Istat: nel 2016 un milione di famiglie senza lavoro (e redditi). Gli ultimi dati sull’andamento dell’economia italiana e l’occupazione…

Difficile, sempre più difficile comprendere qual è l’andamento vero della nostra economia. La nota mensile dell’Istat di Marzo 2017 dice che: “Le prospettive dell’economia statunitense e dell’area euro rimangono positive in presenza di una stabilità degli scambi internazionali. In Italia l’andamento dell’attività economica risulta positivo, in un contesto di aumento della profittabilità delle imprese e di intensificazione dell’attività di investimento. I consumi delle famiglie sono in moderato aumento, sostenuti da una riduzione consistente della propensione al risparmio. La ripresa dei prezzi si mantiene circoscritta. Migliora la fiducia dei consumatori e delle imprese e l’indicatore anticipatore segnala il proseguimento dell’attuale ritmo di crescita dell’attività economica”. Ma solo il 21 marzo scorso, solo quindi qualche settimana fa, sempre l’Istat con un’altra nota segnalava che il 2016 si era chiuso registrando in Italia  ben un milione di famiglie senza lavoro e redditi… Una notizia  sicuramente shockante…  Le difficoltà economiche delle Famiglie italiane crescono all’aumentare del numero dei figli (è anche ma non solo per questo che le nascite diminuiscono). I valori più alti si registrano per i mono-genitori. Donne: in quasi 200mila nuclei sono sole e senza occupazione, in 970mila sono l’unica fonte di reddito. In Italia è rimasta stabilmente sopra il milione la conta delle famiglie senza lavoro e quindi senza stipendio. Sono, per la precisione, 1.085.000 i nuclei che secondo la statistica dell’Istat sono composti da persone abili al lavoro, ma in cerca di occupazione. Una piaga che colpisce particolarmente il Sud, dove si situano 587mila casi: più della metà. Rispetto allo scorso anno non cambia pressoché nulla: si passa da 1 milione 92 mila a 1 milione 85 mila (-0,7%). Si tratta di “case” dove tutti i componenti attivi, che partecipano al mercato del lavoro, sono disoccupati. Non è detto che siano in assoluto senza un reddito, ma se quest’ultimo c’è arriva da altre fonti (come possono essere rendite o pensioni) e non dall’impiego. I dati sono stati ricavati dalle tabelle pubblicate dall’Istituto di statistica, come media dei risultati che l’Istat raccoglie trimestralmente nell’indagine sulle forze di lavoro: si riferiscono all’intero 2016. Le famiglie che non possono contare su alcun reddito sono il 6,6% di quelle presenti sul mercato del lavoro, ovvero 16,5 milioni. Il contraltare a quel milione di famiglie “a zero occupazione” sono i 13,9 milioni in cui tutte le forze lavoro sono impiegate. Come sono fatte queste famiglie senza redditi da lavoro? Sono in 448 mila casi coppie con figli, e 290 mila sono famiglie con un solo componente, single, più spesso uomo che donna (178 mila contro 113 mila). Seguono 222 mila nuclei mono-genitore (e stavolta sono più donne, 192 mila) e 80 mila coppie senza figli. Analizzando il tasso di disoccupazione delle persone tra i 25 e i 64 anni e incastrando i dati con il loro ruolo in famiglia, si nota come i valori più alti si registrino per i mono-genitori (12%), stanno invece decisamente meglio i single (8,4%). Accendendo un faro su chi fa parte di coppie con figli, si sottolinea come all’aumentare della prole salga anche il tasso di disoccupazione (7,3% se c’è solo un figlio, 7,7% se due e 10% per tre o più). I coniugi o conviventi senza bambini si fermano al 7,6%. Emerge poi la difficile situazione delle donne, che in molti casi sono la fonte di reddito principale. In 970mila famiglie, con e senza figli (e coniugi o conviventi tra i 25 e i 64 anni), la donna risulta infatti occupata a tempo pieno o part time, mentre l’uomo è in cerca di occupazione o inattivo (pensionato o comunque fuori dal mercato del lavoro).  