Ci siamo: Pd a pezzi! Renzi pronto al nuovo partito con Forza Italia…

La notizia arriva dal Giornale di Sallusti. In un articolo a firma di Augusto Minzolini si dice chiaro e tondo che Matteo Renzi ha già pronto un nuovo progetto di partito, che trova la sua origine già nel Patto del Nazareno con Verdini e dintorni… Un nuovo soggetto politico, che guarda oltre il Pd. L’interlocutore naturale è Forza Italia. Che, a ben vedere, è il partito con il quale il Pd condivide la nefasta sorte di una veloce progressiva “evaporazione” dal panorama politico italiano. Le elezioni Regionali di Domenica scorsa nella pur piccola Val d’Aosta, dà una qualche indicazione. La Lega e il M5S salgono, il Pd e Forza Italia, vanno sotto la soglia di sbarramento e spariscono dal consiglio regionale. La contromossa di Renzi è quindi pronta. Segue la strada del partito liquido (oggi si potrebbe dire …liquefatto), post ideologico, già tanto cara all’ex segretario Pd. Renzi portato a termine l’obiettivo di “rottamare” ogni istanza di Sinistra in quello che fu il Partito Democratico, si appresta a “carpire” ciò che ne rimane al netto delle ormai residue minoranze e pensa a un partito alla Macròn. Che fondi la sua identità su un europeismo da contrapporre alla nuova maggioranza giallo verde. E voglia superare i vizi della vecchia Sinistra. L’obiettivo finale è un partito moderato, liberale (e liberista), attento agli interessi finanziari e bancari, europeista. Come il partito di Macròn in Francia, ma anche  contaminato da Ciudadanos in Spagna, che risulta più vicino all’associazionismo e alla società civile italiana, per come si rappresenta complessivamente. Che possa quindi attrarre i voti della destra/moderata che gravita intorno a Forza Italia (quella che rimarrà dopo l’ulteriore cannibalismo leghista) sommandola alla parte più vicina a Renzi del Partito democratico. La cosa è fatta, scrive Minzolini e verrà portata in “dote” al prossimo congresso… Dal Pd smentiscono. A tentare di smontare la notizia data sul Giornale da Augusto Minzolini, ci prova il portavoce di Renzi, Marco Agnoletto. «Leggo che Renzi starebbe pensando, organizzando, promuovendo la nascita di un nuovo partito. Ma nulla di tutto ciò è vero». Ma tutto fa invece pensare il contrario, tant’è che c’è la conferma di Minzolini: «Il sottoscritto non ha l’abitudine di inventarsi nulla, anche perché non ha fantasia». Questo il clima che si respira nell’entourage renziano e anche il contesto. Infatti, Il nuovo partito di Matteo Renzi agita soprattutto gli stessi renziani. Per l’ex segretario l’assemblea di sabato è un punto di non ritorno. Ma ci sono ancora dubbi da parte di alcuni dei suoi: il responsabile enti locali del Pd Matteo Ricci che sottolinea: “Per creare l’alternativa riformista e di popolo al governo penta-leghista – aggiunge – serve una forza più grande, non la divisione di quella esistente”. Anche Giuliano Da Empoli e Andrea Romano, esprimono le loro riserve. Mentre c’è il sì di Giorgio Gori: “Il bisogno c’è, secondo me, e anche lo spazio politico, soprattutto se il Pd andrà verso Zingaretti”.  Favorevole,  anche Sandro Gozi. Si va quindi verso una ulteriore scissione?! Probabilmente sì. D’altronde c’è stata l’Assemblea Nazionale della scorsa settimana, quella delle non decisioni, in cui Matteo Renzi: “ha fatto di tutto per evitare la conta”. Onde evitare di rendere già chiaramente visibile la scissione”. L’unica decisione presa è stata quella di rimandare ogni discussione sulla situazione attuale del PD e le sue prospettive a dopo l’estate. Fatta salva la riflessione personale di Renzi, che invece continua a tessere la sua trama. “Siamo al punto di non ritorno, ognuno per la sua strada”. Scrive l’ex direttore del Tg1 Minzolini dicendo che ormai “il dado è tratto”. E le due anime del Pd o meglio di quel che ne è rimasto, stanno andando ineluttabilmente verso la scissione, o per meglio dire, il renzismo, punta a rinascere come un “nuovo” soggetto politico. Il simbolo sarebbe già in forno e qualcuno lo avrebbe già visto, mentre la prospettiva sarebbe avvalorata da un sondaggio che avrebbe commissionato direttamente l’ex segretario e che ad oggi, darebbe