Life: coaching e consapevolezza, un percorso utile anche ai politici…

Coaching e consapevolezza: in che modo sono legati fra loro? E c’è un legame tra la consapevolezza e la Politica? La risposta è affermativa …si sicuramente, ma non è facile esserne consapevoli, per primi non lo sono proprio i Politici. Come sottolinea con le sua copertina Edgard del Bono. Ma è veramente così?! Come si sa, il coaching permette alle persone ma ciò vale anche per le organizzazioni (quindi anche quelle politiche come i partiti) di: “liberare il proprio potenziale intrinseco per sviluppare e rafforzare le propria personalità  o il carattere di rappresentanza di una organizzazione aziendale o politica nei loro percorsi di  vita  partendo dalla consapevolezza e dall’assunzione della responsabilità personale o collettiva politica e sociale..  A riguardo  ci sono tre sfide cruciali che ogni persona o organizzazione in questi ultimi anni dovono affrontando e guarda il caso, non sempre siamo come individui e/o organizzazioni in qualunque campo ci si muova, consapevoli  che ognuna di queste sfide richiede una mentalità e delle qualità, che sono scarsamente presenti nel mondo individuale di ognuno di noi e/o nelle “corporate” d’oggi. 1. La sfida di mentalità e/o capacità richieste si riassume nelle capacità di: innovare, rimanere “ahead of the game” (prima del gioco). Come? Dando a se stessi e agli altri il permesso di fare errori e di apprendere da essi, rendere così le persone più empowered (potenti); 2. Anticipare e governare il cambiamento. Ovvero, saper reinventare continuamente la propria organizzazione (personale o corporate) il proprio ‘core’ emotivo o business, senza aspettare che circostanze esterne impongano il cambiamento; 3. Resilienza e/o Velocità nel rispondere all’inaspettato. Individui e organizzazioni  devono saper calibrare il proprio sistema di ‘navigazione interiore’ e ritrovare il proprio centro anche in situazioni ambigue, di crisi, di incertezza, che caratterizzano questi tempi. Spesso le aziende (e i loro consulenti) creano delle iniziative per preparare le proprie organizzazioni ad affrontare queste sfide, a volte con grosso dispendio di mezzi, magari invitando speaker famosi ad ispirare le persone oppure facendo fare loro esperienze di giochi, costruzioni, metafore. L’intervento, però, è sempre soltanto di facciata, cioè coinvolge le persone a livello cognitivo, emozionale e – forse – a livello comportamentale. Un vero cambiamento profondo nel modo in cui le persone e i leader aziendali o politici vedono se stessi e rispondono ad eventi e circostanze non avviene quasi mai. Così che finito l’entusiasmo per l’evento, tutto torna come prima. I comportamenti personali e quelli delle organizzativi sono guidati da driver non sempre visibili e se si opera solo sulla parte visibile, come normalmente accade nella maggior parte degli interventi di cambiamento, l’effetto sarà minimo e il cambiamento solo temporaneo… è “il cane che si morde la coda”, perché le organizzazioni cambiano se gli uomini che le compongono cambiano, mentre oggi assistiamo che questi hanno sempre più difficoltà ad esprimere personalità compiute temperate dalla consapevolezza di se… e dalla assunzione diretta di responsabilità personale nel cambiamento, così che, oltre alla dimensione personale, anche le organizzazioni aziendali o politiche che siano finiscono per collassare…   Si utilizza spesso la metafora dell’iceberg per descrivere la parte visibile e non visibile di una persona o di una organizzazione. Al di sopra della linea dell’acqua troviamo a livello individuale i comportamenti delle singole persone, a livello organizzativo i sistemi e i rituali collettivi. Sotto la linea dell’acqua, invece, a livello individuale i mindset, che sono i driver dei comportamenti umani (emozioni, pensieri, valori, bisogni soddisfatti o meno e paure, sempre più parlano le paure) e a livello organizzativo la cultura e la tecnologia. I mindset individuali delle persone in posizione di autorità e in particolare la legacy degli ex leader, crea valori e comportamenti che si riflettono nella cultura e nei comportamenti organizzativi.  