Felicità: il nonno di Alessio

Oggi è lunedì iniziamo la settimana  e vi racconto una storia…

Alessio stava sorridendo nonostante la situazione che lo circondava. E quando accadeva, gli altri non riuscivano a capire come facesse. In casa c’era sempre tensione, il papà che litigava con la mamma o sgridava la sorella, i soldi che non bastavano mai, la zia materna con una grave disabilità che accudivano, o meglio sopportavano, ormai da diversi anni. E quando Alessio sorrideva di fronte ai musi, le grida, la frustrazione degli altri, c’era sempre il papà che lo rimproverava accusandolo di essere un idiota, visto che era “felice”. E Alessio aveva ormai smesso di chiedergli se avrebbe migliorato le cose stando male. Ma quel giorno era la prima volta che un suo nuovo amico era a casa di Alessio e vedendo quella scena convulsa, in cui nessuno si curava della presenza di un estraneo, rimase alquanto sorpreso. Sapeva che Alessio era “strano”, ma adesso lo vedeva davvero “molto strano”. Così glielo chiese: “Ma come fai a sorridere e restare calmo in quel clima,  e con tuo papà che ti offende in quel modo?” Alessio allargò il sorriso, prese l’amico e lo accompagnò fuori, nel piccolo giardino dietro casa. Lo fece sedere su un sasso e gli mostrò un ramo che pendeva nel giardino dall’orto del suo vicino. “Avevo 5 anni” – iniziò a raccontare – “e mio nonno mi portava sempre qui a passare le prime ore del mattino, e parlavamo di tante cose. Mi ricordo che un giorno gli chiesi cosa fosse la felicità”. L’amico guardava Alessio in silenzio. “Mio nonno era fantastico, sempre sorridente, e mio papà criticava anche lui come oggi rimprovera me. E sentivo spesso che gli rinfaccia di essere felice.” “Così gli chiesi cosa fosse questa felicità e lui, dopo un po’ di silenzio e uno sguardo serio che non dimenticherò mai, mi rispose…” L’amico si fece più attento e aspettò di sentire la risposta del nonno di Alessio: “Guarda quel ramo –  mi disse – “lo vedi quel passerotto appoggiato sopra?” A proposito “Il ramo è proprio quello che vediamo ancora oggi, è rimasto lì, non ho mai voluto che lo tagliassero.” Confidò Alessio all’amico. “La felicità” – disse mio nonno – “è il volo del passerotto. Che senso avrebbe restare fermi sul ramo?”   Mi spiegò. “Un passerotto è fatto per volare, e non può farlo se resta attaccato al ramo”. L’amico alzo le sopracciglia per l’ovvietà dell’insegnamento del nonno di Alessio, mentre si aspettava una qualche rivelazione illuminante! “Se resta attaccato al ramo” – proseguì Alessio, nel raccontare la lezione di suo nonno –  “è al sicuro, non rischia certo di cadere mentre vola, ma non può alzarsi nel cielo, vivere la vita che è nato per vivere, vedere il mondo. Si sente al sicuro perché il ramo è solido, ma spreca la propria esistenza.” Alessio osservò l’amico e in quel momento un merlo si posò proprio su quel ramo. Entrambi sorrisero. Alessio proseguì: “Non puoi volare se resti attaccato al ramo. Devi rischiare, devi correre il rischio di cadere, se vuoi volare.” “Io ho scelto di staccarmi dal ramo, che sia un amico.” I loro sguardi si incrociarono per un intenso attimo. “Una ragazza, la tua famiglia, i soldi, il lavoro, la salute.” Disse ancora Alessio con voce decisa e calma. “Sono felice” – concluse – “perché mio nonno mi ha insegnato che se voglio volare devo staccarmi dal ramo ed essere libero, poter tornare al nido quando voglio, ma non restarci chiuso dentro o intrappolato, altrimenti prevarrà la paura, resterò chiuso, e smetterò di volare, di vivere, di amare e diventare ciò che sono nato per essere!” L’amico osservò Alessio, poi guardò il ramo e il merlo, notandoli, volò via, lasciando il ramo per librarsi in aria. “Nessun uccello baratterebbe mai il cielo per un ramo, neanche fosse il ramo più bello o robusto del mondo. Se tu non baratterai la tua libertà e il tuo amore per niente e nessuno, sarai felice qualsiasi cosa accada”.

E’ sempre tempo di Coaching!”

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