra forze politiche, culture e modelli di sviluppo. Bisogna trovare le parole giuste. C’è una grande sfida culturale. Non voglio sottovalutare il tema della leadership ma a forza di parlare di persone ci siamo dimenticati dei bisogni della società”.  Se non sono solo parole… mi permetto di dire molto modestamente: domani eleggete Martina e fissate anche la data del Congresso. Cominciate a discutete non di chi sarà il prossimo Segretario, ma della situazione del paese e della grande sfida culturale che si deve affrontare. In gioco c’è molto, infatti: se la politica non esprime ‘umanità’ …vuol dire che rischiamo di diventare ‘disumani’… e saranno guai per tutti. Ha proposito, concludendo: possibile che non ci sia nessuno nel gruppo dirigente, che sia capace di dire a Renzi: “Sei un cretino! Hai sbagliato tutto e perso… l’unica cosa che alla fine ha rottamato  è l’anima del PD. Vedi di non disturbare oltre!”. Chi sapesse dirglielo così chiaramente, merita di essere eletto Segretario. Perché finalmente si sarebbe capito che è ora di rifondare, cambiando anche il nome del PD. Non continuate a permettere a Renzi di fare il ‘fenomeno’ …altrimenti  non solo non recupererete un solo voto di quelli persi, ma ne perderete molti molti altri ancora…

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