Normalmente i  mindset (mentalità) sono generati dai nostri bisogni, siano  stati soddisfatti o meno nella nostra infanzia. Per fare un esempio, il bisogno di espressione autonoma che ogni bambino ha quando viene al mondo, assieme ai bisogni di amore, sicurezza e varietà, nella nostra esperienza personale che non sia stato soddisfatto appieno. La famiglia controlla ogni cosa facciamo e raramente si può sperimentare, se non nei confini che i vari congiunti madre/padre, in genere tratteggiano con precisione. Fino a quando iniziamo a dare valore, appena ce lo possiamo permettere all’indipendenza, ed un mindset che via via sviluppiamo personalmente con l’affermazione di se e del: “Voglio sempre sentirmi libero di decidere”. Questo mindset informa spesso, anche inconsapevolmente, molte decisioni che prendiamo nella vita, così che i nostri comportamenti, ieri come ancora oggi, influiscono sul modo in cui si definisce e gestisce la  società in cui viviamo. Oggi, quando facciamo delle diagnosi culturali, i valori e i comportamenti limitanti che appaiono sempre più spesso è un ‘micro’ pensiero caratterizzato da maniere burocratiche, conformismo di controllo, totale mancanza di accountability (responsabilità), continuo “scaricabarile”, sfiducia, individualismo, manipolazione, compiacenza. Dietro ad ognuno di questi valori o meglio “disvalori”  e/o malo comportamenti, si nascondono paure – conscie o inconscie – di non vedere i propri bisogni soddisfatti. Possiamo anche creare un parallelo tra i comportamenti limitanti, le paure e i primi tre livelli dei bisogni umani sottesi utilizzando il classico modello di Maslow: 

In periodi di estrema incertezza e confusione, come gli anni che stiamo vivendo, le paure di non vedere i propri bisogni soddisfatti prendono il sopravvento come driver dei comportamenti e delle decisioni che prendiamo, ed influenzano quindi anche il risultato in termini di comportamenti collettivi e cultura organizzativa. Queste paure, se non affrontate a livello profondo da ogni persona o manager o leader politico, se non trasformate attraverso un processo consapevole che porti alla consapevolezza di se (necessaria per la conoscenza degl’altri) e responsabilità personale, sono le vere barriere oggi allo sviluppo economico sociale. Per disinnescare il potere di influenza disfunzionale delle paure sui comportamenti di persone, manager e leader,  per permettere loro di espandere le proprie coscienze e le proprie competenze, è necessario proprio spingerli ad affrontare un viaggio di auto consapevolezza, alla scoperta dei propri meccanismi e dell’origine delle proprie mindset e ideologie, per poi assumere piena responsabilità della realtà che ognuno di loro crea per se stesso – filtrata dalle proprie esperienze passate – per poi trasformarla in consapevolezza collettiva e sociale. Affrontare le paure dei primi tre livelli dei bisogni umani permette un accesso alla auto realizzazione che porta con se creatività, vitalità, autenticità, senso di significato. Questo è il viaggio che spesso  il coaching permette di fare alle persone e alle organizzazioni aziendali… ma non c’è ancora un coaching  per la politica mentre servirebbe sempre più per liberare il potenziale e sviluppare leadership consapevoli attraverso l’auto consapevolezza e la responsabilità personale presupposto di quella collettiva… Un esempio: ormai da anni (almeno un decennio se non qualcuno in più) è aperto un dibattito tra blogger italiani e internazionali,  proprio sugli strumenti per l’informazione e la partecipazione politica su Internet e sui problemi dell’agenda setting, ossia sulle priorità dei temi di discussione da parte dei media. Un aspetto centrale è che la democrazia non è definita solo dalla libertà di votare nell’urna e men che meno da un semplice clik  su una piattaforma che gira