Politica: Autonomia differenziata. Dalla Corte costituzionale un monito a una politica che è a caccia di un potere assoluto. La Democrazia ha leggi e regole precise per la convivenza sociale…

Personalmente ormai non mi faccio troppe illusioni. Ma l’intervento radicale della Corte costituzionale sull’Autonomia differenziata spero serva di monito al governo per questa ed un’altra riforma il Premierato. Ovvero che in Democrazia: “il potere politico non è un potere assoluto”. Mettiamola così: io sono molto preoccupato anche per il riscaldamento climatico, la sempre più concreta minaccia nucleare, la crescita delle disuguaglianze. Ma francamente lo sono naturalmente di più rispetto alla profonda e strutturale crisi delle Democrazie. Delle quali qui in Italia siamo stati apripista. Mi pare evidente che il progetto distruttivo di questo regionalismo differenziato sia stato abbattuto dalla sentenza. La Corte ha ritenuto lesi i principi dell’unità, della solidarietà e dell’uguaglianza, ponendo l’accento in particolare su Sanità e Istruzione, che sono alla base del nostro costituzionalismo. Perché l’uguaglianza si realizza nei diritti fondamentali. Che non possono essere compromessi a seconda del luogo, della regione in cui si nasce. D’altronde, era prevedibile il rigore della Consulta. Evidente fin dalla premessa del comunicato: i giudici hanno escluso che una legge in materia di regioni possa essere improntata a una spartizione di potere e ha ricordato che deve essere finalizzata al bene comune. E ha fornito un divieto dirimente: no al trasferimento di interi blocchi di materie, ma solo di funzioni. Ad esempio, non è possibile portarsi via l’Istruzione, magari mettendo mano ai programmi, ma si può invece ottenere l’organizzazione territoriale dei servizi scolastici. In sostanza, viene imposto la centralità del Parlamento e questo pesa sicuramente sulla legge! Ne ribalta l’architettura. La Corte impone la discussione parlamentare in luogo del progetto governativo secondo cui sia le materie, sia i cosiddetti Lep, cioè lo standard delle prestazioni essenziali, potessero essere decisi da intese tra governo e regioni, con decreti-legge o di Palazzo Chigi. Tutto questo meno male scompare. Eppure, la Lega sfida ancora la Consulta. Non ferma né il tavolo delle trattative, né il lavoro del comitato presieduto da professor Cassese. Questo testimonia dell’idea che informa tutta la maggioranza, e che appartiene alla destra mondiale di questa stagione: non avere limiti, e invocare il carattere rappresentativo a sostegno del carattere assoluto del potere politico. Ora è chiaro che, laddove esistano, come qui in Italia, autonomi organi di garanzia, ci si va a schiantare. Ma la Lega con protervia e ignoranza. Si tutte e due e temo, che nel caso italiano ci si possa aggiungere una diffusa incultura politica. A mio modesto parere, il governo Meloni paga un prezzo alle sue forzature. Dovrà quindi riformulare interamente la legge. Che, tra l’altro, passerà di nuovo al vaglio della Consulta. Sempre che non intervenga il referendum per l’abrogazione totale, questione alquanto controversa. Ma io a questo punto, pur a malincuore, tenderei ad escludere la possibilità della ammissibilità del referendum, ma la valutazione tocca ora alla Cassazione. Credo, inoltre, che quello che è avvenuto possa far riflettere la Prima ministra sulla sua finora ostentata determinazione a procedere per forzature anche sul Premierato. Mi pare che Meloni abbia un certo senso pratico e quindi spero, ci penserà bene. E francamente mi ha sorpreso, non me l’aspettavo, invece, l’esternazione di Musk contro i giudici italiani. È un fatto grave. Per il Paese, non solo per la magistratura. Il Presidente della Repubblica Mattarella, di fronte al silenzio assordante della “Capa del governo”, ci ha messo una pezza a colore, dicendo chiaramente a Musk, di farsi gli ‘affari’ suoi. Ma domina (nel Mondo) ormai un’idea semplificata della democrazia che accomuna tutti i populismi: cioè che essa consista nella legittimazione esclusivamente elettorale, e non nella tradizione democratica dell’equilibrio e della separazione dei poteri. Certo che il mondo non sta messo meglio. Perché si stanno affermando due assolutismi nel mondo: quello del potere politico, con le autocrazie elettive, e quello del mercato. E la destra si sta impossessando, violentandole, di due parole del lessico progressista: democrazia e libertà. Lo fa su diktat di alcuni dei principali miliardari del Mondo per designare i poteri selvaggi della politica e dell’economia. La politica sta sostituendo la lotta alle disuguaglianze con la lotta alle differenze: gli amici consenzienti contro i nemici dissenzienti, i garantiti contro non garantiti, i cittadini contro i migranti. Ecco, che sui migranti, vadano condannate pubblicamente le politiche del governo sui trattenimenti in Albania. Si tratta di veri e propri sequestri di persona, come si può ben vedere. Che sono ripresi, da parte del nostro governo, senza neppure attendere la pronuncia della Corte di giustizia europea, cui si sono rivolti i giudici di Bologna a proposito della definizione di ‘Paesi sicuri’. E l’emendamento Kelany, di F.lli d’Italia, per trasferire le convalide sui trattenimenti dal Tribunale alle Corti d’Appello è un ulteriore tentativo tecnicamente assurdo di colpire con un livello della magistratura un altro livello della stessa. Oltre che l’ulteriore segno della loro intolleranza delle leggi. Così che l’aggressione all’indipendenza e all’autonomia della magistratura italiana è sempre più aperta e preoccupante. Dobbiamo riconoscere che il leader a cui intitoliamo gli aeroporti, Silvio Berlusconi, è stato il primo picconatore. Ma lui agiva soltanto per lampanti interessi personali. Qui, in modo diversamente spregiudicato, si fa dell’aggressione un programma di governo. I singoli Stati sono ormai sottoposti al potere dei mercati. Già 70 anni fa, Calamandrei vedeva l’interconnessione come fattore dirimente: diceva che l’Europa era ormai più piccola di quanto non fosse la Toscana di 5 secoli prima. E che si consideri utopia un patto di convivenza pacifica e il disarmo globale, racconta di noi, del nostro tempo. Così come il fatto che la minaccia di conflitti nucleari, fino a ieri considerati impensabili, siano diventati soltanto ‘improbabili’…

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