Politica: e adesso cosa succede?

Sono trascorse poco più di due settimane dalle elezioni politiche, com’è cambiato il panorama politico italiano dopo il 4 marzo? E cosa racconta del nostro Paese questo voto?
L’unica cosa certa è che le elezioni politiche 2018 hanno due vincitori: il Movimento 5 Stelle (32,2%) e la Lega (17,7%). Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono i due leader che hanno tolto lo scettro ai due partiti che hanno contribuito a parte della storia politica degli ultimi 20 anni: il Partito Democratico, franato insieme a tutta la sinistra e dalla parte opposta, Forza Italia. Di fatto però, nessun partito e coalizione ha raggiunto la maggioranza, il 40% necessario per formare il governo. Al di là dei numeri, è evidente che gli elettori italiani hanno scelto di andare contro l’attuale establishment esprimendo così una forte necessità di cambiamento…  Mentre nella realtà, è iniziato il balletto sulle “dimissioni (date) ma non date” di Matteo Renzi e conseguentemente sul futuro del PD e ciò che necessita cambiare in termini di leadership e di obiettivi futuri per risalire la china di una “sconfitta storica”. E i vincitori hanno pronunciato i primi discorsi… incentrati, anziché sulle cose da fare per risolvere i problemi del Paese, soprattutto su loro stessi e le loro leadership. All’interno della coalizione di centrodestra Salvini, rivendica con forza, rispetto a Berlusconi, la propria candidatura a Premier di governo. Mentre Di Maio sulla base del risultato che pone i 5stelle nella posizione di primo partito italiano, si è già vestito da Premier di un governo presentando al Paese anche la formazione dei Ministri che con lui governeranno il Paese. Ma, il problema dei problemi, rimane che non c’è ancora la possibilità di farlo un governo, per il quale nessuno dei due vincitori, come già accennato, ha la maggioranza necessaria a ottenere la fiducia nelle due camere del parlamento. Dovrà quindi pensarci il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a fine mese, dopo che le Camere si saranno riunite il prossimo 23 marzo. Il centrosinistra si è fermato complessivamente intorno al 22 % PD+LeU). La sinistra ha partecipato a questo voto regolando una serie di conti – più preoccupata dei risentimenti che dei programmi. Così ha perso il contatto e il polso del proprio elettorato, come dimostrano i risultati di oggi, ovvero un voto contro il sistema. Prima del voto del 4 marzo avevamo tre poli, oggi scopriamo di averne due molto forti: uno egemone al Nord, la Lega di Salvini e l’altro egemone al Sud, il M5S. Peraltro sono due forze populiste neanche troppo distanti l’una dall’altra. Il terzo polo si è sostanzialmente sciolto nel voto deficitario della sinistra, nella sconfitta di Matteo Renzi e del suo PD, ma anche degli scissionisti di Liberi e Uguali di Pietro Grasso, Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani. Una caduta storica. Il Pd è di fronte all’ipotesi di un cambio radicale di dirigenza, ma è difficile scommetterci – tanto hanno fatto Renzi e i suoi sodali, per rimanere al potere anche se i segnali di una crisi del partito erano evidentissimi già all’indomani dell’esito inappellabile del Referendum Costituzionale. E oggi con questa ennesima sconfitta ci sono tutti i presupposti perché venga rivista in profondità sia la leadership sia l’impostazione della linea politica di ciò che resta del partito democratico. Ma Renzi & C., non rinunceranno a far ancora da “guastatori” del partito, nel tentativo di mantenere il potere acquisito all’interno degli organismi di direzione del Partito medesimo. Quindi, i due grandi sconfitti (PD e FI) non hanno saputo rispondere all’inquietudine dell’opinione pubblica e si sono messi sulla difensiva quando la situazione stava diventando travolgente. In questo modo hanno solo regalato parte del loro elettorato a un voto facile, di protesta. E se da una parte il Partito Democratico, come scritto più sopra, con resistenze e ambascia, sembra comunque destinato a un cambiamento significativo… lo stesso non può forse dirsi per Forza Italia e Berlusconi, costretto, suo malgrado, a salire sul carro degli sconfitti anche se la coalizione di centrodestra di cui è stato comunque il collante è risultata per il ruolo della Lega di Salvini vincente. Da Forza Italia non aspettiamoci nulla – sottolineano numerosi commentatori politici – semplicemente una ulteriore decadenza legata al declino di Berlusconi che non molla, ma che non ha creato nulla e che non lascia spazio a nessuno rispetto alla sua successione.  Matteo Salvini piace perché è giovane, molto attivo, molto presente. Ma La sua è una destra che non c’entra niente con quella che voleva essere liberale e popolare di Silvio Berlusconi degli anni Novanta. La sua è simile a quella di Marine Le Pen, delle estreme destre di altri Paesi europei, dai tratti razzisti e con progetti economici nazionali e comunitari, molto fumosi e ambigui (flax tax – tetto del 3% e Euro) tutti alquanto irrealizzabili. Inizia la «Terza Repubblica» ha scritto sui social network Luigi Di Maio in un messaggio di ringraziamento ai suoi elettori… Adesso starà alla saggezza del capo dello stato individuare un possibile governo di transizione, di minoranza oppure di ritornare al voto. Quello che si deve sicuramente dire: è che una forza politica come il M5S non può più essere lasciata fuori dalle istituzioni, sarebbe un danno ulteriore per la democrazia italiana se proseguisse questo ostracismo a oltranza nei loro confronti. Oggi devono essere chiamati a misurarsi con le loro responsabilità di governo e anche a fare parte delle istituzioni. E sul futuro più vicino: i vincitori dovranno fare i conti con l’Europa, con la probabile messa sotto osservazione dei nostri conti pubblici, con le reazioni dei mercati che al momento sono più perplessi che preoccupati, in un’Europa che non può permettersi un’instabilità italiana troppo a lungo. Si apre una stagione di indecisione ma questa è la democrazia e non possiamo pensare che l’Italia sia fatta da un elettorato di irresponsabili. È stato scelto il cambiamento, pur con tutti i rischi che esso comporta. Il risultato è abbastanza chiaro, gli elettori chiedono un’offerta politica diversa: Pd e Forza Italia sono storie del passato. Sarà quindi Luigi Di Maio a sedere sulla poltrona del capo di governo? A mio modesto parere: al 60% stiamo andando verso un governo Di Maio, che però ha un contratto a termine di un anno, quindi alle prossime Europee si rivota e si vede come va. Secondo me, non c’è molta alternativa a questa ipotesi …che prevede però un appoggio esterno del Pd (senza Renzi) nonostante le capibili ritrosie dei democratici, un governo che deve fare una nuova legge elettorale e tenere accesa la ripresa economica in corso e a posto nel possibile i conti pubblici e poco altro, soprattutto per temperare le diseguaglianze sociali ampie esistenti nel Paese. Il così detto Governo di scopo.  Qualsiasi altro sbocco o decisione come: un ritorno subito al voto, o la saldatura di una maggioranza tra M5s e Lega per il governo del Paese… sarebbe per la “sinistra” ma probabilmente per il Paese un suicidio…

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