Calenda e Renzi: rischiano di fare la stupidaggine della vita. Non è dal moderatismo che verrà la vittoria sulla destra…

Mentre il flop della  Bonino e della gauche radicale confermano la necessità di un rassemblement di centrosinistra più largo che dovrebbe essere il compito di chi è di Sinistra o di Centrosinistra, Matteo Renzi e Carlo Calenda alludono ognuno per proprio conto alla necessità di un nuovo partito competitor e alleato del Pd. Diciamolo chiaramente: non hanno capito niente di quel che sta succedendo e succederà… Intendiamoci, l’idea di cercare il voto moderato non è sbagliata, così come è altrettanto giusto cercare il voto di Sinistra che è ancora nell’astensione o nel Movimento 5 stelle. Ma c’è un che di scolastico nel refrain che per cercare un voto moderato bisogna fare un partito moderato. La dico in modo brutale: anche Matteo Salvini ha preso un bel po del voto moderato italiano, basta pensare all’attrazione di simboli come il rosario e i crocefisso, e come sottolinea Ilvo Diamanti, molti cattolici hanno votato Lega.. Comunque il tema non è dire ai moderati: voi siete moderati, cioè cittadini posapiano e quindi vi facciamo un partitino che vi assomigli, nemico della sinistra, un po’ di destra, e voi tornate nella vostra casetta. All’incontrario il tema è: facciamo un partito grande, un partito di governo grande che farà le seguenti cose per combattere la crisi: vi darà sicurezza, proteggerà i vostri risparmi, sarà fiscalmente equo, darà sviluppo e lavoro e sarà europeo. Calenda invece pensa che mimando Malagodi potrà avere successo e propone con una ‘ingenuità insolita’ per un uomo che si avvia alla mezza età, di sognare una scissione condivisa dal PD. Gli elettori se li immagina così ‘coglioni’ che voterebbero per un partito che se ne va dal PD, strizzando l’occhio a Nicola Zingaretti. Non c’è dubbio che Calenda ha preso tante preferenze… non c’è dubbio che la lista “siamo europei” sia una sua invenzione, ma non c’è altrettanto dubbio che la lista avesse il simbolo del PD e che lui fosse il candidato del Nord Est del PD, e ciò vale anche per la Irene Tenagli… se Calenda e la Tenagli, si fossero presentati soli in “siamo europei” con un’identità liberale in economia all’insegna del moderatismo senza il PD alle spalle, forse non avrebbero fatto il risultato comunque ‘inutile’ della Bonino. Comodo dopo dire ma noi con il PD non c’entriamo niente potremmo essere semplici alleati di governo quando sarà! Mentre Renzi è ormai un caso patologico conclamato. E purtroppo nessuno che gli voglia bene veramente (ci sarà pure qualcuno, oltre mamma papà moglie e figli) gli ha mai detto che lui sta sui “cabbasisi”, giustamente o anche no alla maggioranza degl’italiani. Ormai solo Roberto Giachetti, Anna Ascani e alcune  altre ‘figurette’ del Pd, pensano che lui sia un grande leader. Che già Lotti, Boschi Guerini, Delrio e altri ex renziani, non lo pensano più. Mentre proprio la maggioranza degli italiani alla fine pensa che lui sia stato un …grosso guaio. Quelli di sinistra lo detestano, tranne qualcuno di quelli che da anni si fustigano per essere stati da giovani nel PCI. E i moderati provata la sua linea politica e il suo ego smisurato, lo trovano, giustamente, alquanto antipatico. Ma soprattutto con questa discussione su Renzi si o Renzi no. Salvini & C., che invece la ‘cazzata’ giornaliera la fanno e finiranno per far quella, che tra non molto li rovinerà… staranno in cima alla politica italiana se non per molto comunque per un altro bel po’ di tempo. Se si vuole battere Salvini e la sua destra estremista, serve che PD e la Sinistra radicale sappiano interpretare una giusta protesta e incanalarla dentro un progetto di governo. C’è una Sinistra “piagnona” che si esalta dopo campagne elettorali non esaltanti. Pronti alla lacrima e alla disperazione post voto, a tormentare i militanti con complicate elaborazioni strategiche che si reggono su complicate analisi sociologiche… che alla fine è però produttrice solo di banalità eterne: bisogna inseguire il centro, no il nostro mondo è nella sinistra pura e dura, questa area politica è guidata da personaggi che, un minuto dopo essersi asciugati le lacrime, cercano solo di capire come sopravvivere fino al prossimo appuntamento con le urne, per cercare la rielezione. Ecco, se c’è una cosa da fare, è congedare questi personaggi. Quando a sinistra si incontra chi ha fallito tutti i progetti, bisognerebbe salutarlo, magari anche con affetto, e