Società Civile: il contrappasso delle sardine…

Dopo Bologna anche Modena riempie la piazza di “sardine” anti-Salvini.  La retorica della «società civile» contro la «casta» ha prodotto a suo tempo il trionfo del grillismo e la desertificazione della politica. Il risultato sono piazze piene, ma senza interlocutori… Dagli anni settanta fino ai primi anni duemila, quando una manifestazione della cosiddetta società civile conquistava la scena, la polemica che subito ne scaturiva soprattutto a sinistra era l’accusa ai partiti di volerci «mettere il cappello» sopra – o peggio «egemonizzare»  il movimento.  Sicuramente una dialettica reale, questa tra partiti e movimenti, che a volte si esprimeva anche coi cazzotti, tra diversi spezzoni di un corteo in contesa per chi dovesse prenderne la testa. Oggi accade l’esatto contrario. All’indomani della manifestazione delle «sardine» anti-Salvini a Bologna e Modena, come dopo quella delle «Madamine» pro-Tav a Torino o delle signore anti-Raggi a Roma, la domanda che tutti rivolgono al Pd è: ma voi dove eravate? E se anche ci foste stati, perché non ci avete pensato voi, a organizzare la piazza? E dite la verità se pure ci aveste pensato,  voi la piazza non l’avreste riempita. Agli altri partiti del fu centrosinistra non lo chiedono neanche più, anche perché, per chiederglielo, dovrebbero prima trovarli. Intanto la piazza a Bologna l’hanno riempita – e meno male – quattro trentenni che nella vita fanno tutt’altro. E a Modena altri due trentenni.  Tutti quanti ai giornali dicono per prima cosa (o almeno questa è la prima che i giornali riportano) di non occuparsi di politica attivamente (ci mancherebbe!), e di aver scelto quello strano emblema, come si legge sull’edizione bolognese di Repubblica, per rappresentare proprio l’assoluta alterità: «Un pesce muto, che non grida come gli urlatori del web e dei comizi, ma che sta in banco. Insieme, in tanti: ecco il messaggio». Viene solo da chiedersi se con questa immagine del banco di sardine, per di più muto, il simbolo non sia andato oltre le intenzioni dei suoi ideatori, visto che oggi gli stessi movimenti sembrano muoversi nel vuoto, senza interlocutori, senza un partito con cui litigare, senza neanche una rete a cui appoggiarsi (che non sia internet). E visto soprattutto che le “sardine” stanno replicandosi ora dopo ora, giorno dopo giorno, dal Nord al Sud e ritorno su tante piazze d’italia in tante Città. Sì, fravagli a Napoli, le sardedde a Lecce, i masculini a Catania, le ancioue a Genova. La sfida silenziosa è lanciata. Sempre più nutrito si fa il calendario delle manifestazioni già convocate per le prossimo settimane. Queste formazioni sono sempre più aperte, leggere e moderne, che con intellettuali e società civile si sforzano di dialogare in ogni modo, anche nelle iniziative summenzionate. La ragione è semplicissima: abbiamo fatto un giro completo. La retorica della società civile contro la partitocrazia, culminata nel parossismo dell’autodafé collettivo di un’intera classe dirigente, che inveiva contro la «casta», ha prodotto il trionfo del Movimento 5 stelle e dato il colpo di grazia non solo ai partiti, ma prima ancora alla stessa legittimità di una qualsiasi idea di partecipazione e organizzazione politica. E anche se certo, quando Eugenio Scalfari e la sua Repubblica parlavano di «governo dei migliori» e «partito degli onesti», pensavano a una società civile composta da fior di accademici e presidenti emeriti della Corte costituzionale come Gustavo Zagrebelsky, non certo a Dibba e Toninelli, era inevitabile che, una volta imboccata quella strada, poi si finisse lì. E adesso che il frutto più maturo di una così lunga semina, il partito fatto di «cittadini» che politici non sono e giurano di non volerlo diventare, ha aperto la via al più gigantesco slittamento a destra della politica e del discorso pubblico italiani dal dopoguerra a oggi, ecco che gli stessi movimenti nati per contrastare questa deriva, guarda un po’, non trovano più niente e nessuno attorno a sé: né solide e radicate organizzazioni capaci di sostenerli, né validi interlocutori politici con cui dialogare, o magari anche scontrarsi. Ma almeno questa, obiettivamente, non è una colpa che possa essere addebitata ai partiti, e tanto meno all’unico partito, il Pd, che in qualche modo ancora prova a svolgere quel ruolo. Certo è angosciante vedere che proprio quando più ce ne sarebbe bisogno, per stare solo alla cronaca degli ultimi mesi, il Partito democratico continua a generare nuove formazioni rivali, per partenogenesi, dall’Italia Viva di Matteo Renzi al movimento di Carlo Calenda. Tutte impegnate, lo stesso giorno, in analoghi e concorrenziali tentativi di ricostruire un rapporto con la società: Renzi a Torino a parlare di economia, Zingaretti a Bologna a parlare del futuro e Calenda su twitter ad annunciare la settimana scorsa nientemeno che la fondazione del suo nuovo partito,  cosa poi avvenuta proprio ieri… Tutti  si sforzano di dialogare con queste piazze ma al tempo stesso, con ogni evidenza, mostrano le loro debolezze e palesano di non essere in grado di controllare e men che meno di “egemonizzare” nemmeno un banco di sardine…

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