Governo: la maledizione dell’Uomo Forte. Per Salvini è già l’inizio della fine…

Nei sondaggi Salvini vola… più tiene duro sulla “Sea Watch”, l’ultima tra le tante navi che hanno salvato migranti al largo della Libia e poi si sono presentate alle coste italiane, lo dimostra chiaramente. Per la verità qui da noi, non si salva nessuno e ormai è tutta campagna elettorale sulla pelle dei migranti… Salvini che soffia sul fuoco di un’invasione inesistente. Il Pd che criminalizzava le Ong e ora le difende. I Cinque Stelle che puntano solo a scassare l’Europa. E nessuno che si preoccupa di una rotta in cui si muore molto di più nei deserti che in mare. Perché non è affar nostro e non porta voti… I migranti, oggi, sono solo merce di scambio, un piede di porco con cui scassinare le coscienze degli italiani e ramazzare voti. Salvini vola nei sondaggi che registrano il suo crescente consenso tra i nostri connazionali… tuttavia farebbe bene a tener presente quella che è chiamata: “la maledizione dell’Uomo Forte”. La Storia insegna: da Berlusconi a Renzi, il declino del leader politico italiano inizia quando il consenso e il potere sono “troppi”. È allora che bisognerebbe cedere, mediare, evitare di voler stravincere, come insegnava la Democrazia Cristiana, che il potere lo conosceva. Ed è lì che alla fine cascano tutti. Attenzione… con ciò non voglio dire che Salvini e la Lega non faranno uno strabiliante risultato alle prossime elezioni europee. Perché sì, Salvini e la Lega alle prossime europee prenderanno un mare di voti, più del 30%, forse più del 35%, sfondando al Sud, superando di cinque, forse dieci punti il Movimento Cinque Stelle, doppiando il Partito Democratico. Si può scommetterci quel che si vuole. Ma altrettanto si può scommettere sul fatto che quello sarà l’inizio della fine della (breve) parabola politica del ministro dell’interno. Vittima, come Renzi prima di lui e come Berlusconi prima ancora, del suo stesso consenso e del suo potere, della sua arroganza e della sua incapacità a mediare, così come della resistenza feroce del Paese (e di chi lo governa davvero) a leader diventati troppo forti. Già, perché il problema in fondo sta tutto qua. Che può aver ragione Ilvo Diamanti, che agli italiani piace l’uomo forte. Vero: gli piace fino a che non ce l’ha. Poi fa di tutto per distruggerlo, se non scende a patti. È la costituzione materiale del Paese, la sua biografia politica, a raccontarlo: da noi, a differenza di quanto accade altrove, è proprio quando superi il 30% che devi cominciare a trattare, a mediare, a concedere quel che fino a quel momento avevi negato. L’ha provato sulla sua pelle Renzi, per cui il 40,8% si è rivelato una maledizione. Fino a quel momento, sembrava essere imbattibile, destinato a dominare l’Italia per un ventennio. E invece non è riuscito a portare a casa nemmeno una riforma costituzionale che più populista non si poteva, distrutto da De Mita e Zagrebelsky, prima che da Di Maio e Salvini. Che, non a caso, l’hanno sconfitto parlando di “deriva autoritaria”. Stessa fine toccata in sorte a Berlusconi, anch’egli vittima del suo successo. Non è un caso che i guai, per il Cavaliere, siano cominciati dopo il discorso del 25 aprile a Onna, quello della grande pacificazione con il fazzoletto partigiano al collo e un consenso siderale, col Popolo delle libertà che da solo sfiorava il 50%. Da quel momento in poi, solo Olgettine, botte da orbi con Gianfranco Fini e risatine di Merkel e Sarkozy. Tempo due anni e mezzo, e a Palazzo Chigi c’era Mario Monti. La Democrazia Cristiana insegna che è così che si consolida il potere, in Italia: offrendone a chi non ce l’ha, quando se ne ha in eccesso. La Storia è maestra di vita, ma Matteo Salvini non sembra farne tesoro. Fosse più abile di Renzi e Berlusconi, questo sarebbe il momento giusto per ammorbidirsi, per smettere di avvelenare i pozzi, per cercare un terreno di mediazione con chi si oppone ai porti chiusi, o al decreto sicurezza, che non sono solo la sinistra e le organizzazioni non governative, ma anche il mondo del volontariato, la Caritas, la conferenza episcopale italiana, i suoi stessi alleati di centrodestra a partire da Silvio Berlusconi, Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo. La Democrazia Cristiana – che senza uno straccio di leader carismatico e di uomo forte si è tenuta il potere per cinquant’anni – insegna che è così che si consolida il potere, in Italia: offrendone a chi non ce l’ha, quando se ne ha in eccesso. Mai stravincere. E invece no: sgomberi brutali come quello di Castelnuovo di Porto. Bracci di ferro con l’odiata Sea Warch a largo di Siracusa e coi magistrati che lo vogliono processare per sequestro di persona. Il tutto con la sicumera di chi pensa che il popolo sia con lui, sempre e comunque. E non lo abbandonerà mai, costi quel che costi. Non è così, invece. E basterà pochissimo, anche solo una piccola discesa sotto i 30% di consenso in uno dei sondaggi settimanali di Mentana, che la gente comincerà a scendere dal carro, e i distinguo e le fronde a fioccare, e i consigli non richiesti da parte dei tanti altri poteri nazionali. E più Salvini cercherà di recuperarli, meno basterà quel che avrà da offrire loro. E più proverà a tornare l’uomo forte che era, più perderà consenso, mentre gli yes men di cui si è circondato e che a lui devono tutto, gli daranno ragione, sempre e comunque, anche se farà errori clamorosi. Sì avviterà, Salvini, mentre altri si faranno largo nella politica italiana come argine al suo potere, prima ancora che come alternative. Replicando la sua ascesa, combinando gli stessi errori. Uno, soprattutto: quello di essere immune alla straordinaria resistenza italiana verso le concentrazioni di potere. Quello di pensare che il consenso sia eterno, che stavolta sarà diverso…

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