mandarlo a casa. Definitivamente. Questo congedo oggi dovrebbe riguardare praticamente Renzi e le sue paranoie… hai perso e non una sola volta… cosa aspetti? Ma anche tutti i leader della Sinistra radicale che, dopo Nichi Vendola non ne hanno più azzeccata una, neppure per sbaglio, dovrebbero lasciare. Infatti, il risultato è che oggi la Sinistra radicale è al suo minimo storico, a un passo dalla scomparsa. Piuttosto che una morte lenta, sarebbe bello un suicidio dignitoso… Fanno parte di questa combriccola di ”piagnoni” anche i super esperti di moderazione… Questo concetto ha avuto lungo corso nella politica italiana ma è largamente superato se non addirittura infondato. Infatti, la Dc, che meglio ha rappresentato questa idea, non fu veramente una forza moderata. Fu anche un partito di riforme radicali negli Anni 60, di alleanze rivoluzionarie, con il Psi, ad esempio già nel 1962, e con Aldo Moro negli anni 80 immaginò addirittura un governo con il PCI, rappresentò nel suo interclassismo aree politiche e ceti diversissimi che portò alla guida del Paese, tenute insieme da un progetto economico-sociale, adeguato via via ai tempi politici e ai contesti internazionali che evolvevano. I suoi momenti di moderazione furono in realtà quelli in cui lo scontro interno la bloccò e i governi Dc si impantanarono. Oggi, se mai sono esistiti, i moderati non esistono. Come dice con intelligenza e passione il Prof. Massimo Cacciari; “il PD deve diventare più radicale nelle proposte per essere una vera alternativa a questo governo”. I moderati, non esistono più socialmente perché il ceto medio o meglio ciò che oggi ne resta, non sono affatto moderati anzi come dimostra proprio la svolta elettorale di poco più di un anno fa, sono estremisti di destra o estremisti anti establishment e giustizialisti. E non sono certo moderati gli elettori che contestano Matteo Salvini accusandolo di fascismo, razzismo e xenofobia. Credeteci, non è dal moderatismo che verrà la vittoria sulla destra. Esistono solo partiti che hanno un senso. Che sappiano interpretare una protesta e incanalarla dentro un progetto economico sociale. Oggi molti di quelli, che pensano e temono un governo di destra estrema ritengono che questo progetto debba essere di Sinistra riformista. Con due convinzioni profonde. La prima che inseguire fenomeni di tipo gauchiste come Jeremy Corbyn e Jean-Luc Melenchon o come Sinistra italiana di Frantoianni, ci porta in un vicolo cieco. Non c’è Sinistra nel ritorno all’antico. La sinistra di cui dobbiamo parlare è una Sinistra che sappia prendere in mano l’economia, che corregga i torti, che tagli le unghie a chi si è approfittato della crisi per arricchirsi e che, soprattutto, premi chi lavora e chi crea lavoro. I temi salviniani vanno ricondotti a quello che sono, furbe battaglie identitarie smontabili con eguale furbizia. Questa sinistra deve smettere di lamentarsi. Questa Sinistra non deve niente ad alcuno, tanto meno a Matteo Renzi. Questa sinistra oggi ha come leader “non leader” Nicola Zingaretti che la sua parte l’ha fatta e che potrà continuare a farla fino a che non verrà fuori uno con più “cazzimma” ovvero che con furbizia opportunismo e cinismo, riesca ad ottenere un proprio esclusivo tornaconto. Ma va detto con chiarezza che la situazione politica ed economica globale è sempre più complicata e che qualsiasi leadership individuale e ‘solitaria’ già risulta e risulterebbe sempre più inadeguata. La ripresa dello sviluppo politico economico sociale, non sarà quindi frutto di un leader venuto dal cielo, né ispirata da una linea immediatamente chiara e luminosa. Tanti democratici continuano a guardare il PD con facce rattristate. Ma che state lì a “piangere”! Chi può dia una mano. La ripresa (ed è un bene che sia così) non sarà mai solo frutto di leader venuto dal cielo, né dal fatto che le masse si comportino come Fiorella Mannoia pentendosi e tornando a casa dopo averci smadonnato sopra per aver votato il M5S. C’è invece solo tanta fatica da fare nei quartieri periferici e tornando nei luoghi di lavoro. Esserci è già un buon risultato per far sì che Matteo Salvini abbia le sue difficoltà. E poi soprattutto, non state lì a pensare troppo a Luigi Di Maio, Roberto Fico e Alessandro Di Battista. Sono personaggi già finiti e ormai anche falliti politicamente …Sarà una risata che lì seppellirà!  sono dei personaggi da piéce teatrale di Beppe Grillo…

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