Pd: se va avanti così tra un po’ avrà più candidati segretario alle primarie che elettori…

Assistiamo in questi giorni al moltiplicarsi di nomi per la guida del PD nella gara del tutto futile delle Primarie che il popolo di sinistra sente ormai come un lascito del passato e che nessuno rimpiange… Purtroppo i leader del Pd, chiamiamoli così per convenzione, sembra che continuino a non capire quel che è accaduto il 4 marzo. Altrimenti invece di impelagarsi in discussioni sulla crisi del capitalismo e sul partito leggero, due cose serissime, tenterebbero di dare ai loro militanti e al loro elettorato un’immagine di serietà fondata su un dibattito interno (ma quando fate questo benedetto congresso?!) che rompa con vecchi giochini. E il giochino di questi giorni è il moltiplicarsi delle candidature a segretario per la guida del partito alle prossime primarie. Correrà Nicola Zingaretti che però ha fatto sapere che per il momento continuerà a fare il presidente di Regione (il Pd come un dopolavoro?), correrà Matteo Richetti dicendo baldanzoso: “mi rivolgo soprattutto ai giovani” e “Renzi deciderà lui se appoggiarmi” Baah! A si candida anche Cesare Damiano forse lui lo fa a nome dei …millenial di un secolo fa …oggi tutti pensionati. E’ del 7 ottobre la notizia, anche Francesco Boccia che non ha mai vinto una competizione ma che porta come bandiera quel dialogo con i cinque stelle che vuole il suo dante causa, Michele Emiliano, correrà. C’è infine l’incognita sul candidato o sui canditati renziani, Delrio, Rosato, la Boschi e forse lo stesso Matteo Renzi? E come se tutto ciò non bastasse Ci sono due pentite renziane come la Debora Serracchiani e la Elisabetta Gualmini che, se richieste, potrebbero candidarsi. Sullo sfondo, c’è il povero Maurizio Martina che diciamolo è l’unico che si sta facendo un ‘coso così’ per tenere in piedi una nave piena di falle… Tutto ciò di fronte a due fenomeni opposti. Da un lato la ristrutturazione del voto di destra che premia i ‘figli di Trump e di Putin nonché amici di Orban’ guidati da Matteo Salvini e che punisce invece in termini di proiezioni di future elezioni le ‘chiacchiere’ di Luigi Di Maio and Company. L’altro fenomeno è un certo risveglio nella sinistra di fronte alle battaglie civili, da Catania a Riace passando per le piazze di Roma e Milano. Dunque la sinistra ha ancora un popolo? Sì, il popolo di sinistra c’è seppur ancora diviso. Tutto si svolge in un clima che va segnalato perché non era mai accaduto prima: c’è una nuova stagione politica iniziata nel segno della cupezza. Ogni svolta è stata sempre accompagnata da ottimismo e dall’annuncio di tempi migliori. Ora invece il duo a capo del governo dei facinorosi annuncia solo guerre su guerre, nella società, fra ricchi e poveri, fra poveri e poveri e contro un numero di Paesi europei che comincia a diventare impressionante. Non si sa quanto l’Italia reggerà questo stress. Finora è stata avvolta dalla nube del rancore e dalla speranza di ricevere qualche soldino di sconto dall’Europa… altrimenti urlano i nostri “nuovi eroi”: “rompiamo tutto, tutto quanto!”. C’è in forte crescita, soprattutto un odio anti-borghese, che ricorda quel ‘reazionismo sociale’ di vecchia data. Ma sul medio periodo odiare il proprio vicino di casa, il professore di tuo figlio, il tuo medico che ti dà il vaccino, e via continuando, porterà tanta gente a non poterne più soprattutto se non avrà ricevuto un euro o se questo euro sarà già stato mangiato da una ulteriore crisi economica legata al deficit italiano che potrebbe essere sconvolgente. La sinistra dovrebbe tenere la barra ferma. Ha perso male… è fuori sicuramente per un giro e forse più. Ha perso soprattutto per i propri errori ma ha perso dentro un fenomeno mondiale che segna l’avanzare delle destre dappertutto. Il mondo sta dando l’idea di diventar popolato solo di reazionari che tenteranno di portarci indietro su tutto, soprattutto sull’idea di progresso, sullo sviluppo della scienza, sul vivere civile, sui diritti delle donne sui diritti civili in generale. È qui la battaglia da fare. Ma chissenefrega dei candidati segretari del Pd e delle Primarie per scegliere il più telegenico. Ma perché alcuni leader della sinistra storica che, dopo aver perso tempo con uno o due partitini elettoralmente falliti, devono giocherellare per favorire un leader piuttosto che un altro nel sogno di epurare quello che c’era prima. Qui è il momento di fare sul