
È evidente che Emmanuel Macron, nonostante gli studi alti, si è dimenticato della favola di Esopo sulla rana e lo scorpione. Dove la rana è lui medesimo e lo scorpione Marine Le Pen. Così, il Rassemblement National, nelle prossime ore, farà cadere il governo di Michel Barnier, mandando in frantumi il tatticismo miope ma sempre scambiato per genialità di Macron… C’è un precedente. Prima di lui, qui da noi, ci provò Berlusconi.
Sdoganando prima Alleanza Nazionale con Fini alla testa, e anni dopo la sua evoluzione politica (meglio sarebbe dire ‘involuzione’) con Fratelli d’Italia della Meloni, facilitato dal lungo e forte abbraccio che aveva istaurato con la Lega di Salvini. Lega che dopo la scomparsa del Cavaliere per antonomasia, va sempre più a destra ed è finita tra le braccia del Generale Vannacci e le sue brame di vedere ritornare ‘un mondo all’incontrario’. Rispetto a quello che qui in Europa è stato costruito, nel secondo dopoguerra del secolo scorso, con le Costituzioni degli Stati democratici liberali… Berlusconi a suo tempo aveva già sdoganato gli eredi del MSI. E da due anni più di una volta al giorno ci sentiamo dire che i leader di destra, per quel che ci riguarda segnatamente Giorgia Meloni, dovrebbe riconoscere che il fascismo è stato il ‘male assoluto’. Questa espressione, «fascismo male assoluto», è nota per essere stata usata proprio da Gianfranco Fini una ventina e più d’anni fa in visita a Gerusalemme e assurta, da allora, a frase simbolo della svolta politica che l’allora leader di Alleanza Nazionale intendeva imprimere al suo partito, portandolo al governo nell’alleanza con Silvio Berlusconi. Bene, oggi, il presidente francese che da qualche tempo aveva scelto di traghettare il Rassemblement National dentro le stanze del potere con la non-sfiducia al governo di minoranza che aveva varato dopo le laboriose e persino drammatiche elezioni europee e politiche del giugno-luglio scorsi. Dove lo scambio di favori era palese.
Marine Le Pen giungeva al termine del cammino di “dediabolizzazione” ed entrava finalmente nelle istituzioni della République superando quella “conventio ad excludendum” che l’aveva da sempre relegata all’opposizione. In questo sta il parallelismo francese, con lo sdoganamento che fu a suo tempo fatto da Berlusconi alla destra italiana. Emmanuel Macron così evitava di consegnare il governo alla Sinistra da lui aborrita almeno quanto se non più dell’estrema destra. Ma esattamente come lo scorpione dell’autore greco che punge la rana in mezzo al fiume ed entrambi non raggiungono
l’altra sponda, Le Pen, al primo disagio, fa riemergere la sua vera natura. Ieri, al netto di miracoli dell’ultima ora difficilmente pronosticabili, il Rassemblement National, unendo i suoi voti a quelli del Nuovo Fronte Popolare, ha fatto cadere il governo di Michel Barnier, mandando in frantumi il tatticismo miope ma come già accennato scambiato per genialità politica con cui Macron ha cercato di salvare se stesso imponendo un esecutivo di Centro quando il centro non è mai esistito in Francia o meglio non è mai stato maggioranza nel Paese che ha inventato il dualismo destra-sinistra. Era evidente che non avrebbe retto un governo affidato a un premier espressione dei Republicains, il partito che fu di Chirac poi di Sarkozy, arrivati quarti (quarti!) alle elezioni. Solo un presidente “jupiterista”, come è stato definito Macron, poteva avere l’ardire di pensare che sarebbe bastato il suo carisma, peraltro in forte declino, per obbligare i francesi a digerire un progetto clamorosamente bocciato alle urne. E oggi, anche una certa idea dell’Europa si sente poco bene. Perché in Francia alla fine, ha vinto l’alleanza rosso-bruna tra i due opposti populismi.