un partito con le caratteristiche indicate tra il 3 e il 5 per cento. Sembrerebbe poca roba, ma per Renzi è meglio essere leader incontrastato di un partito del 3 o 5 per cento (comunque destinato in prospettiva a crescere per varie possibili addizioni), che secondo o terzo o addirittura scomparire nel …nulla, in un partito tra il 12 o 15 percento. Ma ormai in preda a una crisi identitaria… che interroga globalmente la Sinistra sulla possibilità di avere ancora un ruolo ‘idealmente’ e quindi politicamente significativo nelle società post-moderne, con il rischio di continuare ad evaporare e essere rilegato ad un ruolo di semplice testimonianza di un troppo contraddittorio passato. Non c’è da tergiversare, con l’obiettivo Leopolda di ottobre dallo slogan incisivo: “la prova del nove”. Quella sarà la vera e unica istanza congressuale che la parte renziana del PD celebrerà!  Bisogna fare in fretta, anche perché l’ombra di Nicola Zingaretti (come sottolineava Gori) si sta allungando su quel che resta dalle lacerazioni del Partito democratico. Non ha ancora deciso definitivamente, il governatore del Lazio, ma l’ipotesi di scendere in campo per la Segreteria è sempre più concreta. E, sostengono alcuni, tirerebbe dalla sua tutta la parte più a sinistra dei Democratici e potrebbe anche erodere parte delle ‘deleghe’ (delegati) oggi controllate ancora da Renzi. Quindi Zingaretti incombe. Ma il dualismo nell’idea renziana non sarebbe affatto velleitario. “Due punte” come scrive Il Fatto quotidiano, che potrebbero farsi gioco a vicenda: una che attrae i voti che erano di Berlusconi e che non vanno alla Lega (a favore ci sarebbero già Brunetta e Romani, grande amico di Lotti e Boschi) e l’altra, che mantiene saldo quello che di Sinistra è rimasto nel Pd. Questa parte sembra piacere a esponenti renziani come Guerini e Del Rio (non più tanto convinti della leadership di Renzi, ma soprattutto della buona fede dell’ex segretario) ed è chiaro che possa invece piacere senza riserve a Franceschini, Orlando, Cuperlo, Martina ed Emiliano. Ma c’è il capitolo soldi che rende tutto più difficile: il Pd è in bolletta, i dipendenti in cassa integrazione e finanziatori pochi. Renzi sta opportunamente già facendo “il lobbista”, scrive Il Fatto, viaggiando tra Qatar, Kazakistan e a breve decollerà alla vota degli Stati Uniti… Ma c’è dell’altro. A tutto questo va ad aggiungersi il fattore Carlo Calenda. Qualche giorno fa, il ministro insieme a Paolo Gentiloni erano ospiti dell’assemblea annuale di Confindustria. I due starebbero elaborando anche loro il progetto di un partito europeista, oggi, bloccato dalla presenza di Renzi. Che, chiaramente, non può che stare ancora fuori dalla porta, pena il fallimento. E siamo a tre partitini (…anche così si spiega il ritorno a una legge elettorale a 2/3 maggioritaria che porta necessariamente alle coalizioni). Tre “fenici” pronte a rinascere dalle ceneri del Pd. Quali i tempi delle realizzazioni di questi progetti? Molto dipendera da quello che succederà a livello governativo. Giuseppe Conte (con molta a fatica) avrà la fiducia del Parlamento e il governo assumerà così le sue funzioni? E’ presumibile di si. Anche se “le scintille”, sulla sua composizione, a partire dal nome indicato per il Ministro dell’Economia Paolo Savona, cui stiamo assistendo in queste ore., Tra la difesa delle prerogative costituzionale della Presidenza della Repubblica messe sul tavolino dall’inquilino del Quirinale e i diktat del duo Salvini-Di Maio. Con un Presidente del Consiglio indicato… l’avvocato Giuseppe Conte, semplice spettatore, potrebbe in dirittura d’arrivo provocarne la “caduta” prima del traguardo. Con il risultato di rimandarci di nuovo al voto. D’altronde  che non sarebbe stato un Esecutivo dalla vita facile, lo si sapeva già, viste altresì le premesse e le differenze genetiche dei due contraenti del “contratto di governo” M5S e Lega, che non deponevano a favore della sua effettiva nascita e/o della sua possibile durata. Probabilmente se nascerà, non si sa comunque, vista la sua naturale “gracilità” quanto poi effettivamente potrebbe durare…

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