Life: aiutare qualcuno che sta male…

Ciao a tutti,
ecco una storia che potrebbe farvi riflettere.

Matteo ha un figlio. Un ragazzo intraprendente e ottimista, sempre preso in qualche nuovo progetto. Ha 28 anni quando la sua fidanzata “storica” lo lascia. Erano insieme dalle scuole superiori. Sempre insieme. Il ragazzo attraversa un periodo orrendo. Per giorni va a lavoro ma è sempre distratto e abbattuto, commette errori su errori, diventa svogliato e scontroso finché il suo datore non gli rinnova il contratto e lo lascia a casa. Rifiuta di parlare con gli amici, li allontana, si chiude in sé stesso. Ore davanti alla Play station, o a guardare film su internet. Ogni tanto esce per una passeggiata solitaria, ma torna con un’umore sempre nero. Litiga con la sorella, con la mamma, e con Matteo, suo papà. E lui? Questa situazione va avanti da mesi. Oltre 8 mesi da quando i due si sono lasciati. Matteo entra ogni mattina in camera del figlio, sempre alle 8. Gli porta un cornetto caldo alla crema, sa che suo figlio lo adora. Eppure in questi mesi non ne ha mangiato uno. Ogni giorno Matteo propone al ragazzo una passeggiata, un’attività insieme, un lavoretto, ma al figlio non importa nulla, e dice sempre e solo “no”. Solo una volta sono andati a pescare in un laghetto vicino casa, e per tutto il tempo il ragazzo non ha detto una parola, sempre imbronciato: parlava solo tra sé per lamentarsi di tutto. Ogni giorno, a pranzo, Matteo ama chiacchierare con la sua famiglia, ma da mesi il figlio è un muro, critica in modo tagliente e Matteo fa una gran fatica a convincere soprattutto la figlia a non prendersela per le cattiverie gratuite del fratello. Matteo sorride ogni giorno al figlio. Se questi lo insulta, lui lo rincuora.  Se non vuole fare nulla, lui continua a proporgli qualcosa, sempre qualcosa di diverso. Ha anche provato a giocare alla Play station, e qui qualche mezzo sorriso lo ha visto, anche perché Matteo non è molto bravo e perde sistematicamente ogni partita! Matteo si alza ogni mattina, da mesi, con la stessa determinazione. Suo figlio si alza quasi sempre a mezzogiorno, con la stessa apatia. Matteo sa che non mollerà e continuerà a star vicino a suo figlio. E la cosa più interessante sono le risposte che Matteo ha dato a tre suoi amici che conoscono bene tutta la situazione difficile che si vive a casa sua da mesi. Il primo gli ha chiesto che senso avesse continuare così, insistere quando è evidente che suo figlio non ha alcun interesse a farsi aiutare e anzi tratta male chi cerca di stargli vicino. “Ho amato questo ragazzo”, ha risposto Matteo, “quando era il più brillante della scuola, quando si è laureato con piani voti e quando ha vinto il campionato con la sua squadra di calcio. Se lo amo quando va bene, perché non dovrei amarlo adesso che sta soffrendo ed è in difficoltà?”. Un altro loro amico, che sa quanto la fede sia importante per Matteo, gli ha suggerito di lasciar stare, pregare per suo figlio e affidarsi a Dio, senza continuare a insistere inutilmente. “Prego ogni giorno”, gli ha risposto Matteo, “ma se smettessi di fare il massimo, Dio mi chiederebbe per quale motivo ho smesso di dargli le occasioni per aiutare mio figlio!”. Infine un terzo amico gli ha chiesto se era intenzionato a continuare così e se non si sarebbe stancato. “Ogni giorno mi cucino” ha risposto Matteo, “ogni giorno prendo del tempo per farmi da mangiare, da anni, senza mai stancarmi. Perché mai dovrei stancarmi di dare amore a mio figlio ora che ne ha più bisogno?” Spero che le risposte di Matteo siano utili anche a te.
A presto, per parlare ancora di paura e pretese.

E’ sempre tempo di Coaching!

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