serio. È una straordinaria battaglia di civiltà quella che tutti quanti siamo chiamati a combattere. Viviamo in uno di quei momenti in cui ci si sente cittadini di un mondo che si può difendere se contrattacca sui propri valori. L’Europa politica è uno di questi. È quindi il momento di chiarirsi le idee e la confusione tra coloro che credono utile e possibile un dialogo con i cinque stelle, gli elettori non il gruppo dirigente, pensando che ci sia anche un “sovranismo di sinistra”… E’ necessario provarci e comunque grazie della compagnia e ognuno vada dove lo porta il cuore. Si faccia un congresso vero, per eleggere un segretario H24, non importa se sarà o no un fulmine di guerra, basta che combatta veramente… La situazione è talmente seria, e per tanti versi, pericolosa, che la Sinistra, il Pd in testa, come già detto deve evitare spettacolini e risse inutili. Penso, per esempio, al tema della lista per le Europee. Ci sono buone ragioni per un largo rassemblement coraggiosamente europeista. Si comprende che alcuni settori, o partitini, della sinistra temano di scomparire. Non c’è certo l’obbligo di stare insieme. Ma, contati i voti, si vedrà se sarà premiato un coraggioso fronte europeista oppure un radicalismo minoritario. Il perno di questa discussione resta il Pd. Dopo il 4 marzo si sono susseguite dichiarazioni, crisi di nervi, proposte tese sia a proporne lo scioglimento, sia a immaginare il confluire al suo interno di tutta la sinistra che c’è, sia a rinverdire il sogno renziano di riprendere in mano la guida di ciò che l’ex premier ha distrutto… Si è pensato anche di poter risolvere ingenuamente tutto quanto in una sera incontrandosi a cena. Anche qui bisognerebbe evitare di dare spettacolo e provare a diventare seri e, se si può dire, adulti. La prima cosa da evitare, ha ragione Massimo Cacciari, sono nuove inutili Primarie. Non è più tempo, non è più aria, non si vede la necessità di un confronto fra la telegenia di Tizio piuttosto che di Caio. Si faccia subito il congresso, modificando lo Statuto, un congresso come quelli di una volta con tesi contrapposte e un dibattito da levare la pelle. In questo modo, alla fine, tutti capiranno chi ha vinto e su quale linea ha vinto e se i perdenti sono una importante corrente di sinistra o una rilevante area democratica liberale o entrambe le cose comunque riunite sotto un’unica bandiera e con una sintesi politica delle cose da fare capace di riprendere il consenso perduto… Le Primarie ormai fanno parte di una stagione politica lontana persino nei ricordi. Pensate che i 16enni-18enni non ne hanno vista forse alcuna e soprattutto non hanno memoria del loro fulgore. Tutti sentono, invece, la necessità di capire che cosa vuol dire “sinistra” oggi. Tutti vorrebbero sapere quale idea di economia e società ha un partito che voglia contrapporsi al nazional-populismo di governo. Il progetto economico-sociale è il centro della discussione e non può essere un buon progetto se non prevede alleanze e comunione d’indirizzo. Occorre pensare che un partito anche molto di sinistra deve comunque trovare un accordo con le forze liberali e deve fronteggiare con durezza il populismo… Il fatto che da quelle parti vi siano tanti elettori, ovvero ex PD dovrebbe far riflettere in modo nuovo il campo della sinistra. Quel che non è da fare è inseguire il gruppo dirigente dei 5 stelle. I capi del Movimento non sono costretti all’alleanza con gli xenofobi di Salvini dalla ottusità e cattiveria politica di Matteo Renzi. Stanno semplicemente bene con Matteo Salvini. Si sono cercati, annusati e piaciuti in nome di prima il nostro potere… ce lo chiede il popolo sovrano. La sinistra non deve inseguire, Di Maio, Di Battista o Fico… deve elaborare una nuova strategia sociale che riporti a casa quell’elettorato che non vedendo più nel PD alcuna identità e istanza riconducibile alla sinistra sociale… e una conduzione plurale e democratica dl partito, hanno finito per scambiare una ‘testa un voto’ nonché il “totem” del reddito di cittadinanza per la panacea dei mali del nostro Paese… La radicalità della sinistra non deve solo porre il tema di un passaggio che riformi il capitalismo, combatta le diseguaglianza e la povertà crescenti – in Europa è già successo negli anni post-Dopoguerra – ma che si contrapponga questo sì ad ogni cultura reazionaria. Il mondo che verrà e che vedrà nuovi popoli migrare o conoscere un migliore tenore di vita, che assisterà