
Nella foto Tim Cook (Apple), Mark Zuckerberg (Meta), Jeff Bezos (Amazon), Sundar Pichai (Google) Shou Zi Chew (TikTok)
Mentre il presidente
Joe Biden, mercoledì sera, pronunciava dallo Studio Ovale il discorso d’addio denunciando che «in America sta prendendo forma un’oligarchia di estremo potere, ricchezza e influenza», nella sala dei ricevimenti di Mar-a-Lago,
Donald Trump ed Elon Musk conversavano con Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft e ultimo dei miliardari dell’industria dell’hi-tech a recarsi a West Palm Beach per incontrare il presidente-eletto. Nel suo discorso – in cui ha rivendicato le cose fatte e detto che servirà tempo per vederle tutte maturare «ma i semi sono stati gettati» – il presidente Biden ha preso a prestito il riferimento che fece Dwight Eisenhower, anch’egli al discorso d’addio. “Ike”, eroe di guerra, comandante in capo delle truppe alleate contro Hitler, denunciò il potere «del complesso militare industriale» Usa. Per Biden, gli interessi da cui l’America deve guardarsi sono legati all’hi-tech, al mondo digitale senza regole che «seppellisce gli americani di disinformazione»,
allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale che «richiede garanzie di sicurezza» e al mantenimento di quel check and balance sancito dalla Costituzione che limita concentrazione di potere nelle mani «di pochi ricchi». Evidenti i riferimenti al nuovo corso che si aprirà lunedì prossimo con il giuramento di Trump, a capo di un’Amministrazione – notava la Cnn – di super ricchi (fra essi Bessent, segretario del Tesoro in pectore e ieri dinanzi alla Commissione Bilancio del Senato) su cui grava il peso del conflitto di interessi. Ma sono soprattutto le forze esterne – appunto i capitani dell’hi-tech, la Silicon Valley in parte convertita al verbo trumpiano – a finire nel mirino prendendosi la definizione di «oligarchi che plasmano la società». Satya Nadella è solo
l’ultimo dei big dell’hi-tech attovagliatosi con Trump a Mar-a-Lago. Se Elon Musk, il più ricco uomo del mondo, ha aperto la strada impegnandosi in campagna elettorale fra comizi, apparizioni e donazioni sino a 250 milioni di dollari, Mark Zuckerberg nientemeno che la scorsa settimana ha riscritto le regole sul fact-checking sulle sue piattaforme, Facebook e Instagram, in modo più vicino alla sensibilità e alla battaglia dei conservatori. Biden, nel suo discorso, non ha mancato di sottolineare la mossa del patron di Meta.
«Le piattaforme devono rispondere dei loro atti», ha chiesto il presidente democratico, accusando i social di «aver rinunciato al controllo dei fatti» dando così spazio alla diffusione di falsità che minano la tenuta democratica. Zuckerberg sarà lunedì a Washington per il giuramento ed è lo sponsor di uno dei balli che si svolgono a margine delle celebrazioni.
Per evitare che un posto sulle scalinate del Campidoglio – dove l’emozione potrebbe fare a pugni con il freddo, sono previsti fra i meno 7 e i meno 12 gradi quel giorno – la cerimonia avverrà al chiuso, trasmessa in diretta alla Capital One Arena di Washington, in grado di ospitare circa 20.000 persone e all’interno della quale si terrà anche la parata presidenziale. E vi saranno tutti, anche Jeff Bezos, patron di Amazon e del Washington Post, al quale 400 fra giornalisti e dipendenti hanno chiesto un incontro urgente sullo stato del giornale. Il suo presunto allineamento sulle posizioni trumpiane risale al weekend prima delle presidenziali quando fece saltare il tradizionale editoriale di sostegno a un candidato, il prescelto era la vicepresidente Kamala Harris… Ci sarà anche Tim Cook, il capo di
Apple ha staccato un assegno da un milione di dollari per il comitato dell’inaugurazione. I contatti fra Trump e Cook risalgono a mesi prima delle elezioni, quando il manager di Cupertino sollecitò il tycoon a occuparsi della multa da 17 miliardi di dollari comminata dalla Unione europea ad Apple per violazione delle norme fiscali. Cook a fine novembre era anche volato in Cina per partecipare alla China International Supply Chain Expo. Qui aveva parlato delle controindicazioni dei dazi che Trump vorrebbe imporre. Un posto anche per Sundai Pichar (Alphabet) e soprattutto per Shoe Chew. È l’amministratore
delegato di TikTok che arriverà direttamente da Singapore, dove vive, per i festeggiamenti. Anche lui era stato ospite a Mar-a-Lago e la sua presenza a Washington nei prossimi giorni giunge in concomitanza con il braccio di ferro sul bando della popolare App di video, proprietà della cinese ByteDance. Ieri Donald Trump ha detto di voler fare un ordine esecutivo per aggirare il bando che scatterà il 19 gennaio in mancanza di un pronunciamento della Corte suprema Usa. L’idea di Trump è quella di guadagnare tempo per arrivare a individuare un compratore statunitense. Posizione su cui concorda anche il democratico Charles Schumer: «Lavoriamo per una soluzione, ma i rischi per la sicurezza non possono essere ignorati», ha detto il senatore. TikTok è la App più usata dai teenager Usa, il 65% vi accede regolarmente. Ed è in netta crescita in tutte le fasce d’età. Nel 2019 solo il 3% degli adulti la usava, ora la quota è salita al 32%. Infine, anche
Giorgia Meloni ha sciolto a riserva e sarà all’insediamento di Trump…
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