Lavoro, calano gli occupati a maggio. La disoccupazione risale all’11,3%.

Rieccoci da capo. L’Istat registra 51 mila persone al lavoro in meno su aprile, quando i dati avevano sorpreso positivamente: si salvano solo ultracinquantenni e contratti a termine. Peggiora il quadro per i giovani: la quota di senza lavoro risale al 37 per cento. Dopo otto mesi positivi e in scia a un aprile sorprendentemente positivo, calano gli occupati in Italia: a maggio l’Istat stima che siano stati 51 mila in meno sul mese precedente e 141 mila in più rispetto a maggio 2016. Si conferma poi un trend che ha caratterizzato le ultime rilevazioni, sul quale pesano anche le dinamiche previdenziali e anagrafiche: aumentano solo gli occupati ultracinquantenni e i dipendenti con contratti a termine. Si registrano invece 23 mila lavoratori stabili e 38 mila indipendenti in meno, sempre nel raffronto tra maggio e aprile. Il tasso di disoccupazione risale così a maggio all’11,3%, in aumento di 0,2 punti percentuali dopo il calo di aprile. Peggiora anche il quadro per i giovani, con la quota di senza lavoro che sale al 37% con un incremento di 1,8 punti da aprile. Anche sul fronte delle persone “in cerca di occupazione” pesa il confronto con un mese precedente estremamente positivo, rispetto al quale l’Istat registra una crescita dei disoccupati di 44 mila persone. “Come per gli occupati, l’aumento interessa i soli uomini ed è distribuito tra tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni”, annotano gli statistici. Prima della pubblicazione dei dati (provvisori) dell’Istat, gli economisti di Banca Intesa Sanpaolo pronosticavano, in Italia, un rimbalzo della disoccupazione: “dopo il deciso calo oltre le attese all’11,1% ad aprile”, ma con un tasso limitato all’11,2%. “I senza-lavoro manterrebbero comunque un trend di calo, che tuttavia sarà lento: la nostra previsione è che si scenda stabilmente sotto l’11% probabilmente solo l’anno prossimo”, aggiungevano dalla Banca che ha sede nella Cà de Sass. Sui dati dell’ultimo mese analizzato non pesano variazioni significative per quanto riguarda gli inattivi, ovvero coloro che non cercano occupazione né l’hanno e che possono influenzare le statistiche avviando la ricerca di lavoro. “Dopo l’aumento del mese scorso, la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a maggio rimane invariata, sintesi di un calo tra gli uomini e un aumento tra le donne. L’inattività risulta in calo tra i 25-34enni, in crescita tra gli ultracinquantenni mentre rimane stabile nelle restanti classi di età. Il tasso di inattività è pari al 34,8%, invariato rispetto ad aprile”, conferma l’Istat. Detto del peggioramento congiunturale, su base annua resta una dinamica positiva: gli occupati sono saliti di 141 mila persone (+0,6%) sul maggio 2016. “La crescita”, dettaglia l’Istat, “che coinvolge uomini e donne, riguarda i lavoratori dipendenti (+313 mila, di cui +199 mila a termine e +114 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-172 mila). A crescere sono gli occupati ultracinquantenni (+407 mila) a fronte di un calo nelle altre classi di età. Nello stesso periodo diminuiscono i disoccupati (-1,8%, -55 mila) e gli inattivi (-0,9%, -129 mila)”. A questo punto, un solo commento: dati continuamente così altalenanti, dicono chiaramente che il Job Act, tutto ha fatto salvo che dare un riassetto strutturale al mercato del lavoro italiano. Tant’è che pensato con l’obbiettivo per offrire ai giovani, l’opportunità di un inserimento, nel mondo del lavoro in modo meno precario e stabile (a tutele crescenti), eliminando “rigidità” che sembrava ne fossero d’impedimento (art.18 e quant’altro), “collettivizzando” i costi che le aziende invece risparmiavano (de-contribuzione totale alle aziende il primo anno, e al 50% il secondo) in cambio di “nuova occupazione” a tempo indeterminato… con il risultato che l’obiettivo: e stato totalmente mancato!!!

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