1. Italiani: Siamo veramente un Popolo senza futuro e senza speranza?

La questione è come si dice assai complicata… e anche alquanto articolata la possibile risposta. Per rispondere inoltre, occorre analizzare più vicende che riguardando il passato e il presente, facendo molta attenzione a ciò che è stato e anche a quel che succede nel presente e a come si rappresenta… solo così potremo costruire una risposta organica così da comprendere quale potrebbe essere il nostro possibile futuro…

Sappiamo che da anni viviamo in uno stato di crisi finanziaria ed economica… in discussione oggi c’è già la recente mondializzazione, un fenomeno cui soltanto qualche anno fa guardavamo tutti, con rinnovata speranza rispetto allo sviluppo economico generale e al contemporaneo diffondersi di una democrazia salda nei suoi principi  e forte di diritti civili per tutti coloro che ancora non li avevano…

Il lato sorprendente di questa crisi economica mondiale, sicuramente più lunga per noi italiani che per altri Popoli, è che non ci siamo immiseriti tutti come si potrebbe pensare: tra noi ci sono anche quelli che si sono arricchiti ancor di più…

Siamo entrati nella crisi con una società già dislivellata globalmente e all’interno dei singoli Paesi, ovvero con più di una distanza tra classi sociali nelle singole Nazioni e altrettanto tra le varie aree geopolitiche nelle quali si suddivide per l’appunto il Globo.