ai nuovi successi della scienza e che dovrà confrontarsi con vecchie e nuove ingiustizie non può perdere tempo con Salvini e Di Maio. Hanno vinto e stanno alacremente sfasciando il Paese (nel loro giovanilismo anagrafico e politico si sono scelti per guru economico un ultra ottantenne dal curriculum prestigioso, ma si consenta il dubbio… ormai con un palese senile senso di rivalsa… proprio rispetto al suo recente non brillante presente nel tentativo di rinverdire gli anni in cui fu onorato “boiardo” di stato). Occorre velocemente preparare una via d’uscita da questa stagione politica che non sarà pacifica e purtroppo finirà male per gli italiani. La sinistra si prepari a questo passaggio e mandi in campo idee e facce nuove. Ci sono due punti in discussione da considerare irrinunciabili per decidere se con questa ‘sinistra sovranista’ il dialogo può restare in vita o è meglio andare ognuno per la sua strada. Il primo è la difesa della Costituzione, nella forma e nella sostanza. Avete votato No al referendum del 4 dicembre, rispettate il vostro No. Il secondo è il chiarimento attorno al tema dell’alleanza costituzionale larga. Si vede avanzare una tesi suggestiva che dice: prima facciamo il PD, poi rifacciamo una cosa che richiami il centrosinistra e tutto questo a condizione che Renzi partecipi e possibilmente comandi. È uno schema che rinnova le ferite invece di sanarle. L’altro schema prevede, invece, il riconoscimento di tre priorità: la prima è la difesa della Costituzione e delle istituzioni repubblicane, la seconda è che qualunque ipotesi di trattativa anche dura sull’Europa escluda in via di principio l’idea di starne fuori, la terza è che si nell’alleanza, ci devono stare tutti, ma esiste un caso Renzi e va risolto. È la vendetta della storia. Renzi deve farsene una ragione. L’ex segretario del Pd ha sostenuto che per una sinistra moderna il tema impeditivo erano i Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema & compagni e li ha rottamati… pensando che la storia ricominciasse da lui. E oggi (anzi fin dal 4 dicembre 2016) scopre, a suo danno, che il tema impeditivo è la sua persona. Bene oggi Renzi paga lo scotto della sua arroganza, dei suoi errori, della ansia di potere della sua squadra (simile a quella che sta attorno oggi a Di Maio). Il popolo della sinistra pensa che abbia governato non bene, ma per fare un solo esempio, il criticatissimo (anche da me) ministro Minniti è oro colato di fronte al ministro Salvini, e così di altri ministeri… Porre però oggi il tema che Renzi non possa dirigere una alleanza nuova avendo sfasciato la vecchia è un argomento serio e giusto. Forse porre la questione sul piano che bisogna buttarlo fuori è una posizione discutibile… anche se tuttavia, l’impressione vera anche in questa situazione è quella che sia soprattutto ancora lui a voler buttar fuori tutti coloro che sulla base dei disastrosi risultati ottenuti quale segretario mettono in discussione la sua leadership. Tra qualche giorno vedremo alla Leopolda 2018 dal titolo “la prova del nove”… è il solo congresso che Renzi vuole veramente… Infine, a compimento dei ragionamenti fin qui fatti. Paolo Gentiloni, Carlo Calenda e Marco Miniti. Fra tanti chiacchieroni di sinistra, di centro e anche di destra… questi tre sono persone serie. Si è detto di Gentiloni “la sobrietà non scalda i cuori”. Ma il suo stile di governo è riconosciuto e apprezzato ovunque, anche dagli avversari. Di Calenda che è uomo di Confindustria. Non c’è niente di male, ma se lo è, spieghiamoci perché lo abbiamo visto in prima fila a difendere i posti degli operai anche con particolare veemenza. Minniti ci ha messo la faccia sull’immigrazione, con risultati egregi sul piano del controllo dei flussi, che oggi (Salvini)  abilmente si attribuisce. Tutto ciò mentre la sinistra sinistra, aveva da tempo smesso di occuparsi di solidarietà e dignità del lavoro, scambiato tutele con bassi salari e precariato e da tempo non andava a dare volantini davanti alle fabbriche e a difendere l’occupazione. Che il PD si decida quindi e vada finalmente al congresso e (se è capace) discuta di tutto questo, condizione oggi esiziale per tornare a ricostruire fiducia e consenso… partendo dalla scelta che la dirigenza non venga scelta con le primarie come fosse un concorso per Miss Italia. Uomini soli al comando scelti con le Primarie hanno proprio rotto…

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