Governo: col decreto sicurezza la pacchia è finita …ma per lo stesso Esecutivo…

Che siano i primi cittadini a reagire, nel deserto intellettuale italiano, è una conferma della vitalità potenziale della politica cosiddetta dal basso, a contatto con la vita concreta della gente e con un’esperienza concreta e costante nel Paese vero, quello delle città, forse l’ultima riserva nazionale dello spirito di comunità civile. Ma oggi “la crepa” si fa più profonda all’interno dello steso governo… In quanto continua, l’odissea dei 49 migranti bloccati da 18 giorni sulle navi delle ong Sea Eye e Sea Watch  mentre vanno avanti le trattative a livello europeo per sbloccare finalmente la situazione… Il premier Conte dice: “Accogliamoli”, e Salvini frena: “Non si cede” e Conte insiste.  Per il presidente del Consiglio, ospite di Porta a Porta, quello della Sea Watch e della Sea Eye “è un caso eccezionale” con “donne e bambini da oltre due settimane in mare: e non volendo affatto tradire la linea di coerenza del governo, pensa comunque che il sistema Italia possa sopportare poche donne e pochi bambini”. E Salvini seppur esprime una linea condivisa dal governo anche se permettesse di marchiare nel segno dell’eccezionalità un intervento di questo tipo, non è che  potrà essere tacciato di incoerenza. Così ragiona Conte. Sta il fatto che tra la protesta dei Sindaci e l’ennesima forzatura securitaria di Salvini a spese di 49  “disperati” in fuga dalla miseria… è “finita la pacchia”.  Proprio sui Migranti, non è ancora crisi, ma il governo è finito. Come scrive Stefano Folli su Repubblica: “Non è ancora crisi di governo e anzi in qualche modo il collasso dell’esecutivo giallo-verde sarà evitato. Tuttavia mai come stavolta ci si è avvicinati al punto di non-ritorno. E proprio sul terreno più insidioso: non la banca Carige o la legge di bilancio, ma gli immigrati via mare. Come in un destino circolare, il governo nato alzando la bandiera dei porti chiusi rischia di morire sulla stessa questione: l’impossibilità alla lunga di bloccare il flusso dei migranti quando pressioni potenti sono all’opera per isolare Salvini e la sua linea intransigente. Ma questo Governo… mostra sempre più palesemente le mille contraddizioni con cui si è mosso in questi mesi…  e Giuseppe Conte, diventa l’unico vero argine allo strapotere di Salvini e Di Maio. La presa di posizione a favore dello sbarco e dell’accoglienza dei 49 migranti intrappolati in mare non è che l’ultima delle fronde del presidente del Consiglio, sempre più autonomo rispetto ai due vicepremier.  E’ gioco delle parti? Forse si, ma Conte è sempre più apprezzato e sempre più popolare… Continuano i paradossi italiani: gli abitanti delle periferie scendono in piazza a fianco dei Sindaci ribelli, per protestare contro un decreto che scarica tutte le tensioni sociali nei quartieri popolari e alimenta la guerra tra poveri, anziché mitigarla. Italiani, svegliamoci, prima che sia troppo tardi. Possiamo entrare nel merito delle questioni, per qualche minuto? Perché la verità è che dovremmo svegliarci tutti, non solo i sindaci ribelli, soprattutto chi ancora oggi pensa che il pugno di ferro di Salvini sia sinonimo di sicurezza sociale. Perché chiunque abbia un minimo di buonsenso dovrebbe avere la lucidità di leggersi il decreto cosiddetto sicurezza e chiedersi se davvero la sua vita migliorerà, discriminando chi sta sotto di lui nella piramide sociale. Perché, come a Lodi con il caso mense, è difficile non vedere le discriminazioni dentro il decreto sicurezza. Negare l’iscrizione all’anagrafe ai richiedenti asilo, per dire, vuol dire negare loro le cure sanitarie e ai loro figli la possibilità di andare a scuola. E cancellare la protezione umanitaria, trasformando dalla sera alla mattina decine di migliaia di persone in clandestini che non possono nemmeno cercare una casa o un lavoro che non sia irregolare. Parliamo di buonsenso, però, ancor prima che di umanità. Perché col decreto sicurezza, la pacchia finirà proprio nelle periferie, nei quartieri popolari, non certo nelle Ztl dove abitano i buonisti, i radical chic e pure Matteo Salvini. Meno bambini a scuola, più baby gang nelle strade. Meno persone che curano i loro malanni, più contagi ed epidemie. Meno persone dentro un circuito abitativo e lavorativo legale, più manodopera per caporali e mafie. Dov’è la sicurezza in tutto questo? Dov’è che finisce la pacchia? Davvero pensate che le 50 mila persone cui sarà revocata la protezione umanitaria e consegnato un decreto di espulsione se ne torneranno di loro spontanea volontà “a casa loro”? Davvero pensate che ogni richiedente asilo si presenterà ai cancelli dei “centri per il rimpatrio”, sapendo che dovrà passare sei mesi da detenuto? La verità è che nel nome della rabbia accumulata in anni di propaganda xenofoba e securitaria – nonostante i reati in calo, nonostante il crollo degli sbarchi antecedente all’era Salvini – stiamo costruendo un sistema che aumenta i livelli di insicurezza sociale, anziché ridurli. Che mette sotto stress le comunità locali e le periferie, anziché migliorarne le condizioni di vita. Che nel nome dell’ideologia e del consenso di Salvini alle prossime elezioni europee, mette una pressione enorme sulle spalle dei sindaci e degli amministratori, di qualunque colore siano. Peraltro, nel contesto di una legge di bilancio che toglie loro un sacco di soldi. E possono pure farvi schifo Leoluca Orlando, Luigi De Magistris, Dario Nardella, Antonio Decaro, Beppe Sala e tutti gli altri sindaci che si sono schierati contro il decreto sicurezza. Potete pure giudicare strumentale la loro protesta e illegittima la loro minaccia di disobbedienza. Ma vi conviene – per il vostro bene, non certo per la faccia di Salvini o Di Maio – pensare seriamente al merito della questione. Perché qualunque esse saranno poi le conseguenze del decreto sicurezza sarete voi, saremo noi, a pagarne il conto.

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