In Italia, ne stiamo uscendo, o per meglio dire – per l’ennesima volta speriamo di uscirne in un anno migliore del precedente, anche se troppo sarebbe sperare che quello in corso sia l’anno buono – ma in ogni caso faremo qualche passettino, non certo una corsa, ma bisogna dire, che i dislivelli tra noi sono divenuti maggiori. Quelli che prima della crisi guadagnavano di più, in stipendi o pensioni, con la crisi hanno guadagnato ancora di più. Chi stava bene sta meglio, chi stava male sta peggio. Vista così l’Italia non è certo una società viva e vitale. Una società è viva e vitale quando, nell’arco di una generazione, una fetta di quelli che hanno senza meritare, perdono, e una fetta di quelli che meritano senza avere, ottengono. Ebbene, non è questa l’attuale situazione della società italiana… C’è da domandarsi quindi: se siamo veramente un popolo senza futuro e senza speranza? Il venir meno della speranza, che come si sa è “l’ultima a morire…” si sente parlando con tutti, nonni, padri e figli, amici e conoscenti, addirittura nelle chiacchere occasionali che capitano. I nonni ricordano le loro tribolazioni, quando mancava questo e mancava quello, in casa faceva freddo, non c’era riscaldamento, c’era meno cibo sulla tavola, meno soldi in tasca, meno beni di consumo, però si passava da un mese all’altro, da un anno all’altro con un pensiero in testa: «Andrà sempre meglio». Adesso stiamo giusto passando da un anno all’altro, e quel pensiero in testa non l’abbiamo di certo più. I padri fanno studiare i figli più a lungo che possono (perché lo studio è anche un parcheggio) e i figli studiano molto …succede sempre così, nelle condizioni di difficoltà: gli studenti si applicano, i grandi lavativi spariscono, ma già a partire dalle scuole medie superiori si interrogano: «Cosa faremo da grandi?» E rispondevano prima della Brexit: «Andremo a Londra». Oggi, non più! Abbiamo e continuiamo a creare una giovane generazione di emigranti seppur …acculturati. E noi, generazione dei padri e dei nonni, prendiamo sempre più atto tristemente che abbiamo fallito… ritrovandoci in una società bloccata nel suo sviluppo economico e sociale. Come già detto la crisi è globale ed è la globalizzazione oggi in discussione… ma, non ve dubbio, che l’Italia a fronte di alcuni particolari “vizi” del nostro sistema economico e produttivo, coi nostri ritardi infrastrutturali, la nostra mancata Ricerca e la mancanza di investimenti in settori ad alta tecnologia e a carattere strategico, assieme ad una generale miopia politica, vede la nostra società sempre più bloccata e ripiegata su se stessa. Una società bloccata sta insieme con una politica bloccata: siamo una Repubblica da 70 anni, e non abbiamo ancora messo a punto un sistema elettorale decente con cui andare a votare la prossima volta. Maggioritario? Proporzionale? Liste bloccate? Preferenze? Dal dopoguerra ad oggi, nel passare da un sistema elettorale a un altro, abbiamo sempre peggiorato. In questo momento abbiamo …no! La verità è che non abbiamo un sistema elettorale dopo 70 anni di Repubblica. E’ sicuramente la peggiore delle situazioni possibili. Ciò che residua delle ultime due leggi elettorali il “Porcellum” e “l’Italicum” passate entrambe al vaglio della Consulta, per un giudizio di costituzionalità e con in più l’esito del Referendum Costituzionale del 4 dicembre dello scorso anno, rendono oggi necessario un ulteriore intervento legislativo, che metta il Paese in grado di andare quando sarà (anticipatamente o alla fine della legislatura) alle elezioni, dando omogeneità alle regole elettive delle due Assemblee parlamentari del nostro ordinamento, visto che la maggioranza degli italiani si è espressa a favore del mantenimento del Senato, confermando così l’assetto istituzionale previsto dalla Costituzione del ’46. Si passa così da un sistema elettivo Maggioritario ad un sistema che ritorna di nuovo Proporzionale dopo la bocciatura  dell’Italicum per via delle sue parti ritenute dai giudici della Consulta incostituzionali, la qual cosa rende necessaria un sistema elettorale che permetta una politiche delle alleanze attraverso coalizioni di partiti per il governo del Paese.  E, proprio in un momento, dove la politica esprime tra le sue rappresentanze la maggior divisione di interessi e intenti di questi 70 anni di Repubblica. Di solito, quando non si riesce a inventare una cosa necessaria, e gli altri ce l’hanno, la si copia. Ma noi non riusciamo né a crearla, una buona legge elettorale, né a copiarla. Qui appena è passata una tornata elettorale, e abbiamo un nuovo governo, ci domandiamo se ci rappresenta o no. E di solito la risposta è “no!” Anche adesso. Come faremo a scegliere i politici che dovrebbero governarci vista la situazione in essere appena rammentata – con il sistema elettorale ante sentenza della Consulta ovvero il Porcellum – erano stati scelti dai partiti e non certo guardando alle competenze.  I partiti non scelgono di premiare i meritevoli nei lavori e nelle professioni. Nel nostro paese non c’è l’Ena. La prestigiosa “Ecole nationale d’administration”, la scuola della pubblica amministrazione francese, che dal 1945, garantisce la formazione della classe dirigente francese… il “tempio” dove si sono diplomati molti tra i più prestigiosi politici e imprenditori francesi, da Jacques Chirac a Segolene Royal, dall’ex patron di Edf Francois Roussely al presidente di Airbus Louis Gallois. E dove si è diplomato anche Emanuell Macron Presidente della Repubblica di Francia (eletto soltanto due giorni fa). Per noi, per gli studenti italiani… una scuola simile sembra restare  un sogno irrealizzabile mentre sarebbe sempre più necessario anche da noi una scuola di alta formazione politica e amministrativa che possa selezionare e preparare  Amministratori e Funzionari pubblici, Politici e Diplomatici con alte competenze e che siano in grado, di far funzionare la complessa macchina delle nostre Istituzioni… da noi i partiti (ormai in profonda crisi di numeri e d’idee) sembrano invece scegliere  tra Politici e Amministratori proprio quelli che non sanno bandire un’asta, non sanno far funzionare un dipartimento di un qualsiasi Ministero…  ne men che meno,  riformare la macchina della giustizia italiana per portare a conclusione in tempi certi i processi. Certo, molte aste e molti appalti sono banditi e realizzati in maniera corretta, ma in una reale buona Società dovrebbero esserlo tutti, e così purtroppo non è… Risultiamo invece essere, all’interno e all’estero, tra di noi e di fronte al Mondo, una Società in preda della Corruzione. L’opinione che viene sparata in prima pagina dai grandi giornali inglesi e americani, è che ormai la corruzione da noi, non si manifesta più nella gestione di qualche città del Sud notoriamente infiltrata dalle organizzazioni criminali, ma in decide d’investimenti enormi anche a Venezia, a Milano e a Roma: come dire, è il nostro intero sistema che è corrotto ovvero …l’intera Nazione. Non si tratta quindi di una banda di corrotti in questa o quella città, si tratta della Società italiana, nel suo insieme. E non è neanche questione di una parte politica o dell’altra, ma del sistema politico, di destra come di sinistra… In questo momento essere italiano e palesarsi come italiano, in giro per l’Europa e nel Mondo, non è onorevole. C’è da vergognarsi.  