Governo: ecco fatto, il deficit al 2,4% e il ‘casus belli’ per fare la guerra all’Europa…

Unione europea, mercati, agenzie di rating. Hanno già tutti messo mano alle “rivoltelle”. Il governo non aveva ancora trovato la quadra sulla portata del Def che fonti della Commissione europea avevano già cominciato con le critiche: “La legge di bilancio dell’Italia rischia la bocciatura se il deficit nominale dovesse superare la soglia del 2%”. E, alla fine, visto salire il gradimento del loro governo di qualche punto in più del 70%… Non solo Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno sforato la soglia imposta da Bruxelles, ma lo hanno fatto con prepotenza fissando una percentuale che va ben oltre i pronostici degli analisti. Il rapporto deficit/pil lieviterà, infatti, al 2,4%. E non solo per il 2019, ma per i prossimi tre anni. Una prova di forza (molto probabilmente calcolata dai due vice premier da tempo) per aprire lo scontro con l’Europa e la Finanza e vedere chi ne esce vincitore. Già, non appena il Consiglio dei ministri aveva dato il via libera alla nota del Def, il Financial Times e il Wall Street Journal avevano subito accese le loro le sirene. “Allarme rosso” in tutto il Vecchio Continente. “La rotta di Roma – hanno scritto – è in collisione con l’Europa”. Un panico generalizzato che è via via aumentato nel corso degli ultimi due giorni. “Il target (del deficit-Pil al 2,4%,) ha sentenziato un funzionario europeo ai microfoni di Bloomberg – è troppo alto”. Adesso i principali mercati dell’Unione europea si aspettano un giudizio netto da parte dei tecnici di Bruxelles che, nei giorni scorsi, avevano fissato l’asticella del rapporto deficit/pil all’1,6% e si erano detti disposti a tollerare un rialzo di poco sotto il 2%. “Non abbiamo alcun interesse ad aprire una crisi tra l’Italia e la Commissione, ma non abbiamo neanche interesse a che l’Italia non riduca il suo debito pubblico, che rimane esplosivo”, ha subito messo in chiaro il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, avvertendo che “rilanciare quando c’è un debito molto alto, finisce per ritorcersi contro chi lo fa”. Anche se è stato scongiurato lo scenario peggiore, ossia quello delle dimissioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, gli investitori sono preoccupati per i numeri contenuti nel Def. Tanto più che la manovra finanziaria dovrà passare anche dal vaglio delle agenzie di rating con i giudizi di Standard & Poor’s e Moody’s previsti a in questo mese. Nella nota varata dal Consiglio dei ministri c’è dentro tutto: il superamento della legge Fornero, un primo abbozzo di flat tax e il reddito di cittadinanza. Per Salvini e Di Maio è una svolta epocale, ma per l’Europa è l’inizio di un incubo… Se sui mercati finanziari e sul differenziale tra il Btp benchmark scadenza dicembre 2028 e il Bund tedesco si sono registrati i primi scossoni, è probabile che a Bruxelles aspettino il testo della manovra economica che l’esecutivo gialloverde dovrà consegnare entro il 15 ottobre. Le nuove regole introdotte durante la crisi dell’euro con il “Two Pack” prevedono che, in caso di “un’inosservanza particolarmente grave degli obblighi di politica finanziaria definiti nel Patto di Stabilità e Crescita”, la Commissione Ue chieda “un progetto riveduto di documento programmatico (di bilancio)” da consegnare “entro tre settimane dalla data del suo parere”. Sarebbe la prima volta che succede. E sarebbe anche il primo passo che porta, nel caso in cui Salvini e Di Maio decidessero (ma l’hanno già deciso) di impuntarsi sul 2,4%, alla procedura di infrazione. Oltre alla partita politica, che si snoderà in uno scontro a fuoco tra il governo gialloverde e Bruxelles, il premier Giuseppe Conte dovrà tener conto delle tensioni finanziarie. I ribassi di questi due giorni e l’impennata dello spread sono solo il primo segnale di un rischio ben peggiore: la fuga degli investitori dall’Italia. Il tutto sarà, ovviamente, condizionato dallo strapotere delle agenzie di rating che non tarderanno a far sentire il proprio parere sul Belpaese. La sfida potrebbe, però, essere ancor più ampia. Il deficit al 2,4% è solo il casus belli per aprire le ostilità con la Ue e vedere chi ha la meglio. Quella che si consumerà nelle prossime settimane sarà una zuffa senza precedenti che, nell’ottica di Salvini e Di Maio, deve portare a scardinare l’Europa delle regole e dei vincoli economici. Secondo Moscovici sarà “il popolo italiano a pagare il conto”. Il leader leghista, invece, vuole spingersi fino in fondo. Non si fermerà nemmeno davanti alle sanzioni. Probabilmente l’obiettivo – viste anche le europee alle porte – è ancora una volta elettorale: farsi bocciare la manovra per accrescere i mal di pancia anti Europa. Ora non resta che vedere quale sarà il prezzo da pagare alla fine di questo muro contro muro… forse l’opinione pubblica italiana (oggi alquanto divisa e molto confusa) dovrebbe chiedersi il perché di tutto ciò, ovvero qual’è l’obbiettivo  strategico che c’è dietro questo scontro “epocale?!” … Presi i voti il marzo scorso il M5stelle e la lega di Salvini, hanno iniziato l’opera di demolizione delle istituzioni italiane in direzione di un obiettivo preciso che è quello di far saltare l’Europa… la strategia è quella analoga ai leader mondiali del populismo e sovranismo. Chi sono? In primis Donald Trump*, che con Putin e Xi Jinping. hanno per obiettivo di riscrivere una nuova pianta geopolitica che ridefinisca le zone di influenza e di controllo economico politico a livello globale, cambiando quella uscita alla fine dal secondo conflitto mondiale… Le tre economie di America, Russia e Cina… hanno comunque deciso che a pagare i conti economici politici e sociali di quello che è stato definito il terzo conflitto mondiale siano l’Europa assieme a come è sempre e avvenuto  l’Affrica! Se c’è un complotto internazionale (come urla Di Maio) in corso è questo. E la vittima non è l’Italia, ma bensì l’Europa e tutto ciò che ha rappresentato e rappresenta ancora, nonostante più di qualche ‘acciaccatura’ economica politica e sociale. Salvini e Di Maio sono d’accordo e per governare a lungo il nostro Paese si apprestano ad esserne uno degl’utili strumenti… E il popolo? Sembrerebbe essere più che sovrano come si suol dire un “…popolo bue”.

 

*C’è un appuntamento a novembre che non riguarda direttamente l’Europa ma che può influenzare la politica europea. Soprattutto può determinare l’ulteriore avanzare della marea populista nel Vecchio Continente oppure frenarla. Una data che in molti aspettano, negli Stati Uniti e nella Ue: le elezioni americane di Midterm. Perché come sempre è accaduto, i cicli della politica Usa si riflettono nel breve o nel medio periodo anche in Europa e soprattutto in Italia. Se quel voto del 6 novembre dovesse ribaltare i rapporti di forza nel Congresso e nel Senato di Washington a favore dei Democratici, la presidenza Trump sarebbe di fatto congelata per i successivi due anni. La “protezione” che di fatto la Casa Bianca ha esteso sui fronti populisti europei si indebolirebbe. E bisognerà capire se quell’indebolimento avrà un effetto immediato sulla politica nostrana o più diluito nel tempo. Se poi i risultati elettorali americani attribuissero ai democratici la possibilità – molto difficile – di avviare la procedura di impeachment, allora l’onda lunga antipopulista arriverebbe subito anche sulle coste europee.

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