Italia: covid-19, postiamo gattini e facciamo morire i vecchi…

In italia, postiamo sui nostri Blog immagini di gattini, mostrando la nostra tenerezza… mentre non altrettanta tenerezza e men che meno commozione mostriamo per i nostri vecchi. Anzi,  consideriamo i vecchi dei sopravvissuti troppo a lungo, persone invadenti e per nulla utili, rammaricandoci di sprecar risorse per loro e privandoli così della dignità di esseri umani e dello status di cittadini. Il trattamento loro riservato in questa emergenza coronavirus è in linea con il filone sub-culturale più ignobile della nostra storia che ha demonizzato tutto il passato. Una crudeltà figlia di un Paese ormai senza cultura…  Ricorderemo tante cose brutte di questi mesi e alcune cose belle (i medici, gli infermieri e tutti coloro che si sono dannati per la nostra sicurezza e poi i giovani disciplinati come forse nessuno si aspettava). Ma di questo brutta storia del coronavirus ricorderemo anche la disumanità del dibattito e del trattamento concreto dei vecchi, fino alle scelte sanitarie colpevoli in alcune case di riposo… che hanno provocato numerosissime morti tra  le generazioni anziane. Non lo scrivo perché sono anziano. Sono un uomo in età con il privilegio di avere una bella vita piena di soddisfazioni affettive e lavorative, ho due splendide figlie e un simpatico nipotino e tanti tanti amici. Il mio far parte della categoria più a rischio (età più patologie) non mi iscrive al partito di quelli che si lamentano. Per me la partita sarebbe pari e patta. Ma per gli altri? Noi usciremo da questa pandemia molto più poveri, con gente molto più disperata, con interi quartieri del Sud e del Nord pieni di affamati e con migliaia di vecchi che avranno, per la prima volta nella storia, la certezza che gli si chiede solo di morire. Il dibattito pubblico sulle frasi terribili dei governanti dei Paesi del Nord e gli esempi concreti, e concretamente italiani, di veri maltrattamenti di anziani catturati e tenuti in ostaggio nelle case di riposo richiederebbe una riflessione profonda. Qualunque cosa si pensi della morte (e io ho un atteggiamento amichevole), qualunque religione ci accompagni verso questo finale passaggio, per la prima volta in tempo di pace, cioè senza bombe e cannoni, ci si è rivolti agli anziani come a sopravvissuti invadenti. La loro solitudine, le terribili sofferenze finali della malattia, il disprezzo dei loro corpi quando la vita se ne è andata hanno reso più cinica questa società. Tutte le società, ma io penso alla nostra. Non farò mia la retorica di chi pensa e scrive che stiamo perdendo una generazione che ha dato una bella prova di sé nella storia dell’Italia repubblicana. Neppure i vecchi sfortunati fanno parte del popolo di eroi. Il fatto terribile è che hanno smesso di far parte della categoria di “cittadini” e che questo avviene in un mondo in cui la maggiore potenza, gli Usa, si appresta a rieleggere o un 74enne fulvo o un 78enne di buoni propositi. Il trattamento subito dagli anziani è in linea col filone più ignobile della recente storia italiana. Quel filone che demonizzava tutto il passato, cancellava i libri di storia sostituendoli con le sentenze di alcuni tribunali, che opponeva ai ragazzi le generazioni che, grazie al proprio lavoro, avevano conquistato una pensione che serviva persino ai ragazzi per vivere o sopravvivere. La crudeltà diffusa verso gli anziani è figlia di un Paese senza cultura, che la sta perdendo o forse l’ha persa. È tutto un talent, anche la scelta della classe dirigente politica. Non ho tanto paura di una crisi della democrazia, ma ho tanta paura che una risata ci seppellirà senza una rivoluzione che ci liberi…

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