Governo: Italia sull’orlo del baratro…

L’Italia è sull’orlo del baratro… com’era prevedibile. Lega e Cinque Stelle ora devono decidere: o vanno avanti, col muro contro muro, portandoci a sbattere. O alzano le mani e decidono di salvare l’Italia e gli italiani. L’unico modo per farlo? Correggere la manovra. Come? Se non si vuole finire in esercizio provvisorio di bilancio, occorre spostare almeno ad aprile 2019 l’inizio delle misure previste nella manovra economica italiana. Già trasformare il 2,4 in un 2,2 aprirebbe le porte a un giudizio meno severo nel momento in cui la Commissione trasmette il suo rapporto al Consiglio degli Stati Europei. Le danze sono iniziate e nelle prossime settimane avremo, purtroppo, di che “divertirci”. Chiunque abbia seguito anche distrattamente questa vicenda non sarà certo sorpreso dalle notizie d’inizio settimana: le attendavamo, con timore, da tempo. Chiunque abbia fatto attenzione al ciclo economico, alla situazione finanziaria e di debito pubblico italiane ed alle regole dell’Unione, sapeva che qualcosa del genere sarebbe presto o tardi arrivato e ci avrebbe causato un gran danno. Le uniche domande che ancora attendono risposta sono: quanto danno ci farà e che strumenti abbiamo in mano per evitare che diventino irreparabili? Che prima o poi la crescita degli indici delle borse USA si sarebbe presa una pausa, magari facendo qualche capitombolo, era nelle cose. Che questa attesa instabilità si sarebbe aggiunta ai segnali evidenti di rallentamento del ciclo europeo e che le previsioni sulla crescita USA avrebbero cominciato anch’esse a peggiorare, generando l’usuale un feedback pre-recessivo, era pure alquantomevidente. Che l’aumento dei tassi d’interesse sul debito pubblico italiano avrebbe iniziato a traslarsi sul costo del credito ed in crescenti difficoltà patrimoniali per le nostre banche, lo si andava dicendo da quando lo spread ha ripreso a salire sette mesi fa. Che il DEF più sconclusionato ed irresponsabile del dopoguerra avrebbe portato ad un dannoso ed inutile scontro non solo con la Commissione ma con il complesso degli altri paesi europei, nessuno escluso, e che questo avrebbe creato serie preoccupazioni in BCE, anche questo era stato detto e ridetto. Che questo avrebbe portato i nostri partner comunitari a cercare di costruire una “barriera ignifuga” intorno alle finanze del nostro Paese per evitare che le follie italiane contagino i mercati europei, danneggiando tutti, traspariva chiarissimo da svariati segnali di cui le recenti proposte congiunte franco-tedesche son solo l’ultimo esempio. Eccetera, eccetera, eccetera. E che tutto questo rischi – nelle settimane che verranno – di portarci ad una situazione di emergenza finanziaria, è solo la banale conseguenza di come va il mondo. Ovvero dell’assenza di ‘lune nel pozzo’. Checché argomentino finti esperti di regime dalle televisioni e dai quotidiani italiani. Ogni cittadino italiano dotato di un minimo di autostima e senso del dover civico dovrebbei chiedere a voce alta e pubblicamente a questo governo di fare l’unica cosa utile al momento: fermarsi. Fermarsi, riflettere, accettare la realtà dei fatti e dei dati, smettere di mentire, smettere di occupare poltrone con incompetenti ed avventurieri e provare a ragionare assieme ai nostri partner europei ed alla BCE su come superare i difficilissimi mesi che ci aspettano. Il Governo dovrebbe se non ritirare questa strampalata e dannosa legge di bilancio dal processo di approvazione in corso in Parlamento per non dover ricorrere come già accennato, almeno per il primo semestre del 2019, all’Esercizio Provvisorio di Bilancio, provvedere rapidamente a spostare in l’ha l’inizio delle misure previste in modo di abbassare la spesa complessiva della manovra di qualche miliardo correggendo come detto il 2,4 in un 2,2. Occorre un atto non tanto di umiltà ma di realismo politico oggi oltremodo necessario: continuare sulla strada lungo cui Salvini, Di Maio, Conte, Savona, Tria e soci hanno avviato, da maggio, il paese è semplicemente suicida. Forse non lo sarà, nell’immediato, per Lor Signori… ma lo sta già diventando, ad altissima velocità, per l’Italia che lavora, produce e risparmia. Un atto semplice – politicamente costoso ma psicologicamente efficace e capace di segnalare al mondo che non si vuole fare il salto nell’abisso – è dunque possibile e andrebbe raccomandato. In parole semplici: davanti al fatto oramai palese che sia le previsioni macroeconomiche che i calcoli di finanza pubblica contenuti nel DEF presentato in Settembre da questo Governo non stanno in piedi e stanno generando gravi turbative sui mercati finanziari, danneggiando la già fragile economia nazionale, si proceda a correggere un DEF che sia capace di coniugare i programmi politici della maggioranza di governo con la realtà dei fatti e non con le bugie di finti economisti. Piuttosto di niente, ovvero del baratro, meglio piuttosto. Probabilmente questo suggerimento (sollecitato dal Quirinale e affidato al Premier Conte per i suoi previsti incontri a Bruxelles nel fine settimana con Junker) cadrà nel vuoto e che la compagine di governo, pervasa dall’insano desiderio di una grande vittoria elettorale “populista-sovranista” alle elezioni europee del maggio 2019, vorrà continuare lungo la dannosa strada intrapresa. Ma corre l’obbligo di dirlo. Nell’immediato questa è l’unica cosa che si possa fare per cercare di evitare il peggio che si avvicina a passi di gigante. Oggi occorre minimizzare i danni che la recessione in arrivo può causare per avere il tempo di adottare le misure che ci permettano di riprendere a crescere, per propulsione interna e non solo grazie alla congiuntura internazionale, come non facciamo da tre decenni…

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