La crisi del lavoro mette in crisi la democrazia…

Infatti le nuove forme di lavoro sono diverse dal passato: attraverso di esse spesso non passa più alcuna strada verso eguaglianza ed emancipazione…

C’era una volta la Politica. Ora, sono rimaste solo le sue lacerazioni e i suoi contrasti. Ma dove sono finite le idee, i progetti, le interpretazioni nutrite di analisi e di previsione? La campagna per il referendum si sta mostrando per entrambi gli schieramenti la rivelazione spietata di una condizione penosa: con i rancori e le divisioni invece del pensiero. copertina-libroTutto viene ricondotto al concetto di “Governabilità” o tutto al più a quello del “Cambiamento ad ogni costo” o ancor più svilente “Giovani contro Vecchi”. Cosa che ci porta a considerare che vi sarebbe persino qualcosa di tragicamente vero nella battuta: “ma chi ha stabilito che per governare bisogna smettere di pensare?”

Fuori d’Italia, tuttavia, le cose non vanno meglio. A partire dalle opposizioni e dalle alternative che rappresentano. Dov’è la socialdemocrazia tedesca, che in un momento cruciale per il suo Paese — di nuovo, dopo settant’anni, proiettato sulla scena del mondo — sembra ridotta al silenzio, e non ha una proposta, un’alternativa, una critica? E cosa ne è dei socialisti francesi, che balbettano senza uno straccio di riflessione su cosa stia diventando la Francia? Per non dire (sorvolando sugli spagnoli e gli inglesi) dei democratici americani, alle prese, anche se non solo per colpa loro, con la peggiore campagna elettorale che si ricordi, in cui non viene sollevato un tema, o indicato un orizzonte, né politico né sociale, davvero all’altezza di una leadership globale — altro che presidenza del pianeta!

La verità è che siamo di fronte a un problema che coinvolge l’intero Occidente: alle prese con una crisi di identità e un deficit di pensiero che sono probabilmente i più gravi di tutta la loro storia, dalla Rivoluzione francese in poi. Ma denunciare questo vuoto ormai non basta più. Bisogna scoprirne la causa, e cercare di porvi rimedio. Non è in questione solo il destino di una parte politica (che potrebbe anche non stare a cuore). Senza partiti o una coalizione di partiti che poggino la propria ragion d’essere sulle esigenze vere delle persone e di convesso l’identificazione delle persone con le esigenze che li rappresentano …in altre parole: come si diceva una volta, su di un blocco sociale vero ampio e significativo, capace di evidenziare oltre ai propri bisogni materiali anche un’idea, un progetto di società coesa nelle sue forme di rappresentanza e nelle istituzioni… degna di questo nome, o di qualcosa che ne prenda il posto, è l’intera democrazia dell’Occidente, se non addirittura l’idea stessa di politica, a ritrovarsi in pericolo: come infatti dovunque sta puntualmente avvenendo. La causa, innanzitutto sta nel pensiero democratico moderno — sia nella versione liberal americana, sia in quella europea, sia di impronta socialista che liberale… Perché? Quel pensiero democratico e le forme della sua rappresentanza sono rimaste fondamentalmente legate ad una cultura del lavoro tipico del mondo industriale; al mondo, cioè, che lo aveva prodotto.costituzione-italiana_thumb E che presupponeva un tessuto sociale centrato sulla grande industria manifatturiera e sul lavoro intellettuale che ne era premessa e conseguenza: classe lavoratrice e professioni o come è d’uso chiamarle di middle class. Quando quell’universo si è polverizzato nell’impatto con la rivoluzione tecnologica, alla fine del ventesimo secolo, la tradizione democratica liberale come quella democratico socialista non sono state capaci di analizzare la profondità sconvolgente della trasformazione, né tanto meno di adeguarvisi. Sono rimaste aggrappate ai molti relitti del vecchio mondo, e sono diventate, loro malgrado, obbiettivamente conservatrici: vorrebbero parlare del futuro, ma non fanno che evocare i fantasmi del loro passato; non sanno più rivolgersi ai popoli, ma riproducono solo élite. I rimedi? Non c’è speranza senza ricostruire in modo radicale le categorie fondamentali del pensiero democratico-socialista (questo vale anche per l’America), a cominciare dalla coppia fatale che regge tutto il resto: il lavoro e l’eguaglianza.

La modernità si è formata intorno alla forza di socializzazione e di eguagliamento del lavoro di massa produttore di merci, e del suo contraltare intellettuale. Il lavoro come straordinario motore di emancipazione e di legame sociale. Quel lavoro, oggi, è in via di estinzione, almeno in Occidente: le sue nuove forme sono completamente diverse, e attraverso di esse spesso non passa più alcuna strada verso l’eguaglianza e l’emancipazione, ma solo frantumazione e competitività. Emergono “nuove schiavitù” tanto uguali a quelle antiche o storiche. Come rispondiamo? E di quanta — e soprattutto di quale — eguaglianza ha bisogno una democrazia, perché continui a funzionare? Se non rispondiamo …siamo perduti!

E’ sempre tempo di Coaching!

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