Lavoro: crescono gli occupati ma in otto casi su dieci sono a termine…

C’è differenza tra i dati raccontati e i dati reali della ripresa?

Questa domanda è il titolo di un post pubblicato nel marzo del 2016 su questo Blog… lo potete trovare nell’archivio del Blog…

Anche allora, come nei post di questo ultimo periodo o meglio dire quelli delle ultime settimane e degli ultimi giorni sull’argomento della ripresa economica e l’andamento dell’occupazione, con l’intenzione (la mia) di comprendere bene, sì insomma quella di capire, come mai continuo ad avere la sensazione nello scrivere, che ci sia sempre una enorme differenza tra i dati che ci vengono raccontati e quelli reali, che caratterizzano o meno effettivamente in positivo l’accelerazione della nostra economia verso una ripresa economica che offra realmente opportunità di lavoro continuativo e di sufficiente reddito principalmente ai giovani. Ma direi meglio: a tutti coloro che lavorano e cercano lavoro. Lo so a questo punto qualcuno “storcerà” il naso e dirà: “eccolo qui un altro che ha in testa solo il posto fisso…!” Veramente no! Personalmente non ho mai pensato che 8 ore per 5 giorni alla settimana, per 52 settimane l’anno, per 40 anni della vita… fosse un modello “ideale” di lavoro… tant’è, che di “posti fissi” o meglio di “posti a tempo indeterminato” nella mia vita lavorativa ne ho cambiati almeno 5 o 6 e alla fine ho lavorato più di 40 anni… se conto bene sono stati 48. Sì, ho cambiato più volte, dopo qualche tempo sentivo la spinta a cambiare assieme a quella di voler migliorare la mie esperienze professionali e il mio reddito. D’altronde il mercato del lavoro negli anni dal 1960 al 2000 pur già in “mutazione” almeno a partire dagli anni ’70, offriva sicuramente rispetto ad oggi molte più opportunità di cambiare il posto di lavoro e mantenere le garanzie contrattuali di base. Vengo al dunque… nel Job act la principale innovazione è stata proprio il “contratto a tutele crescenti” come nuova forma di contratto a tempo indeterminato con il quale il Governo Renzi,  a partire dalle nuove assunzioni del 7 marzo 2015  varava la Riforma del Lavoro.  Il contratto con tutele crescenti se da una parte toglie per i nuovi assunti a tempo indeterminato, l’articolo 18 dello “statuto dei lavoratori”, dall’altra garantisce a tutti i lavoratori le ferie, le malattie e l’accesso all’indennità di disoccupazione… allo stesso tempo nel job act cambia anche il  contratto a tempo determinato che viene trasformato per effetto di un decreto legge del Ministro Poletti,  in una sorta di contratto di inserimento nel mondo del lavoro della durata massima di 3 anni, dopo di che se l’azienda vuole può assumere quel lavoratore,  lo può fare solo con il contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato. Infine, il job act stabilisce che per i giovani lavoratori non ci saranno più contratti atipici, a chiamata, ad intermittenza, a progetto o collaborazione chi vuole assumere dovrà farlo solo a tempo indeterminato a tutele crescenti o a tempo determinato… o ulteriore opzione con l’apprendistato. La riforma si basava proprio sull’eliminazione di più di 40 forme contrattuali che avevano dato vita ad un intenso precariato in Italia… nel tentativo di ricostruire un mercato del lavoro caratterizzato proprio dal “posto fisso”, seppur con alcune differenze e minori rigidità che non nel passato. Tralascio ogni polemica, sull’abolizione dell’artico 18 e quant’altro come l’innalzamento dell’età pensionabile, la riforma degli ammortizzatori sociali ecc. ecc.. Sono molte le riforme che hanno cambiato del tutto il mercato del lavoro italiano, ma direi meglio, quello Europeo …mutando profondamente il valore sociale del Welfare del nostro vecchio continente… che da sempre ne aveva  fatto un dato distintivo della sua economia sul piano sociale, rispetto a quella americana o per meglio dire del mondo negli anni passati e anche (almeno agli inizi) all’interno della globalizzazione. E adesso vengo agli ultimi dati Istat: l’occupazione in Italia sfiora i 23 milioni di persone, in aumento di 78 mila unità (+0,3%) rispetto al primo trimestre 2017. Aumentano i dipendenti (+149 mila, +0,9%), ma 123mila sono a tempo determinato. Il tasso di occupazione sale al 57,8% con le donne per la