Renzi: “Parlarne bene o parlarne male non importa, purché se ne parli”…

Diceva Oscar Wilde …per bocca del suo straordinario personaggio Dorian Gray: “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about.” Come spesso accade con le traduzioni, non rendono fino in fondo il significato della frase. In questo caso meglio restare letterali: “C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé.” Le altre traduzioni, più diffuse, introducono arbitrariamente il concetto di “bene” e “male”: comunque si voglia dire (e non è un fatto puramente semantico) questo famoso aforisma, calza perfettamente alla scissione dal PD che ha portato Matteo Renzi e qualche suo amico, a uscire definitivamente dal partito democratico. E non c’è dubbio che praticamente da quell’evento vale il fatto che: “Parlarne bene o parlarne male non importa, purché se ne parli”. E non si fa altro, il mondo politico discute più di questo, che non della situazione economica del nostro paese… praticamente da anni disastrata, peggiorata ulteriormente nell’ultimo anno e mezzo, grazie al governo gialloverde… e dalle prospettive tutt’altro che rosee nel prossimo periodo. L’economia in peggioramento, il lavoro mancante, i diritti sociali e civili messi in discussione o/e ignorati, le diseguaglianze economiche e sociali in crescita, la povertà sempre più diffusa e anch’essa in ulteriore crescita… Tutto ciò è stato messo in sordina dall’ennesimo “coup de théâtre” dell’ex (di fatto mai ex) Matteo Renzi. Tutti a chiedersi sul perché di ciò e su cosa succederà nel prossimo periodo. Dopo aver spinto il Pd all’alleanza con il M5s ed aver sottratto al partito qualche decina di parlamentari, sembra già pronto a chiedere più spazio nelle decisioni del governo Conte2. Sono passate solo tre settimane dalla scissione di Matteo Renzi e ancora non si capisce, oltre le ragioni personali e le ambizioni, qual è il vero motivo per cui l’ex premier stia sfasciando definitivamente il suo ex partito e stia con dichiarazioni contro la magistratura difendendo Berlusconi. Con l’ennesima “sparata” assolve l’ex Cav. sulle stragi di mafia, con una sfida aperta a magistrati e sentenze – Il capo di Italia Viva attacca i pm di Firenze (quelli che processano anche i suoi genitori) e spaccia per assolto il prescritto. “…Vedere che qualche magistrato della procura della mia città da anni indaghi sull’ipotesi che Berlusconi sia responsabile persino delle stragi mafiose o dell’attentato a Maurizio Costanzo mi lascia attonito… Berlusconi va criticato e contrastato sul piano della politica. Ma sostenere 25 anni dopo, senza uno […]”. Così facendo Renzi se non mette in pericolo il quadro politico e l’alleanza Pd-5stelle che lui stesso ha voluto e avallato… da già qualche scossone, per mettere in chiaro la sua “potenza di fuoco”. Poi per dare il contentino ai 5stelle si dice d’accordo con il Ministro Buonafede sul sorteggio dei giudici per il CSM aggiungendo: “E mai aumenti dell’Iva”. Chiarendo che se qualcuno pensa ad una rimodulazione della tassa sui consumi o a aumenti selettivi Lui dice che: “Entrambe le idee non mi trovano d’accordo”. Ma servono al taglio del cuneo fiscale? Per mettere qualche soldo in tasca a chi lavora! “Io lo dico per il bene del governo – insiste Renzi – . Non possiamo partire con aumenti dell’Iva comunque si chiamino. Se serve rinviamo anche il taglio del cuneo”. L’unica cosa che si comprende chiaramente della nuova iniziativa di Renzi, a parte il numero imprecisato di querele che ha rivolto a giornali e giornalisti, è che è lui a tenere in mano la carta che può sfasciare il governo prima che riesca a farlo Matteo Salvini. Questo governo, nato in una condizione di necessità di fronte al capo della Lega che chiedeva i pieni poteri da un bar dell’Adriatico, è la trappola più ingegnosa creata da Renzi. Spingere a viva forza il Pd a una alleanza con i 5 stelle, ridando così fiato alle correnti interne ed esterne al Pd che chiedevano una alleanza di sistema con i grillini, si porta via alcune decine di parlamentari e probabilmente ne lascia altri pronti a dare il colpo finale. E quando a Renzi sembrerà di aver avuto i “pieni poteri” sul quadro politico sarà Lui e non Salvini a giustiziare Giuseppe Conte e a chiedere a gran voce il voto anticipato. Se non fossimo di fronte a un ‘genio del male’ potremmo dire che mai in politica abbiamo assistito a una simile ‘buffonata’. Forse Salvini non si bloccherà prolungando la vita a Conte, ma sicuramente Renzi non bloccherà