Italiani: Salvini è un “mostro”? Di Maio e Di Battista sono due coxxxxni? La verità è che noi italiani siamo peggio di loro…

…dopo qualche giorno di assenza, di nuovo qui.

Sorride a chi vuole eliminare Saviano e si fa baciare la mano come un boss della malavita. Ironizza su un uomo morto durante un fermo di polizia. Incolpa le Ong per i 117 morti in mare… Gli fanno eco: “È colpa dei neocolonialisti francesi”. Di Maio e Di Battista questa la nuova scusa dei due grillini per non salvare i migranti in mare. “Il posto degli africani è in Africa”. Queste le parole con le quali il vicepremier pentastellato e l’ex parlamentare Alessandro Di Battista hanno avallato la linea Salvini, attaccando Macron per l’uso del Franco CFA in Africa. Fino alla creazione dell’incidente diplomatico con conseguente richiamo in patria dell’Ambasciatore francese… per l’incontro dei nostri due eroi con un esponente dell’estrema destra del movimento dei  “Gilet jaune”.  Una linea ipocrita che nella realtà chiude le porte all’accoglienza. Nulla di veramente diverso dal leghismo… In un Paese normale, in tempi normali, nessun politico sopravvivrebbe a dichiarazioni del genere. Salvini, invece, le usa per guadagnare consenso. Mentre Di Maio e Di Battista lo rincorrono per non perderne ulteriormente. Ma sta a vedere che, alla fine, il problema vero siamo noi e non loro. Nel giro di tre giorni Matteo Salvini ha sorriso a chi, ad Afragola, nelle terre della camorra – chiedeva a lui, ministro dell’interno – di “eliminare” Roberto Saviano, condannato a morte dalla camorra stessa e per questo protetto dallo Stato italiano. Poi, non pago, ha ironizzato sprezzante: – «dovevano offrirgli cappuccio e brioche?» – sulla morte di un cittadino italiano di origine tunisina, deceduto per arresto cardiocircolatorio durante un fermo di polizia. Per finire, ha affermato che la colpa dei 117 migranti morti nella notte tra il 18 e il 19 dicembre scorsi sia da attribuire alle organizzazioni non governative che, invece in realtà, i migranti li salvano: «Sarà una coincidenza che da tre giorni c’è una nave di una Ong, proprietà olandese, equipaggio tedesco, che gira davanti alle coste della Libia? Ed è un caso che in questi giorni gli scafisti tornano a far partire barchini, barconi e gommoni mezzi sgonfi che poi affondano e poi si contano i morti e i feriti?». E nello stesso tono di fronte alla “recessione tecnica” dell’economia italiana l’attacco a Bankitalia e Consob… Di “Giggino & Alex” e delle loro parole che fanno l’eco a tutto ciò… è già stato detto. E, or bene, senza fare le verginelle: che un politico in cerca di visibilità ci provi, con un po’ di frasi a effetto, a guadagnarsi un titolo in prima pagina o a smarcarsi da una situazione difficile… Che magari la battuta gli esca male… Che sia un conclamato gaffeur a cui escono male in serie… ci sta pure. Che l’altro vicepremier e il suo sodale rientrato a Natale dal Sud America, per paura invece, di perdere ulteriore consenso a causa di un “reddito di cittadinanza”, che ancor non si è capito a chi andrà e che cosa veramente comporterà, per la nostra già disastrata economia, inseguano la lega sulle politiche migratorie… ci sta altrettanto. Quel che non ci sta, è che questi politici che ci governano… vedano incrementare il loro consenso, fino al limite dell’idolatria… Peggio: che quei politici dicano tutto questo, sapendo che il loro consenso crescerà, anziché diminuire… Che il disprezzo per i nemici della camorra, per gli stranieri, per chi si occupa di dare la propria solidarietà agli ultimi del pianeta paghi a livello elettorale. Ancora peggio: che tutto questo basti a coprire gli insuccessi e le promesse mancate della Lega, a partire dalla strombazzata abolizione della Legge Fornero, diventato un blando anticipo pensionistico con penalizzazione… Che il leader leghista sia stato il primo e il più abile a intestarsi un’agenda politica che era lì per il primo che l’avesse raccolta. Che se anche non fosse lui, se un giorno non sarà più lui, probabilmente quell’agenda, quel consenso, quell’egemonia culturale rimarrebbero lì, per qualcuno come lui, o ancora peggio di lui è presso che sicuro: alla fine, è nato prima il consenso per le politiche salviniane, e solo dopo Salvini il “Capitano”. . Questo non assolve Salvini: se sa cosa sta solleticando, e se ha un minimo di immaginazione per capire dove rischia di portarci, non dovrebbe dormirci la notte. Non assolve Salvini, ma nemmeno tutti noi – intesi come quei cittadini che stanno per tributare al Capitano leghista un consenso stellare alle prossime elezioni europee. Di cui ieri ne abbiamo visto un’anticipo nelle regionali abruzzesi (e come vedremo il 24 febbraio in quelle Sarde). Perché questo tipo di offerta politica sottende una domanda che la precede. Una domanda fatta di gente che indosserebbe il suo ghigno migliore se Saviano venisse ucciso dalla Camorra. Che a precisa domanda, “meglio i migranti in Italia o in fondo al mare?”, risponderebbe in fondo al mare, senza esitazioni. Che godrebbe al pensiero della polizia che comincia a usare seriamente le mani e le manette, come in Russia o nel Sudamerica dei tempi d’oro, contro gli individui “antisociali”. Quella domanda, oggi, vale il 30% dei consensi, a salire. Non è un caso, infatti, che i Cinque Stelle lo inseguano a destra, senza mezza remora. Che lo stesso facciano Berlusconi, Meloni e pure quel pezzettino del Pd per cui il nemico è sempre comunque il Movimento di Grillo e Casaleggio e che di certo non si mette a fare opposizione radicale alle istanze leghiste. Che chi vi si oppone in modo radicale non riesca a raggranellare mezzo voto in più, facendolo. Che non ci sia insuccesso o scandalo – i 49 milioni da restituire a causa di una truffa allo Stato, le spese pazze in Regione Lombardia – in grado di minarne il consenso. Che tutto quel che vediamo in Salvini, in qualche misura, ci rappresenta e ci definisce, come popolo. Che non potremo dire, di fronte al tribunale della Storia, di essere stati plagiati da un grande affabulatore. No, anime belle: Salvini l’abbiamo evocato. E buttarlo giù, se e quando mai accadrà, rischia di non risolvere nulla. A meno che non cambi la testa  metà Paese, o quasi…

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