Governo: Paolo Savona… se fosse solo un pretesto?

Dopo una vita passata ad attaccare il carro dove vuole il padrone, questo “colosso” della scienza economica è oggi, più semplicemente un esponente di un genere letterario come un altro, giunto in età senile a maturare e mettere nero su bianco i suoi sentimenti di maniacale ostilità nei confronti della Germania e dell’Euro. Da ciò nasce l’interesse maturato nei suoi confronti dalle parti di via Bellerio, fino al punto di rischiare una catastrofe nazionale. Paolo Savona un ultra-ottuagenario dai mille trascorsi nei palazzi del potere. A memoria: funzionario in Bankitalia, Direttore Generale in Confindustria, Presidenza del Credito Industriale Sardo, del Fondo interbancario di tutela dei depositi, della società Impregilo, Gemina, Aeroporti di Roma e Consorzio Venezia Nuova, C.d.A. Tim e così andando; magari anche con qualche incidente di percorso, come quando da Presidente del Consorzio Venezia Nuova dichiarò: «Il Mose? Semplice e affidabile». E’ veramente lui l’uomo (dai mille trascorsi nei palazzi del potere) che può salvare la nostra accidentata economia? Francamente c’è da dubitarne… il suo nominativo sarebbe più semplicemente il pretesto, strumentalizzato, per porre fine a questa sceneggiata in corso del tentativo di varare un governo del professor Giuseppe Conte. Che a partire già dalle prime battute – dove si è visto a “occhio nudo”, che la stessa dichiarazione ufficiale dell’accettazione dell’incarico con riserva a Primo Ministro, del primo Governo penta-leghista, della prima legislatura della Terza Repubblica – è stata scritta a più mani da altri. Mostrando così plasticamente che più che un leader politico. Lui è un “re Travicello” …o se preferite una “testa di legno” messa lì con la sola prospettiva di arrivare rapidamente al capolinea. E, così facendo, passare all’appuntamento, che più interessa ai due politicanti in carriera Di Maio & Salvini, di andare rapidamente alle elezioni a ottobre (essendo andata perduta la fantomatica data dell’otto di luglio p.v.). Altrimenti non si capisce l’impuntatura leghista, con tanto di like di approvazione da parte di un Di Maio, sempre più palesemente in difficoltà, per il fiato sul collo soffiatogli dall’ “amicagno” Alessandro Di Battista, che ancora: “udite udite” non è partito con famiglia a seguito per l’esilio letterario americano . La ragione del voto, dopo che Il Capo dello Stato, seppur a malincuore, li ha spiazzati affidando al citato Prof. Conte (su loro esplicita e reiterata richiesta) il mandato di formare il Governo. Costringendoli così a ricorrere nella provocazione di imporre al Quirinale, anche la lista dei ministri, con il centrale e indiscutibile nominativo di Savona nella casella di Ministro dell’Economia. Un deliberato intento (almeno nella volontà di Salvini) di creare le condizioni per un’insanabile rottura con il concerto europeo (cambiando gli accordi sottoscritti e se del caso uscire dall’Euro) e contemporaneamente “assalire” il palazzo del costituzionale tutore dei difficili equilibri politici nazionali, Sergio Mattarella Presidente della Repubblica italiana. Questa “strana coppia”, propugnatrice di un governo del cambiamento (??!!), che a partire dal preliminare ‘contratto di governo’, messo insieme affastellando praticamente (sommando) gran parte dei punti dei loro precedenti programmi elettorali e ulteriori generiche banalità, vuole confermare la possibilità (tutt’altro che concreta) di realizzare quanto effettivamente sta a cuore ad entrambi i due partner, in nome e per conto del volere del popolo “sovrano”, che li ha così generosamente votati. Con un’operazione speculare che è un nuovo e veloce ritorno alle urne che gli permetta di colonizzare i rispettivi territori elettorali di riferimento. Ossia accaparrare il voto residuo del Partito Democratico per Di Maio, prosciugare i bacini del consenso di Berlusconi per Salvini. Mascherando dietro a questo (pericolosissimo) conflitto istituzionale, l’attuale convergenza di interessi tra Lega e 5 stelle, che l’incontro tra di loro non può che essere temporaneo e opportunistico. Nel tentativo di dare al nostro sistema politico una nuova configurazione bipolare. Specie se hanno ragione coloro che ipotizzano, per Salvini e la Lega, un trend di crescita di voti tale da fargli raggiungere un 30% circa di elettori, che assommandosi a quelli incamerati da Di Maio disegnerebbe uno scenario, in cui le due forze centrali delle forze politiche nostrane, derivanti dalla mutazione genetica dei due movimenti (già) anti-sistema. Saranno destinati fisiologicamente a entrare in una competizione serrata tra loro, per la conquista del centro governativo, alle prossime scadenze elettorali. Il cui primo appuntamento sono le elezioni europee dell’anno prossimo…

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