in Internet (perché si vota anche sotto una dittatura e perché i rischi delle manipolazioni informatiche sono ancora ampissime), ma anche e soprattutto dalla libertà e dalla qualità dell’informazione politica e del dibattito sulle decisioni da prendere. Blogger e social network hanno già sviluppando una forma di scambio di notizie che si potrebbe chiamare “informazione di mutuo soccorso” per ovviare alle carenze dell’informazione ufficiale. La necessità di una definizione dell’agenda politica che parta dal basso viene sentita in particolar modo da parte del popolo della Rete. In Italia la situazione mediatica è particolarmente preoccupante. Il rapporto mondiale sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières vede l’Italia al 40esimo posto, superata tra gli altri dal Mali, Panama, il Ghana, Bosnia Herzegovina. La maggior parte dei grandi media italiani sono fortemente legati agli schieramenti politici e ai grandi gruppi economici che definiscono sia i temi di discussione che la direzione degli stessi. La particolarità italiana, dove una singola persona detiene il maggior potere economico, il maggior potere mediatico e forse anche il più forte potere politico rendono la situazione particolarmente grave… C’è un assunto preciso da ribadire e difendere strenuamente: “la democrazia è intrinsecamente incompatibile con l’accentramento dei diversi poteri in una sola mano”. I pochi poteri rimasti autonomi, quali ad esempio la magistratura, vengono delegittimati e attaccati ripetutamente. Inoltre, un potere tira l’altro: avendo a disposizione televisioni, riviste e giornali è certamente più facile accrescere il proprio potere economico e politico. Poiché alla brama di potere dell’ego non c’è fine, è ovvio che vi debbano essere leggi opportune che limitino tali espansioni… Nella mia vita mi sono occupato di politica alle superiori e all’università, poi nel sociale e nel mondo del lavoro (sindacato – associazioni d’impresa – fondi previdenziali). Per me occuparmi di politica, l’intendo come visione sociale partecipativa, la sento come una forma di responsabilità per condividere e dare il mio apporto alla consapevolezza collettiva.  Questi valori rimangono sterili se vengono applicati solamente alla nostra condizione personale. La consapevolezza collettiva, e pure l’inconscio collettivo, come il riscaldamento globale o i messaggi dei media, l’immigrazione, le diseguaglianze e la povertà, ci coinvolgono tutti quanti, chi più chi meno, a prescindere dalla nostra condizione personale. Con gl’anni, ho compreso come molte delle “idee” a favore o contro questo o quello, sono spesso proiezioni o parti di noi stessi non riconosciute o accettate. Ho pure compreso come i cosiddetti ‘principi’ sono spesso bisogni di controllo di noi stessi e del prossimo e come il voler cambiare le cose abbia spesso all’origine l’incapacità di accettare la realtà come tale e di fluire con “ciò che è”. Non c’è dubbio stare dietro al dibattito politico italiano, quando va bene provoca noia. Tuttavia, una volta ripuliti (perlomeno sgrossati) dalle motivazioni psicologiche per cui si odia, si ha timore e/o si rincorre il potere, ritengo che coloro che si occupano di consapevolezza, come molti Life & Business Coach, sentano il bisogno di condividere anche su un piano di coscienza della politica, certo in modo non ideologico, ciò che hanno metabolizzato interiormente. Condivisione, non proselitismo o ideologia, men che meno propaganda, semplicemente essere se stessi e in quanto tali includere la comunicazione del proprio sentire profondo anche nei confronti della società. Vivere la vita seconda la propria comprensione e portare se stessi nell’azione, divengono parte del percorso di crescita di ognuno di noi. Nel dibattito tra i blogger si è anche parlato di accountability del politici (la responsabilità dei politici), che ha a che fare con la trasparenza, la coerenza, l’assunzione di responsabilità e la valutazione dei risultati sulla base dei programmi. Credo