Governo: la legge di bilancio e i rischi non visti…

“Abbiamo fatto mesi di commedia che è stata una tragedia per la nostra immagine e anche per il nostro portafoglio”

(Romano Prodi)

La vera notizia sulla nostra legge di bilancio non è che dopo  “mesi di commedia”, con i giornalieri roboanti annunci di Salvini  e/o Di Maio: “noi andiamo avanti e non molliamo di un millimetro”, oggi i toni e le dichiarazioni dei due Vice primo Ministro si sono fatti più concilianti rispetto alla Commissione Europea e alla possibilità che, alla fine delle procedure di infrazione per “debito eccessivo”, ci vengano ratificate sanzioni, con “non ci impicchiamo ai decimali, uno 0,2 in più o in meno non fanno la differenza” e ancora “non vogliamo lo scontro con L’Europa, nessuno ha l’intenzione di uscire dall’euro, noi puntiamo ad un accordo con la Commissione”. Salvini e Di Maio, Conte e Tria, sembrano aver capito che: “Portan le liti danni infiniti” dice il proverbio. Sta il fatto che dopo sei mesi di “prima gli italiani” “noi siamo dalla parte dei cittadini e non delle grandi lobby” ecc. ecc.; gli italiani si ritrovano uno spread salito di circa 150 punti e una Borsa che ha perso il 13%. Ma non sono queste le notizie principali. Infatti, la bocciatura da parte della Commissione europea della legge di Bilancio, era un evento ampiamente atteso e già scontato dai mercati (leggasi per l’appunto, Spread e Borsa) che hanno pesato e non poco sui risparmi degli italiani. Con il governo gialloverde l’Italia ha già perso circa 198 miliardi. Così lo studio della Fondazione Hume: “dalle elezioni a oggi bruciato già il 10% del Pil. I danni a famiglie e imprese”. E tutto ciò sarebbe più che abbastanza! Ma la vera notizia è che le nubi all’orizzonte della nostra economia si fanno sempre più minacciose. Sia gli Stati Uniti che l’eurozona stanno rallentando, un punto in meno di crescita fra il 2017 e il 2019-20 in entrambe le aree, secondo le previsioni più recenti dell’Ocse. La frenata negli Usa, che molti pensano potrebbe divenire anche più brusca, è probabilmente dovuta all’esaurirsi degli effetti della riduzione di imposte varata un anno fa da Trump e all’aumento dei tassi della Fed. Nell’eurozona l’attività economica sta tornando a ritmi vicini al 2 per cento, quasi un punto in meno dell’anno scorso. ‘L’Italia nel terzo trimestre dell’anno si è fermata’. E oggi ecco altri due brutti segnali: la disoccupazione sale al 10.6% il Pil cala dello 0,1%, primo dato negativo dal 2014. Il governo della propaganda quindi  non è infallibile. Ha sbagliato e il costo lo hanno già pagato e continueranno a pagherlo i cittadini e le imprese. In questi mesi di errori ed annunci sono stati già bruciati, come già accennato, quasi duecento  miliardi di euro e rendendo così l’Italia più debole. Inoltre, non c’è traccia di realizzazione seria di nessun punto del programma /promesse: quota 100, reddito di cittadinanza, flax tax, o altro. Sulle infrastrutture tutto è fermo sia quelle avviate dove non si riesce a cambiare nulla per accelerare le opere programmate. Rispetto al rapporto deficit pil, siamo ad un clamoroso ritorno indietro: era sbagliato perché non orientato agli investimenti, ora è rimesso in discussione e ci è già  costato come accennato diversi miliardi. Ma anziché proporre una legge di Bilancio che ci eviti il rischio di entrare in recessione, il governo ha reso la recessione molto più probabile. Secondo la gran parte degli osservatori, anche per gli economisti più keynesiani, come Joseph E. Stigliz, la manovra del nostro governo avrà effetti recessivi. Il motivo è che le misure proposte non fanno nulla per le imprese (tranne un piccolo taglio di tasse riservato a un gruppetto di aziende minuscole) e soprattutto perché le dichiarazioni con cui