Molise: Il PD continua a “non battere chiodo…”

La chiave di lettura del voto del Molise è in sintesi questa: lo stallo, del negoziato sul governo, rallenta i vincitori delle politiche, intesi come Cinque Stelle e Lega. Trionfa invece il centrodestra nel suo insieme, con Forza Italia – e non è un dettaglio – davanti alla Lega. Il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica, ma scivola indietro rispetto al risultato del 4 marzo scorso. In dettaglio: Affluenza 52% – non hanno votato il 48% degli aventi diritto – compresi i 79.000 cittadini molisani residenti all’estero che votano alle politiche ma non alle regionali. Centro destra 43,5% con la somma di ben 9 liste. Cinque stelle 38,5%, rispetto alle elezioni nazionali dove aveva preso il 44,8% dei voti. E poi c’è il centrosinistra. Nel senso che non c’è praticamente più! Ottiene il 16,83% e scende rispetto alle politiche dove aveva preso il 18%. E la lista PD va sotto il 10 per cento e prende solo l’8,7% dimezzando i suoi voti. In una Regione che governavano da tempo. Chi ha parlato di traversata del deserto per il PD è un ottimista. Non basterà, occorre anche scalare montagne e attraversare oceani. E’ l’ennesimo flop, che arricchisce il già corposo dossier di rovesci elettorali di cui i Democratici discuteranno, forse in un altro momento (avendo rinviato l’Assemblea nazionale fissata per il passato 21 Aprile a data da destinarsi). Ammesso che il partito ci sia ancora quando si decideranno finalmente a farlo. Nelle prossime settimane, come si sa, vanno al voto il Friuli-Venezia Giulia (domenica prossima) e successivamente anche la Valle D’Aosta. Per quanto invece riguarda le Amministrative il Friuli-Venezia Giulia le svolgerà insieme alle regionali di domenica, in Trentino Alto Adige si voterà solo in due comuni della Provincia di Trento, mentre Sicilia, Sardegna ed il resto delle Regioni voteranno per le Amministrative il prossimo 10 giugno 2018. Complessivamente gli elettori coinvolti in queste elezioni sano circa 7.150.000. E nel complesso i Comuni interessati al voto sono 799, du cui 115 superiori (con 21 Capoluoghi) e 684 inferiori. Cosa succederà se il PD anche nelle prossime prove elettorali, come è probabile non riuscirà: “a battere chiodo…” PD sempre più giù.  Se continua così, si fa vera per il partito la possibilità di sparire veramente dalla scena politica italiana. Inoltre, il test molisano – come quello di domenica prossima in Friuli – rischiano di mettere ulteriori zavorre sul governo e far durare ulteriormente lo stallo… dopo che sono già trascorsi 50 giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo. Due giri di consultazione fatti dal Presidente della Repubblica con un nulla di fatto. Fallito il mandato esplorativo del Presidente del Senato Elisabetta Casellati per quel che riguardava la possibilità di un accordo tra M5s e Centro destra. Ieri, Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha conferito analogo mandato esplorativo al Presidente della Camera Roberto Fico, per vedere se una maggioranza è possibile trovarla tra M5s e PD. Cosa succederà? Lo sapremo Giovedì quando il Presidente Fico risalirà al Colle per riferire al Presidente della Repubblica. Salvini, già alza i toni e strilla, minacciando di fare una “passeggiata… su Roma” se verrà fatto un governo M5S + PD. Dicendo che non è questo il Governo che il Paese vuole e ha votato nelle urne… e rilancia la sua richiesta di essere il Primo Ministro incaricato di fare un governo di Centro destra, perché la coalizione è arrivata prima a livello nazionale come conferma anche il voto del Molise e farà anche in Friuli-Venezia Giulia domenica prossima. Ma con quale maggioranza, visto che il M5s di Di Maio, proprio ieri ha confermato di chiudere definitivamente l’interlocuzione con Salvini & Compagni? Non essendosi realizzato il passo indietro di Berlusconi, che invece conferma l’unità del Centro destra e il suo diritto a partecipare a pieno titolo all’eventuale governo con il M5s, che lui comunque non considera all’altezza di governare… Un Berlusconi ringalluzzito dal risultano del Molise, dove all’interno della coalizione non è stato superato nei voti dalla Lega di Salvini. E dove il M5s, non conquista la guida della regione, come invece sperava, ma si conferma anche qui, solo come il primo partito italiano, quello di maggioranza relativa. Sufficiente per rivendicare ancora la Premiership del governo nazionale per Luigi Di Maio, e confermando di non volere Berlusconi e FI nel suo governo, da farsi eventualmente solo con la Lega… sempre che Salvini ci stia e rompere con Berlusconi. Di Maio quindi (sperando nella moral suasion del Colle e nel lavoro del Presidente della Camera Roberto Fico) spera di trovare una maggioranza con il PD e andare al governo. Un PD che però, come già sottolineato, continua ad inanellare risultati elettorali negativi a partire da quello del referendum 15 mesi fa e via a seguire fino a quello di domenica scorsa. Un PD soprattutto diviso in una maggioranza (i renziani) e più minoranze, quelle di Orlando e Cuperlo, di Emiliano e Boccia, di Franceschini e dei Ministri uscenti – Minniti, Calenda e altri ancora del governo Gentiloni. Ma anche da alcuni renziani oggi, sempre più dubbiosi della ormai “ammaccata” leadership di Renzi in quel che rimane del partito democratico. Sono Matteo Richetti e la sua neo corrente “Harambee”. La ex vicesegretaria del PD Debora Serracchiani, ormai totalmente critica nei confronti dell’ex Segretario. Anche loro due hanno dichiarato la loro disponibilità come possibili candidati all’incarico di Segretario. Incarico per il quale si è già candidato lo stesso reggente Maurizio Martina. E senza scordarsi di Nicola Zingaretti e Sergio Chiapparino. Tutti piddini, pronti a dialogare col M5s per un maggioranza di governo… Si è aggiunto anche Piero Fassino che ieri ha confermato che bisogna dare un governo al paese seguendo quanto dirà e farà il Presidente della Repubblica. Ha parlato per tutti, Dario Franceschini: “Ok al confronto con i grillini, non si può dire solo no… quando il Pd incontrerà l’esploratore Fico”. Aggiungendo: “Mi ha sconcertato leggere una raffica di dichiarazioni di totale chiusura di esponenti del mio partito mezz’ora dopo il conferimento dell’incarico. Abbiamo invece l’obbligo” di verificare nei contenuti la possibilità di un’intesa. E bisogna farlo tenendo il partito “unito”, a cominciare da Matteo Renzi… che è un leader ancora influente.” Come ben si intende continua ancora un grande caos politico in generale… e in particolare anche dentro il PD, che dopo il No al referendum costituzionale. Subisce nelle elezioni del 4 marzo: un risultato negativo di portata “storica”. Da poter essere paragonato per Renzi e il PD ad una vera Waterloo. “E’ il risultato peggiore ottenuto dalla Sinistra complessivamente intesa nella storia repubblicana”. Nel PD come discutono di questa grave sconfitta e delle sue possibili ragioni? Cosa pensano di fare, per risalire la china del consenso tra gli elettori? Dov’è il dibattito tra e nel gruppo dirigente e tra i militanti? La discussione, in massima sintesi, rimane “inchiodata” sul Renzi si o Renzi no. Da quel che si vede continuano a dividersi. E il PD nel Paese, continua a prender sconfitte e a “non battere chiodo.” E forse non serve nemmeno più augurargli: “Buona fortuna.”

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