Salvini facendone la sua imitazione ‘analcolica’. Perché il dramma di Renzi è che alla fine recita sempre le parti degli altri. Quando era capo del Pd si era messo in testa di essere metà Tony Blair e metà Massimo D’Alema, prendendo dai due solo i difetti. Poi, portato il suo esercito alla sconfitta, invece di ritirarsi si era messo da parte offeso perché nessuno aveva apprezzato la grandezza del suo insuccesso, irripetibile in qualunque Paese democratico del mondo. Oggi, come dice Rino Formica, fa Napoleone senza che un bravo medico intervenga con la necessaria severità… Probabilmente Salvini non sarà mai davvero un vero pericolo. Poteva esserlo alcuni mesi fa, ma la pubblica opinione, che pure lo voterà ancora, ha capito che è capace di colpi di testa autolesionisti, che non regge l’alcol, che insomma sarebbe incapace di gestire una birreria figuriamoci un Paese. Alla fine: Salvini è il vero antidoto contro Salvini. Così da Renzi forse, ci salveranno gli stessi renziani, ripensandoci, perché il cumulo di antipatia che Renzi va sommando anche in questa occasione, non ha eguali nella storia parlamentare italiana. Così facendo l’ex sindaco di Firenze brucia il “sacrificio” di Zingaretti sul Conte 2 e strappa definitivamente con il PD. La scissione è arrivata ora dopo tanto parlarne, per fare della prossima Leopolda l’evento fondativo di un nuovo partito di centro-qualchecosa. O forse, un partito che occupi “lo spazio del futuro”, come spiegava nella lunga intervista a Repubblica l’ex premier fiorentino. Dopo il disastroso referendum costituzionale del 2016 Matteo Renzi gioca dunque ancora d’azzardo con quel 5-8% che pensa di avere già in tasca – i sondaggi gli attribuiscono la soglia bassa della forchetta, a dirla tutta – e forse con quel che pensa di drenare da un’altra vittima, Forza Italia e il plotone (nonostante le smentite) legato a Mara Carfagna – oltre che, magari, ai calendiani e a qualche altro pezzo di pseudo riformismo fluttuante. Il senatore scommette su un soggetto liberal, per quel che possa significare dalle nostre parti, che di fatto ancora non esiste. E che, se si escludono i comitati messi in piedi nei mesi scorsi, non è che un trapianto parlamentare dal corpo già martoriato dei democratici. La scelta arriva nel momento di crisi di popolarità dell’ex premier: il paese sembrava averlo disconosciuto, eliminato dalla propria memoria recente, espulso nel giro di pochi anni. I sondaggi gli davano livelli di apprezzamento inferiori a quelli di Conte, Gentiloni, Meloni, Salvini, Di Maio, perfino di Roberto Speranza. Una mossa a prima vista bizzarra, che si spiega però con una considerazione: più che alla sua persona e alla sua azione politica, Renzi attribuisce evidentemente ancora gran parte della responsabilità di quel mancato consenso al PD medesimo, al così detto ‘fuoco amico’, al partito di cui è stato segretario mentre era presidente del Consiglio. La scommessa è tutta qui: capire quanto valga un Renzi fuori dal Pd, con un suo soggetto “macroniano”. La scissione (che secondo Renzi sarebbe meglio chiamare “novità”) fatta solo per avere più tempo per costruire il suo nuovo partito e dopo aver chiesto ministri e sottosegretari per la sua corrente, appare di un cinismo senza eguali. Non ha alcun senso – se non quello militare – con l’obiettivo (dopo la Leopolda) di fiaccare ancora di più e fino all’estinzione di fatto il PD. E’ vero odio quello di Renzi per il suo ex partito. L’operazione, che parlerà “dell’Italia del 2029” e che Renzi lancia con l’usuale entusiasmo, nella sua intervista, potrebbe da un lato restituire qualche segnale di vita alla sua politica. E forse – ma dipenderà dalle idee, e questa è l’epoca delle scelte radicali – perfino costruire quello spazio definitivamente slegato dagli schemi novecenteschi, in un’epoca in cui per il liberalismo classico sembra esserci ben poco spazio. Dall’altro lato, se questo progetto fallisse o anche se non riuscisse a pieno (com’è probabile), la mossa comunque comprimerebbe ancora e di più l’area di centrosinistra e in generale l’area democratica. Con la possibilità di aiutare a consegnare definitivamente l’Italia alle destre xenofobe alla prima occasione utile: a quel punto la “strada meno battuta” citata da Renzi nel suo ultimo libro (Un’altra strada) si rivelerebbe anche se lastricata di buone intenzioni, una strada a senso unico che abbiamo purtroppo capito bene dove ci conduce…

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