Cosa significa essere una persona di talento oggi?

Si può ragionevolmente condividere che il Talento di per se stesso sia un dono, un’inclinazione naturale che ognuno di noi, in misura diversa, possiede e di cui il riconoscimento, la valorizzazione, l’espressione dovrebbero essere pieni i percorsi formativi nella nostra società… Non sembra essere così. Il fattore decisivo sembra oggi essere il progetto e la passione con i quali le singole persone che sanno riconoscere il proprio talento, decidono di condividere socialmente il loro capitale individuale. Da queste scelte e dagli spazi che si generano nella società dipende in gran parte la qualità della nostra condizione nella società stessa. Essere quindi un talento oggi ha molto a che fare con una sorta di senso della responsabilità personale, che viene condivisa tra cittadini disponibili e impegnati a costruire, ciascuno sul proprio talento individuale, oltre al proprio futuro anche quello della Società civile in cui vivono. Talento invece è parola sempre più desueta oggi, almeno nel campo intellettuale giacché nello sport e nello spettacolo è invece ricorrente. Questo termine ha assunto nel tempo un’accezione un po’ esclusiva; si associa solitamente a delle caratteristiche peculiari in grado di produrre azioni emozionanti: ai campioni dello sport, ai grandi musicisti o attori. Ma, se si parla di capacità specifiche o interessi culturali non è affatto frequente usare questa parola. Perché? Viviamo una società parecchio frantumata. Dove i singoli  sono spesso soli,  dove il riconoscimento del talento e la sua condivisione sociale è sicuramente più difficile se si tratta di talento d’intelletto. Ma, anche per un senso di Pudore. Il Pudore di non poter più dare per scontato che chi ha Talento possa nella Società odierna svilupparlo e vederlo riconosciuto, né che esso conti davvero in una società che tende a privilegiare il potere economico e politico alla cultura e alla conoscenza. Come accennato il Talento è un dono e lo è altrettanto l’identificarne l’esistenza. Dovrebbero essere famiglia e scuola a rintracciarne i segnali, ma temo che soprattutto la seconda faccia fatica a distinguere le doti reali di alcuni, che si manifestano in giovane età in forme confuse, spesso celate da esuberanza e agitazione (fisica e intellettuale), caratteristiche che di solito non piacciono agli insegnanti… C’è anche chi di loro non lo vuole vedere il Talento in chi ce l’ha, perché questa consapevolezza indurrebbe una responsabilità ovvero: coltivare e far crescere quel talento, che ha bisogno di cure e attenzioni e quindi di tempo, elemento ormai che viene contabilizzato e quindi dotato di valore economico che qualcuno deve remunerare adeguatamente. E per gli insegnati ciò di solito non avviene. Tuttavia, resto convinto che anche chi è apparentemente privo di Talento possa con il tempo costruirsi delle qualità nel proprio campo, con lo studio, le letture, la curiosità. Tutti possiamo quindi trovare dentro di noi un piccolo talento e farlo crescere, se abbiamo la forza per svilupparlo e, soprattutto da giovani, la fortuna di incontrare un ‘mentore’, un riferimento, una guida, dotato di uno spirito critico che non ci faccia smarrire la via maestra. Nel contesto economico e sociale attuale essere una persona di Talento significa anche essere coraggioso. Non basta avere delle capacità: serve anche il coraggio di esprimerle. In quanto avere Talento oggi vuol dire avere il coraggio delle proprie idee e comunicarle, anche avere il coraggio di sognare, di provare ad emergere, di rischiare e saper coinvolgere altre persone nei propri progetti… Significa avere il coraggio di guardare oltre il quotidiano, con prospettiva. In questa nostra società immobile, politicizzata e gerontocratica essere una persona di Talento significa avere il coraggio di esplorare nuove strade… Oggi come ieri il concetto di Talento evoca una predisposizione positiva che può essere specifica o generale e che tuttavia richiede una valorizzazione e un ambiente favorevole per tradursi in risultati tangibili. Di per se l’espressione “persona di talento” ha oggi lo stesso significato che aveva 10 o 100 anni fa, ossia una persona con capacità’ intellettuali, cognitive, artistiche o manuali superiori alla media. Non necessariamente tutte assieme, ma almeno alcune. Altrettanto ovviamente, i Talenti naturali non servono a molto se non vengono coltivati, applicandoli a conoscenze ed abilità che vanno acquisite. Da questo punto di vista, le cose son rimaste le stesse da svariati secoli a questa parte. Sono cambiate le attività’ su cui i talenti si applicano ma, anche in questo caso, il cambio è più apparente che sostanziale. Alla fin fine, che si scriva con un computer o con una penna stilografica, il Talento dello scrivere (lo scrittore) continua a scrivere racconti o romanzi. il fisico che studia le particelle, che lo faccia al CERN, in un enorme acceleratore, o in un piccolo e rudimentale laboratorio in via Panisperna, si pone domande che sono formulate in termini analoghi a quelli di ottanta anni fa e che, infatti, sono scaturite dalle risposte che allora si diedero al precedente insieme di domande. Così come chi progetta ponti, l’Ingegnere risolve problemi matematici e di architettura che sono simili a quelli di 800 anni fa, essendone, in un certo senso, la continuazione. Per finire: Il Talento è distribuito fra gli umani dalla natura, ma la sua valorizzazione è affare degli umani stessi che devono creare le condizioni perché si realizzi a pieno… E’ necessario il fuoco: l’azione continua anche se caotica, il rilancio, la sfida dei limiti, il rischio. E’ necessario, insomma, il ‘furore del fare’ accompagnato da una dimensione etica che rende possibile credere in ciò che si sta facendo. Il famoso “fuoco dentro”. Ma infine è necessaria anche l’acqua (l’acquario rappresentato dalla società), l’elemento liquido che rappresenta lo scambio, la necessaria fluidità che genera circolazione e confronto d’idee, l’instabilità dinamica che non permette l’affermarsi di posizioni rigide e ideologiche, l’impossibilità di stare fermi perché tutto intorno si muove…

E’ sempre tempo di Coaching!”

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