Renzi: dato l’addio al PD, adesso vuole ballare da solo…

La lunghissima intervista di Matteo Renzi al direttore del Foglio, Claudio Cerasa, e la brevissima lettera ad Antonio Padellaro che Pierluigi Bersani ha inviato al Fatto quotidiano hanno il pregio di delineare strategie opposte… Ciò rende ragione alle due scissioni. A quella di Bersani ieri, a quella di Renzi oggi. Bersani pensa a un approfondimento del rapporto fra Pd e M5s al punto da fissare un orizzonte comune che preluda a qualcosa di più impegnativo che un’alleanza di governo. Bersani, con grande coerenza, scommette ancora sull’evoluzione del mondo grillino e sul maturare in esso di una componente maggioritaria di sinistra. Con la quale costruire in prospettiva il nuovo blocco di centrosinistra.  Invece Renzi, alla prossima Leopolda si appresta a rivelare i veri contenuti di Italia Viva e forse farà comprendere finalmente il vero ‘mood’ di questo partito. È certo che ora nel centro-sinistra c’è ormai un soggetto che ha preso il largo preferendo guardare verso Forza Italia che non alla ricomposizione di uno schieramento forte di centrosinistra.  Renzi, è convinto di rappresentare da solo in prospettiva quella diga che può fermare sovranismo e populismo. Quindi la sua visione non va al di là di un temporaneo accordo coi 5stelle che tenga al riparo l’Italia dalle dannosissime fanfaronate di Matteo Salvini e dei suoi altrettanto pericolosi economisti come Claudio Borghi e i suoi minibot. Renzi, immagina il proprio partito come l’unico vero dominus riformista, non dice che cerca una vocazione maggioritaria, ma lo lascia capire.  Per questo guarda ai democratici americani e a Emmanuel Macron. Messe così le cose: non solo Renzi colloca il rapporto con i cinque stelle dentro un orizzonte temporale circoscritto ma mette anche in uno stesso orizzonte il rapporto con il Pd, che vede ulteriormente e fortemente ridimensionato nei voti e nel ruolo… essendo (e da sempre Lui) più interessato ai destini di Forza Italia… un togliersi definitivamente la  maschera di uomo di “sinistra”, per caratterizzarsi definitivamente come uomo di centro e con lo sguardo rivolto a destra. E quale alfiere di un tardo neo-liberismo all’italiana, che guardi all’Europa non come un’identità politica autonoma ma semplicemente come un blocco economico  rispetto alle tre potenze imperiali Usa, Russia e Cina.  Alla prossima Leopolda speriamo ci faccia capire i contenuti di questa svolta. Nel mentre il vecchio Pd non ha ancora deciso che cosa fare di sé e oscilla, pericolosamente, fra una tardiva vocazione socialdemocratica e l’idea bersaniana di fare come già accennato, un matrimonio d’amore duraturo con i pentastellati…  Ma, stiamo a Matteo Renzi… certo che fa ancora impressione leggere in tante interviste il prevalere di temi di riforma istituzionale e elettorale e la diminuzione di argomenti economici che non siano legati alla legge di bilancio. Neppure nella citata sterminata intervista si capisce quale sia l’Italia che ha veramente in mente Renzi. Ad esempio non si capisce dove stanno i poveri di questo mondo e dove li voglia eventualmente mettere… così come non è dato sapere  quale sia la prospettiva da offrire a chi inventa e fa impresa… ne che cosa fare delle nostre università. Inoltre in nome di una visibilità a tutto campo, ha già ingaggiato con il Pd un derby, in un modo che fa preoccupare un parlamentare PD di lungo corso come Delrio (ex renziano, suo braccio destro in passato) che dice al Partito democratico:  “…muoviamoci o detterà lui l’agenda”. Il capogruppo dem alla Camera è andato a consulto con Zingaretti e Franceschini, aggiungendo: “Conosco Matteo, chiamerà tutti i capi delle categorie per intestarsi il no all’aumento dell’Iva”. Quindi è tutto ancora colpa di Renzi? No! Non è certo solo, anche altri ci hanno messo e ci mettono del loro…  Tanto che ormai sembra più concreta la tanto vituperata Greta Thunberg, rispetto a tutti gli esponenti politici che sono sulla scena. Invece bisognerebbe proprio accelerare sui temi ambientali e sociali. Visto che Salvini e i giornali di destra sono ancora fermi al Papeete e si stanno ancora rimpinzando di moijto. Le folle urlanti (Pontida) che applaudono Salvini e i sondaggi che lo danno in alto ma in calo costituiscono una sorta di droga per la Lega. Ma la droga fa male. Se qualche mese fa rappresentavano un mondo in crescita oggi sono l’avamposto di un esercito che ha perso la battaglia della vita. Salvini e la destra stanno perdendo l’iniziativa mentre la parte avversa l’ha ripresa.  