Fregature… all’avanguardia…

 

…da questo Blog, abbiamo parlato più volte di come non è facile trovare lavoro, e di come sia difficile cercarlo… tutto ciò non è proprio una passeggiata. Senonché ci sono soggetti che complicano ancora di più la faccenda per quelli che i colloqui li fanno praticamente di lavoro, quelli che chiamerò “colloquisti”.
E’ successo, che una mia coachee …fresca fresca di laurea, che si era iscritta su di un sito di “InfoJobs” ha risposto ad un annuncio che ricercava un: “Addetto comunicazione e marketing” che avesse proattività e tutte quelle cose lì …e che soprattutto avesse voglia di crescere in un ambiente dinamico, in una società nuova e giovane di comunicazione. Richiedevano per l’apponto laurea in marketing o comunicazione. L’annuncio era firmato da una azienda importante nel campo con sede in Milano.job
Mi racconta che la chiamano quasi subito, la receptionist le fissa un appuntamento.
Controlla il loro sito per vedere di cosa si occupano e mi dice di aver sentino un po’ di “puzza di bruciato” per il fatto che non si capisca un gran che di quel che fanno …e che questo sia condito da quelle frasi motivazionali che sembrano inventate da Barney Stinson.
La cosa continua a puzzarle quando, arrivata al primo colloquio, nella sala d’aspetto ci sono un sacco di ragazzi, tutti più o meno della sua età. Però per capirci qualcosa in più, decide di starci e sostenere il primo colloquio. Si tratta di un colloquio brevissimo, oltretutto (ulteriore perplessità il colloquio e in due …due candidati, si intende). Dall’altra parte del tavolo c’è un ragazzo americano (l’azienda è americana) molto carino e disponibile che tuttavia sembra non capire una parola di quello che gli diciamo io e/o l’altro candidato… ma annuisce sorridente e alla fine di ogni nostra frase esclama “Fantastico!” o “Magnifico!” o ogni tanto pure “Wonderful!”.
Lei rimane un po’ basita, sapendo che di wonderful nella sua carriera universitaria non c’è proprio niente. O meglio, ci sarebbe, ma di sicuro non ha avuto tempo di approfondire la cosa in 2 minuti e mezzo. Il tipo, sapendo lei l’inglese, le chiede pure come si traduce una parola da dire all’altro candidato. Bah. In totale il colloquio dura neanche 5 minuti, durante i quali la sola domanda è stata “Parlami di te”.incentives
Racconta ancora e mi dice: Tutto questo succedeva circa un anno fa, quando ero ancora ingenua e speranzosa: i segnali li avevo colti tutti, ma non pensavo ancora che esistessero cose tali… sì …truffe così totali.
Infatti, un altro tizio (questo italiano) la chiama la sera stessa per dirle che il colloquio è andato bene (ma cosa è andato bene? com’ero vestita? perché giusto quello può avere capito il tizio) e le fissa un altro colloquio che, dice, potrebbe durare tutta la giornata, in cui le verrà illustrato il lavoro.
Sempre perplessa ma ingenua e speranzosa e anche felice di essere stata richiamata, accetta, oltretutto curiosa ed entusiasta al pensiero di, boh, visitare l’azienda?
Fare prove/colloqui di gruppo? In certi casi chiedere delucidazioni è sempre lecito e anche giusto. Ma che ne sapeva …lei.
Va al secondo colloquio, circa una settimana dopo il primo, cosa che raramente accade, a meno che la ricerca non sia urgente, ad esempio per una sostituzione per motivi improvvisi. Anche stavolta, la sala d’attesa è piena di giovani, solo che questa volta intavola la conversazione con due di questi, un ragazzo e una ragazza. Chiacchierando, viene fuori che lui faceva l’autista e lei la receptionist in un albergo. Nessuno dei due è laureato ma soprattutto nessuno di loro ha qualcosa a che fare con il marketing. Ok, si dice: c’erano parecchi annunci di questa azienda e in più dovrebbero aprire una nuova filiale, magari stanno cercando persone che ricoprano posizioni diverse. Si guardano intorno e l’opinione dei suoi due compagni d’avventura è la stessa: “sembra una fregatura”. Ma ormai sono lì, perciò tanto vale vedere come va a finire.
Nella stanza di fianco a quella dove sono loro, intanto, compaiono persone che si abbracciano, si salutano, parlano tra di loro e alla fine fanno una cosa che sembra tanto quei motti che si recitano prima di una partita sportiva, in cui i giocatori mettono le mani al centro una sopra l’altro e poi urlano ad esempio il nome della squadra… Mi dice ancora …sembra per un attimo di vedere una scena del film “Tutta la vita davanti”, in cui il telelavoro è quasi paragonato a una religione, a un luogo dove la meritocrazia è portata al limite.
Viene chiamata allora per il colloquio in un’altra stanza. Un ragazzo, sempre piuttosto giovane, le dice che le è stato assegnato uno dei responsabili (di cosa?), per spiegarle come funziona l’azienda addirittura salterà la pausa pranzo! Bene, eccolo… il suddetto responsabile avrà circa 23 anni ed è spagnolo. Non solo, anche lui non capisce molto l’italiano. Escono dalla struttura e nel frattempo il tizio inizia a parlarle del lavoro. Anzi, non le parla per niente del lavoro, ma le spiega che l’azienda si occupa del marketing faccia a faccia e che è molto meritocratica, nel senso che se fai un buon lavoro puoi diventare manager in pochissimo tempo. Intanto camminano verso la stazione dei treni più vicina. Il tipo continua a spiegarle che in quell’azienda tutti quanti fanno carriera e che praticamente basta essere bravi per diventare manager: ci può volere di più o di meno, ma alla fine accade inevitabilmente. Ci sono tre step nel percorso: quello commerciale, quello economico e alla fine il marketing. Se sei bravo nel tuo lavoro come commerciale, passerai alla parte economica e alla fine, se supererai anche questa fase, arriverai finalmente a lavorare come manager nell’ufficio marketing dell’azienda.
A questo punto sempre più basita le chiede se quindi tutti quelli che lavorano oggi al commerciale (come lui) un giorno diventeranno manager e lui risponde di sì. Smette di dargli ascolto e comincia a immaginarsi come possa essere questo paradiso chiamato “marketing” dove si ritrovano tutti quelli che superano le prime due fasi, l’inferno e il purgatorio. Lo immagina affollatissimo (perché insomma, tutti ci arrivano prima o poi), pieno di persone che… non sanno bene cosa fare. Perché non è che ci siano campagne marketing da organizzare, visto che l’azienda si occupa di vendite porta a porta.