E pensare che un certo Matteo Renzi, ha preso in giro l’Italia e gli italiani, negli ultimi dieci anni spacciando per nuovo e moderno riformismo liberale il mix di moderatismo e governismo, proprio questo pseudo-centrismo Macroniano (Renzi, con la sua faccia tosta l’ha venduto come erede del Blairismo inglese) a sua volta costruito non già sulla reale rappresentanza politica dei partiti, ma sulla centralità esclusiva di un neoliberismo economico, che tramutava le classi sociali di cittadini in una massa uniforme di “consumatori” di un libero mercato che tutto decideva e tutto regolava nei rapporti di competitività globale dei mercati internazionali in primis delle materie energetiche e dell’Hi-Tech. Ridisegnando così in prospettiva la geopolitica mondiale; si sono riaperti conflitti armati anche all’interno dell’Europa e di nuovo in Medioriente, in un crescendo bellico che ci fa parlare ormai di una “terza guerra mondiale a pezzi” (copyright Papa Francesco). Viviamo, in un secolo distopico, in questo primo secolo del terzo millennio, le cui prospettive sono ancora indefinibili… In Francia e direi conseguentemente in
Europa, la scommessa, più simile a una roulette russa, è durata sessanta giorni per naufragare al primo scoglio che si è parato sul cammino, una legge di bilancio lacrime e sangue, fortemente impopolare. La crisi economica e finanziaria dell’Esagono rende necessari i sacrifici, ma dipende a chi vengono chiesti, anche stavolta sempre agli stessi, e dunque invisa se promossa dal presidente che nell’arco dei suoi ormai sette anni e mezzo di mandato non ha lesinato favori ai ricchi. Barnier ha cercato la mediazione della disperazione con Marine Le Pen annunciando la disponibilità a non sospendere i rimborsi di alcuni medicinali e cassando la proposta di aumentare la tassazione delle bollette elettriche, come era previsto. Ma non ha accettato il diktat sulla rinuncia alla deindicizzazione per sei mesi delle pensioni rispetto all’inflazione. Così ha fatto ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione che permette di varare una legge senza passare dal voto del Parlamento. Le Sinistre e l’estrema destra hanno allora optato per le mozioni di censura (cioè la sfiducia) cosa che provocherà, se confermata oggi o domani al ‘redde rationem‘, una crisi istituzionale senza precedenti. Gli elettori non potranno essere richiamati ai seggi prima dell’estate prossima e la Francia si troverà come un’automobile che procede a fari spenti nella notte.
La svolta, peraltro largamente annunciata, è figlia dei machiavellismi di Macron. Dopo le europee che avevano plebiscitato il Rassemblement National, aveva sciolto le Camere e per evitare la deriva a destra aveva favorito, grazie alle desistenze, la formazione di un fronte di Sinistra che era risultato primo. Salvo infine, a Olimpiadi concluse, nominare Barnier per coinvolgere le destre e per impedire l’accesso al potere a Jean-Luc Mélenchon, suo acerrimo nemico, usato come “utile idiota” nel momento dell’emergenza democratica e poi impietosamente scaricato. Quanto a Marine, forse ha giocato nella sua scelta il processo per una questione di fondi neri al Parlamento europeo cui dovrà sottoporsi in primavera e che potrebbe sfociare alla sua ineleggibilità. Dunque, affondare la rana-Macron con il suo pungiglione potrebbe portare alle dimissioni dell’attuale inquilino dell’Eliseo. Partirebbe la campagna per la poltrona più alta prima dell’eventuale condanna. Uno scenario alquanto verosimile che ci dice del Caos politico francese. Ma ora, il macronismo è morto: questo il senso di una stagione ormai alla fine.
La mozione di censura che qualche ora fa ha obbligato Barnier a dimettersi segna proprio la fine del macronismo – nell’anno che, nella fantasia del suo fondatore, doveva essere quello della consacrazione. Dopo tutto, avanzare al centro ha funzionato per Macron per due elezioni presidenziali, ma ora chiaramente non regge più… La politica italiana con la sua esperienza antesignana (Berlusconismo), avrebbe dovuto e potuto fare scuola e insegnare qualcosa già da tempo… così, però, non è stato… E’ così che la favola di Esopo diventa inossidabile e resiste al tempo… e si applica benissimo a diverse latitudini della riscrittura geopolitica in corso a livello di singoli Paesi, ma anche di Continenti e di Globo…
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