Italiani: ma chi cxxxo abbiamo mandato al Governo?

Lo confesso lo scorso Marzo ho avuto la forte tentazione di votare M5s… alla fine non l’ho votato. Mi trattenne proprio l’eccesso di verbosità del giovane leader del Movimento Luigi Di Maio… una “mitraglia” di parole nel promettere obiettivi condivisibili, ma difficili da raggiungere date la limitatezza dell’economia italiana, la enormità del nostro debito pubblico e i vincoli economici che lo stesso trova in Europa per non dire nel Mondo. Ovvero mi hanno trattenuto dal votare il Movimento penta-stellato, le troppe parole sugl’obiettivi promessi e le poche parole sul come si sarebbero trovate le risorse per realizzarli… alla fine fu proprio questo approccio poco realistico a non farmelo votare. Cosa ho votato quindi? Comunque non per quelli di prima! Da tempo avevo cominciato ad avere problemi di identità politica. Ma vedo di andare per le spicce. Alla manovra finanziaria appena liquidata dal governo Conte (detto altrimenti, governo Di Maio-Salvini). C’è infatti una parte di me che è spinta a considerare alcuni dei provvedimenti assunti come ragionevoli, forse necessari, forse addirittura “di sinistra”. Si C’è roba di sinistra nella manovra finanziaria… Tuttavia c’è un’altra parte di me, invece, angustiata dalla strada scelta per la copertura di quei provvedimenti. La confusione di cui sono ancora parzialmente preda origina da alcune riflessioni che potrebbero apparire banali e che pronuncio ad alta voce proprio per cercare capire nel confronto, se sono suscettibili di ulteriori accertamenti. A cosa mi riferisco? È vero o non è vero che l’introduzione del cosiddetto reddito di cittadinanza – con il relativo potenziamento dei Centri per l’Impiego – potrebbe riguardare più di cinque milioni di persone in gravi difficoltà economiche? È vero o non è vero che la previsione di risorse destinate alla prima fase dell’introduzione della flat tax, che innalzerebbe le soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani, potrà dare un po’ di sollievo concreto a tanti soggetti economici ormai soffocati dalla pressione fiscale? E il superamento della “odiatissima” legge Fornero, introducendo modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani, perché non dovrebbe essere ben accetto? E lo stanziamento di risorse per i risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie è o non è cosa buona? Così, in definitiva, è vero o non è vero che quelli che una volta venivano chiamati ceti di riferimento della sinistra vedono con favore questi provvedimenti? Tant’è che almeno un paio di milioni di elettori se non di più (meno uno, il sottoscritto) sono passati dalla Sinistra ai 5 stelle? Deve quindi trattarsi di un mio problema personale… “in molti oggi dicono che la politica abbia bisogno di un sostegno dalla psicologia”. Lo dico perché, nonostante si intravveda qualche sforzo di riflessione, continuo a vedere in quello che fu sempre il mio campo di militanza politica continuare l’afflizione a questi interrogativi. Cosa che mi fa pensare che chi si scaglia contro la manovra appartenga a quelle élite comode ed agiate e non alle disperate famiglie, ai lavoratori disoccupati o alle imprese sull’orlo del fallimento. Sto semplificando? Può darsi che la reazione di una parte della società italiana tradizionalmente elettrice di Sinistra abbia avuto un parametro per valutare senza pregiudizi questa manovra? Probabilmente sì. Ma mantengo un dubbio di fondo. E, poi, secondo me, c’è sempre una parte di ceto politico della Sinistra (penso a Renzi e ai suoi accoliti) che dovrebbe invece interrogarsi a riguardo, più di quanto stia facendo ancora io e tanti altri. Ma vengo al dunque. Mi sembra che un’altra cosa è l’aspetto contabile della manovra, ovviamente un aspetto per nulla marginale, che serve per coprire l’adozione di queste misure. Come si è visto l’obiettivo di deficit del Pil, fissato al 2,4% per il prossimo triennio ha scatenato la reazione dei mercati, aprendo a scenari ed equilibri nuovi e forse rischiosi, ma comunque necessari per riaffermare il protagonismo della politica sull’economia. Ciò che mi preoccupa e che dovrebbe preoccupare i responsabili del governo è come la manovra finanziaria possa ergersi sull’indebitamento pubblico, con le ennesime ripercussioni sulle tasche dei ceti medi, dei giovani e dei lavoratori. Il vero nodo della redistribuzione della ricchezza dovrebbe poggiare su un efficace piano di lotta all’evasione fiscale, alle mafie e ai capitali improduttivi, e da qui rinvenire le risorse necessarie alla copertura finanziaria. Nel Documento di Economia e Finanza sono indicate le linee guida di quella che sarà la Legge di Bilancio. Quindi se pur alcuni obiettivi sono condivisibili, al momento sono proprio i conti a non tornare. Tant’è che sono bastati due giorni di tempesta finanziaria, di bombardamento dal Lussemburgo, di spread schizzato già a quota 300 per far crollare le certezze del governo gialloverde. La bandiera del deficit record al 2,4% resta solo per la manovra 2019. Ma per i due esercizi successivi l’asticella scenderà: nel 2020 al 2,2, per essere ridotta fino al 2% nel 2021. È la prima resa di Luigi Di Maio? Con molta probabilità non resterà l’unica… Certo viene confermato il 2,4 di deficit per il primo anno della prima “manovra del popolo”, garantendo il reddito di cittadinanza e le altre misure. Nel 2019 non si arretra di “un millimetro” sotto i colpi di Bruxelles o i moniti del Quirinale. Ma come non cominciare a vedere dietro il volto feroce dei due veri capi di governo, ci sia ormai il panico da spread. D’altronde a metterli insieme e a tenerceli fino ad oggi non è certo una comune idea di politica economica e quindi? Lo dice scrive meglio sul Corriere della Sera  di oggi Massimo Franco:  “cosa unisce i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini? È qualcosa che il contratto di governo ha in qualche modo saldato, ma che va oltre: come se il patto di potere stipulato dopo il 4 marzo fosse più forte dell’ostilità tra le forze che rappresentano, M5S e Lega. Li accomuna l’odio verso tutto ciò che odora di establishment: in Italia e in Europa. Hanno un debole entrambi per la Russia di Vladimir Putin: più esplicito e di lunga data nel capo leghista, meno elaborato e strategico in quello del Movimento Cinque Stelle”. E oltre ciò? Poco e nulla. Diciamolo chiaramente sui problemi economici italiani il contratto rischia di non tenere e il governo gialloverde è ormai sempre più stretto tra la pressione Ue e il burrone di un ritorno veloce al voto (magari a Marzo prima delle Europee). Forse è per questo che nessuno dei due ha mai dismesso i toni da campagna elettorale in questi  4 mesi. Oggi, “La clessidra del Def corre veloce”. La nota di variazione che era già stata festeggiata dai balconi di Palazzo Chigi giovedì scorso in realtà non esiste ancora… Al Ministero dell’Economia ne stanno definendo ancora i contenuti e i confini, ma continuano a mancare le coperture per fare tutto quel che è stato promesso. Il governo ha tempo ancora qualche settimana per indicare quale sarà la struttura definitiva dell’importante misura, ma sarebbe più che opportuno che Di Maio Salvini & C. visto il polverone causato dalla loro sempre più guerresca e scomposta verbosità… comincino almeno a considerare che la lotta alla povertà così facendo alla fine rischiano di farla pagare ancora ai poveri…

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