Ci sono poi 192 mila famiglie monogenitore, dove c’è solo la mamma ed è disoccupata: quindi secondo i criteri statistici è in cerca di lavoro. La cifra è in aumento rispetto all’anno precedente (+5%). Sono dati che parlano da soli, disegnando l’incidenza della crisi nel tessuto sociale del nostro Paese dove disoccupazione e mancanza di reddito… assieme a salari e pensioni basse colpiscono gravemente  le prospettive di vita di milioni di cittadini…  Ma, già in questi giorni, telegiornali e talk show inseguono un dibattito politico ed economico che s’occupa d’altro e polemizza su tutto… Infine se diamo uno sguardo mirato all’andamento dell’occupazione, vediamo che a febbraio di quest’anno la stima degli occupati è stabile rispetto a gennaio, mantenendosi su livelli prossimi a quelli dei quattro mesi precedenti. Nell’ultimo mese cresce il numero di donne occupate e cala quello degli uomini. L’occupazione aumenta tra gli ultracinquantenni e diminuisce nelle restanti classi di età. Sale il numero di lavoratori a termine, mentre calano i lavoratori a tempo indeterminato e restano stabili gli indipendenti. Il tasso di occupazione è stabile al 57,5%. Nel periodo dicembre-febbraio si registra una lieve crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,1%, pari a +14 mila), determinata dall’aumento dei dipendenti a termine. L’aumento riguarda le donne ed è particolarmente accentuato tra gli ultracinquantenni. La stima delle persone in cerca di occupazione a febbraio registra un forte calo su base mensile (-2,7%, pari a -83 mila). Il calo interessa uomini e donne ed è più accentuato tra i 15-24enni e gli over 50. Il tasso di disoccupazione scende all’11,5% (-0,3 punti percentuali), quello giovanile cala di 1,7 punti, attestandosi al 35,2%. La stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni nell’ultimo mese è in crescita (+0,4%, pari a +51 mila). L’aumento si concentra tra gli uomini, mentre calano leggermente le donne e coinvolge tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di inattività è pari al 34,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali su gennaio. Nel periodo dicembre-febbraio alla lieve crescita di occupati si accompagna un deciso calo dei disoccupati (-2,0%, pari a -61 mila) e un aumento degli inattivi (+0,2%, pari a +27 mila). Su base annua, a febbraio si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+1,3%, pari a +294 mila). La crescita riguarda sia i lavoratori dipendenti (+280 mila, di cui +178 mila a termine e +102 mila permanenti) sia in misura più contenuta gli indipendenti (+14 mila). Aumenta il numero di occupati per entrambe le componenti di genere; la crescita è particolarmente accentuata tra gli ultracinquantenni (+402 mila) e in misura più contenuta tra i giovani 15-24enni (+15 mila). Nello stesso periodo calano sia i disoccupati (-0,6%, pari a -18 mila) sia gli inattivi (-2,7%, pari a -380 mila). Al netto dell’effetto della componente demografica, su base annua, cresce l’incidenza degli occupati sulla popolazione in tutte le classi di età e si conferma il ruolo predominante degli ultracinquantenni nello spiegare la crescita occupazionale, anche per effetto dell’aumento dell’età pensionabile. Ma, quindi va meglio? Direi… che per quel che conta: il  quadro complessivo della nostra economia e conseguentemente dell’occupazione continua ad essere più che preoccupante… una discussione che continua a rimanere ancorata alla lettura dei decimali su base annua del Pil e dei dati occupazionali… lascia l’orizzonte del nostro paese alquanto grigio (non certo roseo)… Alla fine C’è da continuare a chiedersi, ma la “politica” che fa? C’è veramente qualcuno tra coloro che quotidianamente “urlano” nelle nostre orecchie di stare in politica per fare gli interessi dell’Italia e degli italiani… che  di fronte a questo quadro economico e occupazionale… di una situazione mai così grave prima d’ora, abbia poi effettivamente a cuore  le sorti del Paese e degli italiani? Francamente …pare di no!

E’ sempre tempo di Coaching!”

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