il governo ha accompagnato la manovra hanno preoccupato i mercati provocando un aumento del costo del denaro per famiglie e aziende. Il risultato è che le previsioni di crescita per il prossimo anno oscillano tra lo 0,9 dell’Ocse e lo 0,4 della banca d’affari Goldman Sachs e continuano ad essere riviste al ribasso. Insomma, un’economia quasi ferma, che quindi non crea lavoro e che perciò richiederà sempre più spese per finanziare i sussidi di disoccupazione, quindi più tasse oppure ancora più debito. In un Paese normale, cioè con debito relativamente basso e che attraversasse una temporanea fase di rallentamento, più deficit e più spesa non sarebbe una ricetta sbagliata (meno tasse sarebbe ancor meglio). Ma l’Italia ha un rapporto debito-Pil che è il terzo più alto al mondo dopo il Giappone (in cui però buona parte del debito è detenuto da enti statali, e quindi è una sorta di partita di giro) e la Grecia, un Paese le cui sorti non vogliamo certo ripetere. È per il livello del nostro debito che l’annuncio di questa Legge ha fatto salire i tassi di interesse trasformando una manovra che in un Paese normale potrebbe essere lievemente espansiva, in una recessiva. Politiche di bilancio perfettamente ragionevoli per un paese con basso debito non lo sono per noi. Invece Primo Ministro Conte e il Ministro dell’Economia Tria continuano a ripetere un’affermazione in cui solo loro credono (o forse sono costretti a far finta di credere): che la manovra sarà espansiva e la crescita l’anno prossimo raggiungerà l’1,5 per cento, cioè quasi un punto in più della media delle altre previsioni. Come fa questo Governo a sostenere questa favola? Non solo ignora gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse, che riducendo il valore dei Btp avranno effetti negativi sui consumi delle famiglie che li possiedono, oltre che rendere il credito più costoso per le imprese. Sembra non tener neppur conto dell’inversione di tendenza dell’economia mondiale rimanendo ancorato a previsioni formulate lo scorso mese di aprile e ormai superate dagli eventi. Il risultato è che la sua manovra, accompagnata da crescita zero se non addirittura negativa, produrrà deficit ben più alti di quelli che il Governo prevede e farà riprendere la crescita del debito. Sarebbe opportuno che Salvini e Di Maio (il duo deus ex machina di questo Governo) parlassero più chiaramente agli italiani. E lo stesso dovrebbe fare il presidente del Consiglio Conte e il Ministro Tria. Lo devono tutti al Paese. Questa è la realtà. Ma sappiamo bene che la realtà dei numeri ha ben poco ha a che vedere con le motivazioni politiche di questa manovra. La Lega vuole consolidare i suoi voti fra gli anziani del Nord e al tempo stesso espandersi al Sud. Il M5S ha il solo obiettivo di consolidare il suo consenso elettorale al Sud erogando sussidi che, anziché creare posti di lavoro regolari, contribuiranno con il loro costo fiscale a distruggerne. In più il reddito di cittadinanza indurrà i lavoratori regolari a spostarsi nel sommerso per cumulare sussidio e salario in nero. Lega e M5S dicono di essere rappresentanti del «popolo». Per loro il popolo sono gli anziani del Nord e i senza lavoro (in «bianco» non necessariamente in «nero») del Sud. Che questo non sia «tutto» il popolo degli italiani non sembra sfiorare minimamente la loro strategia politica. Ma è una scelta miope. Quando, per soddisfare il loro «popolo», avranno scontentato l’altra parte dell’Italia, quella che lavora e produce sia al Nord che al Sud, rendendola più povera e attingendo ai suoi risparmi, allora ne pagheranno le conseguenze politiche. Soprattutto se nel frattempo i partiti di opposizione saranno usciti dall’auto-lesionismo che li attanaglia…

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