Conoscenza, Consapevolezza e Comprensione…

 “Conoscenza e Consapevolezza

possono aiutarmi a gestire le mie emozioni?”

A volte, per sapere il significato intrinseco di una parola, è utile cercare il suo contrario. Se, accanto alla parola conoscenza, scrivo la parola ignoranza, ecco che nella mia mente si allineano molte altre parole, legate all’una o all’altra e si confrontano fra esse per portarmi a capire non solo il significato, ma anche la differenza che intercorre tra esse. A volte arrivano immagini di situazioni lette o vissute, come, ad esempio: “Il re, che ignorava la verità, fece imprigionare l’innocente” o “La bambina, che conosceva la strada, trovò la casa senza difficoltà”. Gli uomini primitivi, che ignoravano la causa di tuoni e fulmini, ne avevano paura e ne hanno fatto degli dei… Questo ci porta a pensare che tutto quello che ignoriamo e di cui non abbiamo esperienza, ci fa paura. La conoscenza ha portato l’essere umano alla civiltà e a vivere più a lungo e in condizioni migliori. Ma stiamo sempre parlando della nostra vita fisica e materiale. A questo punto potrei chiedermi: “Può la conoscenza delle cose migliorare i processi chimico/fisici che regolano la materia e la stessa energia e lo stesso mio corpo?” Sicuramente mi mette in grado a ”ragion veduta” d’impedire disastri, di prevenire catastrofi e di correggere qualche mal funzionamento del mio corpo. Ma la conoscenza tecnica di che cos’è l’ansia, per esempio, o la depressione o lo scontento può farmeli passare? Qui abbiamo cambiato di livello e dalla materia, energia a vibrazione più bassa, ci siamo spostati sull’energia più mobile delle emozioni. In questo livello la conoscenza mi può aiutare a “tenere a bada” le mie emozioni, ma non a risolvere i miei problemi emotivi.  Per farlo ho bisogno di diventarne consapevole e di comprendere. Ma che cos’è la consapevolezza di se stessi? Posso conoscere le mie emozioni perché le sento ogni momento dentro di me. Le vivo, accelerano i battiti del mio cuore e fanno reagire i miei organi, che si contraggono. Perciò conosco bene il loro effetto sul mio organismo o sull’ambiente nel quale vivo. Però, se sono consapevole delle mie emozioni, allora so che io non sono le mie emozioni, ma che ne sono gestito e condizionato. So che cosa le può scatenare e perché cerco quel tipo di emozione. So anche come provoco le situazioni nelle quali rimango coinvolto. Gestisco in un certo modo i miei rapporti con gli altri per vivere in quel tipo di energia. La consapevolezza di sé rende palese la parte dell’iceberg che sta sott’acqua, ma che sostiene e muove quella superficiale. La consapevolezza è un sottile spostamento. Non ha mai fine. Diventa sempre più sottile, più vasta e più profonda. Da sola la consapevolezza di noi stessi potrebbe bastare a cambiare il percorso della nostra vita, ma non è così semplice. Perché? Perché è subordinata alla nostra intenzione di “comprendere le cose”, di rivalutare e di cambiare noi stessi costantemente. Si parla d’intenzione e non di volontà. La volontà è in mano al nostro ego. Non si parla nemmeno di desiderio momentaneo e cauto: “Dai che provo…poi si vedrà!”  La consapevolezza si arresta dove noi decidiamo di non darle più attenzione, quando ci accomodiamo in situazioni di comodo – o, a volte, anche molto scomode – pur di evitare la sofferenza o di dover rinunciare a qualcosa. La consapevolezza di se stessi ha bisogno di continue decisioni e scelte e di almeno piccoli cambiamenti per portarci avanti. Abbiamo così visto che la conoscenza, da sola, non basta. Per poter gestire le nostre emozioni occorrono entrambe: conoscenza e consapevolezza e anche comprensione…

“E’ sempre tempo di Coaching!”

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