Italia: siamo in recessione, se non invertiamo la rotta andrà sempre peggio…

La Banca d’Italia preconizza un secondo trimestre in territorio negativo e una crescita dello 0,6% nel 2019, di molto inferiore alle previsioni del governo. A poco servono le battute: “non ne azzecca una da anni” del Vicepremier Di Maio, sempre più appannato nel dire e nel fare… letteralmente “bollito” dall’alto fuoco propagandistico di Salvini, che lo costringere ad una rincorsa ormai a “perdi fiato” senza alcuna possibilità di recupero… l’Italia è quindi in recessione? Che fare per invertire la rotta? La ricetta classica è investimenti ed export. Ma noi siamo fermi al sussidio di un macchinoso “reddito di cittadinanza”, ai prepensionamenti di massa per aprire porte al lavoro giovanile che purtroppo non ci sarà… e alle frontiere da chiudere per gli immigrati. Già, vanno giù investimenti, consumi e fiducia nonostante il “consenso stellare” per questo governo. Vanno su le esportazioni, a salvare un po’ la crescita, nonostante l’aperto sostegno alle politiche protezioniste di Donald Trump, ma meno del previsto, a causa del rallentamento di quella Germania (il 35% del nostro export) di cui combattevamo il surplus commerciale… Giù, ancora di più, l’occupazione e il prodotto interno lordo – sia per il 2018, sia per gli anni che verranno – nonostante le politiche “espansive” messe in campo dall’esecutivo nella sua legge di bilancio. E soprattutto ancora su il debito pubblico, che nel 2019 tornerà a crescere, dopo due anni stabili… Evitiamo ogni reticenza… viviamo ormai proprio in un “mondo all’incontrario”, il bollettino di gennaio dell’ufficio studi della Banca d’Italia, descrive un presente e un futuro diametralmente opposti a quelli della retorica giallo-verde, che ci ha proiettati in un triennio di crescita (farlocca) sull’onda di una manovra a debito. Invece, come fosse una sorpresa… le previsioni atterrano allo 0,6% per il 2019, 0,4 punti in meno rispetto a quelle del Governo, un punto in meno rispetto a quanto diceva la versione originale della manovra del cambiamento. Soprattutto siamo al secondo trimestre in territorio negativo: nel gergo degli economisti, questa fattispecie risponde proprio al nome di recessione tecnica… È curioso che a non aver fiducia siano quegli stessi consumatori e imprenditori che hanno premiato nelle urne la Lega, i Cinque Stelle e le loro politiche. Giallo-verdi nelle urne e oppositori in fabbrica o al supermercato? Un vero Mistero! Frenano gli investimenti, dice Banca d’Italia, e frena la spesa delle famiglie. Frena la fiducia delle imprese e quella dei consumatori. Frenano gli acquisti, poco al di sotto del valore che indica una espansione, ai minimi degli ultimi cinque anni, dice Bankitalia – e frena anche la produzione industriale. Così come rimane un mistero del resto l’amore di Salvini per i dazi: «Se gli italiani mi sceglieranno come presidente farò come Trump: pur di difendere i lavoratori e gli imprenditori italiani, sono pronto a mettere dei dazi a protezione del Made in Italy», aveva detto più o meno un anno fa intervistato da Giovanni Minoli su La7. Ecco, ufficialmente premier non lo è diventato, Salvini (solo vicepremier… si fa per dire) ma forse qualcuno dovrebbe comunque spiegargli che è grazie all’export – e quindi al mercato aperto e libero da dazi – che l’Italia cresce ancora un po’. Che questo – è sempre Bankitalia a dirlo – accade soprattutto all’interno dell’Europa brutta e cattiva, grazie a quel trattato di Schengen che sempre Salvini e i suoi amici di Visegrad vorrebbero abolire per non far passare i migranti. E che le nostre esportazioni potrebbero crescere ancora di più se la lo locomotiva tedesca non si fosse fermata. Motivo di esultanza per i sovranisti di casa nostra, sebbene fosse proprio il surplus tedesco extra-Ue il principale veicolo di crescita del nostro export. Ma la cosa più buffa, di questo mondo all’incontrario, è che chi più spende meno cresce. Noi, ancora una volta, fanalino di coda europeo anche nel 2019, stando alle previsioni. Incapaci di comprendere che ciò che spinge la crescita non sono né il debito pubblico, né la spesa corrente, ma gli investimenti (al palo), la produttività (pure) …è il lavoro (che per noi è sempre più un enigma). E’ la capacità di creare, far crescere e attrarre aziende competitive (quelle spinte via da Di Maio col decreto dignità) una pressione fiscale non vessatoria (aumentata), un diritto che non disincentivi l’attività economica (fine della prescrizione), una burocrazia che non blocchi ogni cosa (fattura elettronica). Questo non lo dice Bankitalia, nel suo bollettino, ma lo sanno o dovrebbero saperlo ormai tutti gli italiani. Peccato che nel Paese all’incontrario (mancando un’alternativa – opposizione dove sei?) votino chiunque prometta altro…

E’ sempre tempo di Coacing

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