che nessuno possa negare l’importanza di tali parametri. Ma l’accountability funziona se la coerenza e la  verità sono qualità sentite nella popolazione, cioè se sono valori diffusi e se vi è abbastanza capacità di attenzione per vedere  e tracciare falsità e incoerenze. I blogger sono spesso già abbastanza orientati ad una visione critica della realtà ed a non ingurgitare ogni boccone mediatico, ma parliamo di una piccolissima nicchia in relazione alla totalità dei media…. Concludendo: L’impressione sempre più diffusa è che in generale in Italia la manipolazione delle informazioni sia arrivata ad un livello molto esteso, dove le capacità di discriminazione delle stesse da parte dei fruitori, le capacità di attenzione focalizzata e di amore per il vero sono scese a livelli preoccupanti. Livello molto lontano dalla società della consapevolezza ipotizzata ad esempio da Peter Russell ne “Il risveglio della mente globale” negl’anni ’90 (purtroppo oggi il libro non è più disponibile). Su questo calo delle capacità di attenzione diffusa i politici giocano in casa. Ascoltiamo quotidianamente dichiarazioni e il loro contrario, falsificazioni evidenti della realtà e promesse mai mantenute come se niente fosse. Anche da parte di coloro che dichiarandosi “populisti e sovranisti” alla prima finanziaria “Abbiano fatto mesi di commedia che alla fine è stata una tragedia per la nostra immagine internazionale e anche per il nostro portafoglio”. La notizia della scorsa settimana non è la bocciatura da parte della Commissione Europea della legge di Bilancio, un evento ampiamente atteso e già scontato dai mercati. E non è nemmeno l’abbassarsi dei toni e la ripresa di una trattativa e di un confronto tra il nostro governo e la Commissione europea. La vera notizia è che grosse nubi sono all’orizzonte della nostra economia si fanno sempre più minacciose. Sia gli Stati Uniti che l’eurozona stanno rallentando, un punto in meno di crescita fra il 2017 e il 2019-20 in entrambe le aree, secondo le previsioni più recenti dell’Ocse. La frenata negli Usa, che molti pensano potrebbe divenire anche più brusca, è probabilmente dovuta all’esaurirsi degli effetti della riduzione di imposte varata un anno fa da Trump e all’aumento dei tassi della Fed.  Mentre nell’eurozona (grazi ai dazi americani) l’attività economica sta tornando a ritmi vicini al 2 per cento, quasi un punto in meno dell’anno scorso. L’Italia nel terzo trimestre dell’anno si è fermata. Ma anziché proporre una legge di Bilancio che ci eviti il rischio di entrare in recessione, il governo gialloverde ha reso la recessione più probabile. Ma i media, inclusi anche i grandi siti informativi in Rete, sono perlopiù parte di questa tendenza, in un’orgia di informazioni dove passa tutto e il suo contrario, rendendo ardua l’esatta  comprensione di “ciò che è” veramente. Ma ciò che più preoccupa è che sta avvenendo una peculiare sindrome di Stoccolma nei confronti dei nostri politici e colonizzatori della nostra consapevolezza. Iniziamo ad accettarli nelle loro bugie, nelle loro meschinità, nelle loro corruzioni. C’è una rassegnazione diffusa che è più forte delll’indignazione oppure ci diverte il teatrino della politica come fosse un’opera di Pirandello o un film di Sordi. Troviamo così il modo di tollerare la devastazione come un meccanismo di difesa di fronte all’inevitabile. I politici e le varie caste (vecchie e nuove) sembrano sempre più eguali ed inamovibili e ci dimentichiamo che sono e rimangono tigri di carta, esseri impauriti per primi che cercano nel potere la sicurezza che non trovano in loro stessi… In Italia per qualsiasi cambiamento si impasta tutto in modo quasi inestricabile. Forse ripartire da una riorganizzazione delle idee e soprattutto dalle intenzioni di ognuno è un primo passo per uscire dalla caverna…  Coching e consapevolezza… consapevolezza della  politica…  un obiettivo per tutti…

E’ sempre tempo di Coaching! 

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