Seppur senza particolari meriti. Salvini e la destra giocano da soli, non vogliono più allargare il campo, cercano disperatamente di creare più paura per tenere il proprio elettorato. Non a caso gli editorialisti dei giornali di destra hanno perso qualunque pudore. Fanno il pieno di tutto il reazionarismo che c’è in giro. Anche i più raffinati intellettuali di destra non cercano il dialogo ma vogliono la guerra. E la destra, storicamente, quando va in guerra alla fine …la perde. Ma mettiamola così: La Manovra economica, ha già visto “liti nella notte”. Ha visto crescere i timori su Renzi e Di Maio e il loro protagonismo, tanto da far dire a qualcuno nel governo: “così facciamo poca strada”. Il premier Conte e Franceschini li vedono adesso  come dei possibili guastatori. La lite sul come finanziare il cuneo fiscale è ulteriormente sintomatica di ciò. A poco, vale il sospiro di sollievo finale della Ministra Bellanova: «Sventato l’aumento selettivo dell’Iva, è una vittoria per tutti». Ma come se questo è un governo riformista (lasciamo pur perdere destra e sinistra) ma sottolineiamo un governo riformista… come mai non è in grado di discutere e ‘riformare’ il nostro sistema IVA? Che vede al suo interno privilegi e penalizzazioni. Un esempio: “oggi siamo nella condizione in cui “assorbenti e pannolini” sono tassati con Iva ordinaria al 22% e alcuni beni di lusso  (il tartufo) vivono di evidenti agevolazioni.  Rimodulare le aliquote Iva rivedendo i panieri entro la presente legislatura è dovere di un governo che è nato con le intenzioni di ridurre le ingiustizie grandi e piccole presenti nella società italiana.  Altrimenti, molto presto, anche in questo neo governo finiranno per dividersi in ‘responsabili’ e ‘arruffapopolo’… e questa manovra ha già mostrato l’alta temperatura che caratterizza questo governo …segnalando il clima turbolento di questa composita maggioranza proprio a partire dalla definizione della Nadef. La nota di aggiornamento del Documento di economia e Finanza che è l’atto preliminare alla legge di bilancio.  Un atto propedeutico all’azione complessiva del Conte2, un governo del quale non è ancora emersa un’identità precisa, che  dimostri la svolta oltre che nello stile anche nelle politiche economiche e sociali per il Paese… contenuti e azioni politiche che guardino necessariamente a produrre risultati nella vita quotidiana della gente… Ovvero se su Fisco e manovra economica, Renzi non sa far a meno d’attaccare il Pd sul mini-cuneo… è opportuno che  Zingaretti replichi con un: “Ora basta sgambetti”. E il segretario del Pd convoca tutta la squadra di governo per reagire all’offensiva mediatica di Italia Viva e dei Cinque Stelle. Dicendo chiaramente: “Sono a caccia di visibilità e fanno battaglia solo per averla”. Così lo scontro vero o presunto sull’Iva ha lasciato il segno e adesso Nicola Zingaretti vuole mettere qualche punto fermo. Ovvero non farsi strattonare da Matteo Renzi e Luigi Di Maio perché intorno alla manovra economica il rischio di altri strappi è enorme. Siamo appena all’inizio. Va in avanscoperta il viceministro al Tesoro Antonio Misiani: «Renzi liquida il taglio del cuneo fiscale come un pannicello caldo. Sbaglia. Il suo partito aveva chiesto di rimandarlo al 2021». Come dire: Italia Viva se ne frega ed è contro i lavoratori dipendenti. «Siamo al governo perché le tasse vogliamo tagliarle», insiste Misiani. Ma dal segretario Zingaretti arrivano parole ancora più nette. «Non sono irritato. Sono preoccupato. È un film già visto e questi film finiscono male». Si rivolge fuori dal partito , all’ex segretario scissionista e al capo politico dei 5 stelle. «Pensiamo insieme a l’Italia, alle persone non ognuno al proprio orticello in maniera egoista. Al Paese serve un orizzonte con politiche efficaci e in un momento difficile nascono solo con uno sforzo corale. Non con furbizie e sgambetti metodi vecchi e usurati che logorano e basta».  È un allarme indirizzato a Conte, agli alleati e al suo stesso partito. Il pericolo che si pone davanti al leader dem sembra abbastanza evidente: trasformarsi nella forza responsabile che si fa carico dei problemi mentre gli altri cercano ogni giorno un rilancio, una nuova sfida, un po’ di consenso, bottino da mettere in cascina. Ecco anche perché se l’IVA è un fattore  che accentua le differenze tra i cittadini italiani, va sicuramente rimodulata… questo governo ha bisogno di risultati immediati, che ne giustifichino oltre che la nascita… anche la durata fino al termine della legislatura…  altrimenti la musica che si suona è sempre la stessa ed è evidente che  Renzi pretende di …ballare da solo.

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