Siamo un Paese molto visitato dai turisti, ma in questi giorni, come da qualche anno in qua, c’è da sperare che gli stranieri a zonzo per le nostre magnifiche città non leggano i nostri giornali, perché fin dalle prime pagine s’imbattono in due ordini di notizie: la corruzione crea uno scandalo dopo l’altro, e il sistema giudiziario non riesce a far giustizia… Siamo una società dove la giustizia non è l’arma dei giusti contro gli ingiusti, ma degli ingiusti contro i giusti. Andare in processo non è la minaccia di chi ha ragione e vuole avere giustizia, ma di chi ha torto e vuole insabbiare tutto. Non sappiamo far partire i processi, e non sappiamo farli funzionare. Non sapendo far funzionare i processi, non siamo in grado di punire la corruzione… Ci vorrebbe una leggina semplice, del tipo: «Le sanzioni penali e civili, per i reati di corruzione commessi dalla o con la Pubblica amministrazione, s’intendono raddoppiate». Ma neanche Renzi ha pensato a una formula del genere, ci s’è messo di buzzo buono e ne ha inventata una cavillosa ed evanescente, che lascia le cose com’erano. La mancanza di giustizia è il male principale della società, che avvelena tutta la vita del Paese… Alla fine, si fa solo fumo… per nascondere l’incapacità della politica, crescono discorsi da “psichiatria” come mostra la discussione e le misure legislative sulla “legittima difesa… legittima di notte non legittima di giorno… storpiando concetti giuridici nella rincorsa emotiva dell’elettorato, nel tentativo di portarlo dalla propria parte e farlo votare per se, fuor di qualsiasi ragione e di ogni buon senso… dando sfogo a paure e desideri repressi  perché inconfessabili di ‘vendetta’ che una parte del Paese rincorre verso l’altra parte… come fosse un ‘nemico’ da abbattere e non solo un avversario politico con cui è necessario pur dialogare e trovare le necessarie equilibrate  soluzioni ai reali problemi della nostra Società… Nel caso della “legittima difesa” un’Italia più armata… non farà più giustizia. Anzi allontanerà e dissolverà ogni attenzione alla sicurezza personale e sociale sul piano dell’azione dello Stato e dei suoi organismi preposti alla sicurezza e alla giustizia. Lasciando ai singoli le personali soluzioni. Così accentuando i pregiudizi tra classi sociali e/o culture diverse… accentuando ulteriormente  le diseguaglianze all’interno degli stessi ceti sociali, magari emanando più regole ma che, come già sottolineavano gli antichi Romani non servono a una maggiore e migliore Giustizia: “Più regole, uguale a nessuna regola”. Mentre, l’esempio virtuoso sarebbe quello di poter: vedere una buona volta un grande corrotto o corruttore realmente condannato e punito! Succede invece che i grandi corrotti o corruttori, per effetto di quel “grandi”, incutono un obbligata sottomissione mascherandola da falso rispetto …ai giornali e alle tv, già nella fase istruttoria che durante i processi e anche dopo le condanne, che comunque vengono ritardate all’infinito nel tentativo di “assolvere” grazie alla  prescrizione del reato. E anche quando qualcuno di questi “grandi” finisce in carcere, i media diffondono “l’humus del perdono”.   Sì… noi siamo la Società del perdonismo nei confronti dello Star Sistem sia quello dello spettacolo vero e proprio ma anche e sempre più del sistema politico trasformando il gossip che ne deriva …da quello “sentimentale” a quello “patrimoniale” in “grande” spettacolo. Dentro al quale, coloro che vengono considerati a loro volta “grandi”, si è disposti a concede un’ampio spettro di scusanti…  contribuendo così a creare e condividere anche noi sul piano culturale ma soprattutto di quello dei princìpi,  ampi privilegi tipici di una “casta” riconoscendole impunibilità giuridica e un perdono morale. Il paradosso arriva a far sì che …se una sera personaggi come Massimo Carminati e Salvatore Buzzi già processati e condannati per crimini pesanti anni addietro, sia per via dei mille e più “cavilli” procedurali del Codice, ma, soprattutto per via delle mai interrotte loro frequentazioni con i vertici del potere economico e politico attraverso lo scambio di “facilitazioni”  e “favori” tra lobby (…ad esempio il mondo delle Coperative di Servizi, ma anche Imprese Costruttrici d’Immobili …quando addirittura le Banche stesse) in questo “Mondo di mezzo” punto d’incontro tra interessi della politica e dell’imprenditoria e interessi della criminalità organizzata… una volta rimessi in libertà  cenano tra “grandi” in un ristorante alla moda e la cronaca mondana ne dà notizia… può succedere di fare la fortuna di quel ristorante perché fioccheranno ancor più prenotazioni per frequentarlo. In questo nostro Popolo dalla grande storia, oggi si nascondono …ma nemmeno troppo, mille e più contraddizioni. E anche se sempre più crescono possibili sacche organizzate di protesta spesso anche violenta che va: dagli Ultrà del calcio, dai “proletari senza rivoluzione” dei Centri Sociali e del Movimentismo climatico e ambientale  a  quello “nostalgico” dei tempi di quando c’era lui allora sì che… … …!! Assunti, oggi tempo, dai pro-pro-pronipoti di qualche “ardito” o “rivoluzionario” di altri tempi  a destra o a sinistra. Come mostrano il recente passato ma anche il quotidiano presente. Assistiamo ancor più contraddittoriamente alla dilagante e inarrestabile crescita della Corruzione in ogni ambito della nostra Società. Come alla pari cresce un sempre più diffuso “disagio sociale” che riguarda tutti e, che sfocia in un totale disincanto rispetto alla Politica e alle Istituzioni. Cresce così una protesta populista che spinge sempre più verso ‘iconoclastiche’ proposte che auspicano un ‘crollo’ definitivo e conseguente dissolvimento di ogni forma di rappresentanza sociale e istituzionale, in nome di una vagheggiata e contraddittoria “democrazia diretta” via Internet su i web.  Rispetto a tutto ciò: Che fare? E’ Sempre più difficile a dirsi…

E’ sempre tempo di Coaching!”

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<<segue>>

 

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