porta-a-porta

I “commerciali” quindi sono proprio quelli che vanno porta a porta a cercare di vendere contratti, nel caso del mio responsabile (che, non dimentichiamo, ha saltato la sua pausa pranzo per me, mah) di Enel.enel-green-power

Quando arriviamo alla stazione i tizi (il responsabile è affiancato da almeno altre tre persone) si mettono ad aspettare il treno. Lei che ormai ha capito di cosa si tratta e un po’ irritata e chiedo loro: “Ma avete un abbonamento del treno?”, sotto intendendo “pagato dall’azienda” al che loro si mettono a ridere e le spiegano che, semplicemente, se dovesse esserci il controllore sul treno si può dire che in quella stazione non c’è un bar o un’edicola che venda i biglietti. Sempre più basita, si mette un attimo in disparte a parlare con il tipo con cui aveva parlato prima in sala, l’autista. Lui le dice che il suo responsabile è stato un po’ più dettagliato del mio e che dovremmo decisamente andarcene. Comunichiamo quindi la cosa ai ragazzotti e ce ne andiamo.
Durante il viaggio di ritorno, mi spiega cosa gli ha detto il ragazzo che era con lui. Il lavoro è proprio quello di porta a porta, ma non solo. Come aveva intuito anche lei, i ragazzi si pagano i mezzi da soli e non c’è rimborso spese. Semplicemente vengono pagati a provvigione, in percentuale rispetto ai contratti che riescono a far firmare: se non ottengono nessun contratto, come spesso succede non vengono proprio pagati (non c’è, cioè, un fisso). Quindi non solo c’è la possibilità di non essere pagati, ma si spendono pure i soldi per i mezzi e, da quello che aveva capito, non si tratta nemmeno di viaggi cortissimi, ma in tutta la regione.

truffeSconfortante! E alla fine che ricavarne da un’esperienza come quella vissuta da questa mia coachee… approdata in seguito al coaching per orientarsi meglio e trovare strade per un’occupazione a lei affine e che la motivi rispetto alle sue esperienze di studio…
State quindi molto attenti a tutti i segnali ai quali si è fatto cenno nel racconto: inserzioni vaghe, siti ancora più vaghi e conditi di cose campate in aria, tante persone ai colloqui (soprattutto giovani) con background diversi, colloqui brevi e senza senso e a poca distanza uno dall’altro.
Sul blog “Contro la truffa” potete poi trovare opinioni precise sui siti di Infojobs e un farvi un’opinione di queste aziende tra loro simili…
Spero che questo post possa essere utile per qualcuno e se avete avuto esperienze simili e volete comunicarmele mi fa solo piacere!

E’ sempre tempo di Coaching!

 se hai domande o riflessioni da fare, ti invito a lasciare un commento a questo post: sarò felice di risponderti oppure: prendi appuntamento per una sessione di coaching gratuita

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