Per conoscere te stesso fatti alcune domande…

Dando seguito alle considerazioni dell’ultimo post pubblicato su questo Blog sul tema della conoscenza di se stessi… è sicuramente paradossale che nella così detta società moderna si passi più tempo a scoprire come funziona il nuovo smartphone e le sue centinaia di funzioni spesso inutili, rispetto a quello che dedichiamo a conoscere noi stessi e la nostra mente… Eppure l’impatto positivo che può avere il tempo riservato a scoprire un po’ meglio chi siamo, i nostri punti di forza e le aree di miglioramento è enormemente superiore a quello dedicato al configurare una nuova app che ci aiuta a contare i centimetri che percorre la forchetta che usiamo durante i nostri pasti. Purtroppo, sono ancora poche le persone che oggi capiscono l’importanza di guardarsi dentro e che si fermano a riflettere su cosa gli piaccia o non gli piaccia fare, che capiscono il perché di certe loro reazioni emotive o che si chiedono perché facciano un tipo di pensieri piuttosto che altri. Quello che succede nella vita di tante persone ricorda in qualche modo la storia che segue: “Un mendicante se ne stava seduto sul ciglio di una strada da più di trent’anni. Un giorno passò uno sconosciuto. “Hai qualche spicciolo?” mormorò il mendicante, tendendo il vecchio cappello da baseball. “Non ho niente da darti”, disse lo sconosciuto, che poi domandò: “Su che cosa stai seduto?”. “E’ solo un vecchio scatolone. Ci sto seduto sopra da sempre”, rispose il mendicante. “Ci hai mai guardato dentro?” chiese lo sconosciuto. “No”, disse il mendicante, “a che scopo? Non c’è niente dentro”. “Dacci un’occhiata”, insistette lo sconosciuto. Il mendicante aprì lo scatolone. E con meraviglia, incredulità ed euforia vide che lo scatolone era colmo d’oro”. Facciamo che io sia quello sconosciuto che non ha niente da dare e che dice di guardare dentro. Non dentro un qualsiasi scatolone, come nella parabola, ma in qualcosa di ancor più vicino: guardare dentro di voi… In modo simile al mendicante della storia, spesso non siamo consapevoli di essere seduti sopra uno scatolone colmo d’oro e le nostre qualità più preziose rimangono inesplorate.

“Conoscere se stessi è l’inizio di ogni sapienza”

(Aristotele)

Già ai tempi di Platone, più di 2000 anni fa, gli antichi greci avevano intuito che c’era qualcosa di speciale dentro ogni individuo, qualcosa di magico che ci poteva dare la felicità. Questo qualcosa di magico era la propria “anima”. Nel corso degli anni molti altri illustri pensatori del passato, inclusi Jean Jacques Rousseau, Immanuel Kant, Isaac Newton e Albert Einstein hanno ripetutamente suggerito la stessa cosa. Hanno sostenuto che per trovare la pace interna e la felicità le persone dovrebbero guardarsi dentro e conoscere se stesse. “Conosci te stesso” era anche l’iscrizione scolpita a caratteri cubitali sul frontone del tempio di Apollo a Delfi (anche noto come oracolo di Delfi). La leggenda narra che sette saggi dell’antica Grecia si riunirono a Delfi e racchiusero la loro saggezza dentro questo ordine: “Gnothi seautòn”, ovvero conosci te stesso. Si tratta di un invito a guardare dentro di sé e valorizzare la propria interiorità, probabilmente anche per questo gli antichi pensavano che solo attraverso la conoscenza di se stessi si potesse arrivare a conoscere l’universo. Cosa vuol dire conoscere se stessi? Il discorso è complesso e richiederebbe uno spazio ben superiore a quest’articolo. Spesso la ricerca di sé viene intrapresa seguendo un lungo percorso di tipo spirituale\filosofico incapace di produrre concreti cambiamenti positivi nella vita. Anzi ho notato lavorando nel campo della crescita personale, che le metodologie dall’approccio più filosofico sono anche quelle che contengono il più elevato tasso di “pippe mentali”.  Come riconoscerle? Se all’interno dei libri che ne parlano, nelle prime 30 pagine (e sto largo) non trovi nemmeno una tecnica pratica oppure delle indicazioni concrete per intervenire su te stesso, probabilmente sei di fronte ad una di queste. Per questo motivo  vi proporrò una forma d’indagine interna (interiore) il più possibile semplice, pratica e “misurabile”. Infatti, conoscere se stessi significa innanzi tutto: Osservare ed essere consapevoli delle proprie reazioni emotive e stati d’animo. Essere consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza. Essere consapevoli dei propri pensieri, pregiudizi ed abitudini. Essere consapevoli di come le emozioni influenzino i propri pensieri. Osservare ed essere consapevoli di come interagiamo con gli altri. Osservare come siamo influenzati da ciò che ci circonda. Essere consapevoli di cosa ci piace e cosa non ci piace fare. In altre parole conoscere il proprio sé autentico significa diventare un bravo osservatore del proprio mondo interno. Conoscere e comprendere se stessi porta a prendere decisioni migliori, definire i propri obiettivi in modo preciso ed essere più produttivi.

“Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”

(Jung Tweet)

“Conoscere te stesso” è una delle cinque competenze dell’intelligenza emotiva, probabilmente la più importante e quella da cui dipendono tutte le altre. Le persone che sono capaci di capire se stesse e conoscere chi sono saranno anche più abili a capire gli altri e avere relazioni migliori, saranno maggiormente consapevoli dei propri limiti e si attiveranno per superarli, avranno una migliore idea del proprio valore e potenziale. Inoltre sapranno anche identificare con maggior chiarezza quale sia il proprio scopo nella vita. Infatti quest’ultimo spesso è definito non tanto da quello che realmente desideri ma piuttosto da quello che gli altri (parenti, amici e professori) vorrebbero o desidererebbero per te. Fatti alcune domande. Conosci te stesso? In altre parole chi sei? senza far riferimento a titoli come “sono uno scienziato specializzato in ‘sticazzologia avanzata  con un master di 5° livello”. Molto spesso infatti confondiamo i nostri titoli di studio, il nostro impiego lavorativo e i nostri ruoli nella vita con il nostro vero sé. In realtà questo è un modo molto superficiale di descrivere se stessi e assolutamente inappropriato per trasmettere chi sei veramente. Per facilitare l’esplorazione di sé e ricavare informazioni di qualità su te stesso potranno esserti utili invece le seguenti domande.

“Colui che conosce gli altri è sapiente,

colui che conosce se stesso è illuminato”

(Lao Tzu Tweet)

1) Quali sono le tue passioni? Quali sono le attività che ti piace fare? Le passioni sono quelle attività che ci rendono vivi e verso le quali proviamo un forte entusiasmo. Ma non tutti sono consapevoli di quali siano le proprie passioni che potrebbero essere esplorate sotto forma di hobby o di lavoro. Per aiutarti ad individuare una tua passione prova a rispondere a questa domanda: Se avessi tempo e risorse illimitate da poter dedicare a quello che mi piace fare come sarebbe la mia giornata ideale? Descrivila nei dettagli. 2) Quali sono i tuoi limiti o punti deboli? Su quali aspetti di te devi ancora lavorare per poterti migliorare? E cosa non meno importante, cosa stai facendo per superarli? Se hai delle limitazioni non ti fasciare la testa perché è una prerogativa dell’essere umano e quindi sei in buona compagnia. In ogni tappa evolutiva infatti si hanno limiti di qualche sorta, riconoscerli è essenziale in ogni percorso di crescita personale ed è il primo passo consapevole per migliorare, ma bisogna stare attenti a non fermarsi lì. La presa di consapevolezza è importante ma ad essa deve seguire la messa in atto di strategie e tecniche per superare i propri ostacoli interni. 3) Quali sono i tuoi valori guida? Quali sono le tue priorità nella vita? È importante conoscere i propri valori perché sono strettamente collegati con le cose che desideriamo e perciò sono una delle principali fonti di motivazione. Potresti quindi iniziare a scrivere la tua lista di valori come ad esempio libertà, giustizia, rispetto etc.. Per scoprire i tuoi valori più profondi e capire il loro ordine di importanza nella tua vita. 4) Quali sono le tue reazioni emotive abituali? Sai riconoscere i tuoi “bottoni caldi”? Le tue reazioni emotive possono dipendere da numerosi fattori quali il tuo stato d’animo in un determinato momento, le tue esperienze passate, le tue convinzioni. Per via della loro importanza, riconoscere cosa evoca in te una determinata reazione emotiva e capire il suo impatto sui tuoi comportamenti è una capacità essenziale per conoscere meglio te stesso. Potresti quindi fare una lista nella quale elencare le situazioni in cui senti di reagire in modo limitante. Per aiutarti in questo potrebbe esserti utile passare in rassegna le situazioni che evocano in te reazioni emotive basate su invidia, paura, rabbia, gelosia, ecc. 5) Quali sono i tuoi punti di forza? Quali sono le caratteristiche che ti rendono unico e che vorresti coltivare e sviluppare? Queste qualità possono anche includere competenze come saper gestire le proprie emozioni o saper mostrare affetto alle persone a cui vuoi bene, potrebbe essere la tua gentilezza o la tua generosità non è necessario che si tratti di competenze strumentali come saper disegnare o saper scrivere bene. 6) Qual è il tuo scopo nella vita? Una volta che conosci i tuoi valori, passioni, limiti e punti di forza non sarà troppo difficile dare una direzione alla tua vita. Per concludere: occorre stimolare la ricerca interiore proprio allo scopo di individuare le proprie limitazioni per superarle e riconoscere i punti di forza per potenziarli ulteriormente. Per questo motivo penso che dedicare del tempo a conoscere meglio se stessi e i propri processi interni sia uno dei “regali” più grandi che una persona possa farsi. E tu, hai mai guardato dentro lo scatolone sul quale sei seduto da una vita? Prova a dare una sbirciata e condividi nei commenti una caratteristica che ti piace di te stesso, una tua passione o un tuo punto di forza…

“E’ sempre tempo di Coaching!”

Se hai domande o riflessioni da  fare ti invito a lasciare un commento a questo post: sarò felice di risponderti oppure prendi appuntamento per una sessione di coaching gratuita

 

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