prima volta sopra il 49%. Già nel lavoro italiano: crescono gli occupati ma in otto casi su dieci sono a termine… Non c’è alcun dubbio, nel secondo trimestre 2017 prosegue la crescita dell’occupazione mentre scende la disoccupazione. Secondo l’Istat l’occupazione stimata dall’indagine sulle forze di lavoro, al netto degli effetti stagionali, è pari a 22 milioni 985 mila persone, in aumento di 78 mila unità (+0,3%) rispetto al trimestre precedente grazie all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%). Del milione novanta mila posti di lavoro in meno dall’inizio della crisi (2007) negli ultimi 3 anni ne sono stati recuperati 900mila tornando quasi ai 23milioni di quell’epoca che vedeva un risultato mai prima verificatosi. Lo ha sottolineato il Primo Ministro Gentiloni la settimana scorsa nel suo intervento di apertura della Fiera del Levante sulla ripresa economica nazionale e la sua accelerazione con la previsione di chiudere l’anno con un Pil attorno all’1,5%. Non faccio alcuna considerazione particolare e meno che meno di tipo politico… per quel che varrebbe… ma tento di comprendere e capire cosa i dati ci raccontano di vero sull’occupazione nel nostro Paese e quindi sulla natura e la solidità di questa ripresa economica destinata sicuramente a caratterizzare la campagna elettorale (di fatto già in corso) del prossimo anno… Dunque rispetto al secondo trimestre del 2016, si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%), ma, in oltre otto casi su dieci i contratti firmati sono a termine (+123 mila, +4,8%). Il dato riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine (+278 mila, +11,2%). Il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali); l’incremento è più accentuato per i 50-64enni (+0,4 punti) in confronto ai 35-49enni e ai 15-34enni (+0,2 e +0,1 punti, rispettivamente). Quindi l’aumento del numero di occupati è “congiunturale”  non ancora  “strutturale” come era nelle intenzioni dell’ampia riforma attuata rispetto al nostro mercato del lavoro?! E’ il risultato di un ulteriore e più intenso incremento dei dipendenti (+149 mila, 0,9%), dovuto in oltre otto casi su dieci alla crescita di quelli a tempo determinato; mentre si accentua invece la diminuzione degli indipendenti (-71 mila, -1,3%). La nostra crescita dell’occupazione interessa entrambi i generi e caratterizza soprattutto il Mezzogiorno (+0,7%) e il Nord (+0,3%) a fronte della stabilità nel Centro. Il tasso di disoccupazione scende per il secondo trimestre consecutivo attestandosi all’11,2% (-0,4 punti). Il tasso di inattività sale al 34,7% (+0,1 punti), dopo la diminuzione nei due precedenti trimestri. Sempre nel secondo trimestre il tasso di occupazione delle donne sale al 49,1% (+0,6 punti in un anno), in crescita per il quarto trimestre consecutivo: segna così il livello più alto registrato nelle serie storiche iniziate nel 1977. Nonostante il recupero, “la situazione occupazionale delle donne nel nostro Paese – scrive l’Istat – è tra le peggiori dell’Ue”: nella media 2016 l’Italia è “penultima” tra i paesi Ue28, “con un divario di 13,2 punti rispetto alla media, seguita soltanto dalla Grecia”. Nelle imprese dell’industria e dei servizi le posizioni lavorative dipendenti sono aumentate dell’1,1% su base congiunturale e del 3,1% su base annua; nel totale il monte ore lavorate è cresciuto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 3,1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Le ore lavorate pro capite sono rispettivamente cresciute dello 0,2% e diminuite dello 0,7%. Contemporaneamente le ore di cassa integrazione (Cig) sono scese da 12,6 a 6,9 per mille ore lavorate. Infine continuano a crescere a ritmi sostenuti le posizioni in somministrazione che aumentano del 4% in termini congiunturali e del 22,2% su base annua. Il tasso di posti vacanti nelle imprese con almeno 10 dipendenti aumenta di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,3 su base annua…

Bene, finalmente adesso io, ho capito… spero anche voi!?

“E’ sempre tempo di Coaching!”

Se hai domande o riflessioni da fare ti invito a lasciare un commento a questo post: sarò felice di risponderti oppure prendi appuntamento per una sessione di coaching gratuita”

 

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