Per i nostri ‘millennials’ un futuro sempre più problematico e sbiadito…

(ciò che è più unico circa i Millennials?)

Una recente indagine Demos condotta per “italiani.coop” rivela come l’incertezza gravi in modo drammatico e progressivo sulle prospettive dei giovani. “Sempre connessi”, vivono una sorta di “affollata solitudine”.

Il rapporto evidenzia come tra le generazioni questo sia diventato un delicato argomento di dibattito pubblico: Non è più, come in passato il classico conflitto generazionale: la “rivoluzione” dei figli contro i padri e le istituzioni. Ma un vero iato culturale rispetto  al “futuro dei giovani…” che preoccupa gli uni e gli altri  sì, praticamente …un po’ tutti.

Le politiche degli ultimi decenni hanno privilegiato il presente o il breve periodo, rendendo particolarmente difficile, ai giovani di oggi, guardare in prospettiva con fiducia ed entusiasmo.

La lunga crisi economica globale ha reso più drammatico questo scenario ormai diventato la condizione “normale” della loro esperienza. I dati sulla disoccupazione giovanile e la ricerca di fortuna all’estero, il faticoso percorso di autonomizzazione verso la vita adulta, il sentimento di solitudine, sono solo alcuni tratti di questa dinamica, che dipinge l’Italia come un Paese sempre più difficile per i giovani, che vivono il loro momento con “rassegnazione”.

L’indagine Demos entra nel vivo della questione e offre uno sguardo particolare: abbracciando una visione incrociata tra le generazioni proprio su ‘opportunità’ e ‘svantaggi’. Così che, i dati registrano la drammaticità delle percezioni e il differenziale, al ribasso, nell’avvicendamento intergenerazionale.

Agli italiani è stato chiesto di indicare se la propria generazione, rispetto a quella dei genitori, avesse avuto maggiori o minori opportunità: meno di metà (48%) risponde “maggiori”. Il dato scende al 37% quando lo sguardo è rivolto al futuro: se cioè i loro figli hanno avuto o avranno maggiori opportunità. Ma questi sono dati medi tra le diverse coorti di età.

Un certo ottimismo verso il futuro è indicato anzitutto dai millennials (49%), cioè i giovani fino a 35 anni. Generazione X (36-50anni) e babyboomers (51-65 anni) si approcciano invece con maggior disincanto. Ciò riflette, probabilmente, anche le incertezze vissute. I veterans, ovvero gli over65 anni si distinguono per la consapevolezza di avere goduto di maggiori opportunità di vita rispetto ai loro genitori (73% vs 34/35% dei millennials e della generazione X).

LE TABELLE

NOTA INFORMATIVA
L’Osservatorio sul Capitale Sociale è realizzato da Demos & Pi e Coop. Sondaggio Demetra con metodo MIXED MODE (Cati – Cami – Cawi). Periodo 29 novembre – 2 dicembre 2016.
Il campione (N=1330, rifiuti/sostituzioni/inviti: 12.535) è rappresentativo della popolazione italiana con 15 anni e oltre, per genere, età, titolo di studio e area, ed è stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche (margine di errore 2.9 %).
L’indagine è stata diretta, in tutte le sue fasi, da Ilvo Diamanti. Luigi Ceccarini, Martina Di Pierdomenico e Ludovico Gardani hanno curato la parte metodologica, organizzativa e l’analisi dei dati.
“I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100”.
Documento completo su www.agcom.it

Al di là di questa “frattura” tra nipoti e nonni va detto che i più giovani, i millennials, non sono però una formazione sociale omogenea in termini di orientamenti.

La diversità interna pare essere legata anzitutto alla loro collocazione nella stratificazione sociale. Gli studenti fanno osservare valutazioni differenti rispetto a quanti sono già entrati nel mondo del lavoro o rispetto a chi il lavoro non ce l’ha.

La metà degli studenti, infatti, se guarda al passato, ritiene di avere avuto più opportunità dei genitori (52%). Tale valutazione si dimezza tra i millennials lavoratori (26%) e si riduce drasticamente tra quelli disoccupati (7%), che vivono una situazione di particolare difficoltà.

Questo differenziale permane anche quando il loro sguardo volge al futuro. Tra gli studenti, due su tre (68%) ritengono che i propri figli avranno maggiori opportunità di loro stessi. Meno tra i millennials lavoratori (39%) e soprattutto tra quelli disoccupati (24%).

I dati Demos-Coop fanno emergere, peraltro, la solitudine dei millennials. Sono proprio loro, sempre connessi online con il mondo e gli altri, protagonisti di relazioni a largo raggio, a sentirsi maggiormente soli (34% vs 28% della media).

Forse perché ritengono di essere lasciati soli nella loro incertezza, e non trovano risposte adeguate nelle istituzioni pubbliche. La famiglia resta, infatti, il riferimento imprescindibile. Cosa ci dicono questi dati al di là degli orientamenti generali, facilmente prevedibili, illustrati sopra?

  1. È finita l’onda lunga delle opportunità crescenti.

    La ricerca Demos offre un ulteriore indicatore a questo proposito. Il sentimento di incertezza verso il futuro pesa in modo drammatico e progressivo nelle prospettive di vita dei giovani e nelle ansie dei loro genitori.

  2. I nonni, vista l’età, possono fare un bilancio consuntivo.

    Sono consapevoli dell’esperienza vissuta e delle opportunità avute. I giovani, che invece hanno la vita davanti, oltre alla rassegnazione attiva possono riporre anzitutto speranza nel futuro, in particolare nel superamento della crisi che ha compromesso ulteriormente lo scenario delle loro opportunità.

  3. Infine, i millennials sono effettivamente i millennials. Ovvero, un segmento plurale.

Chi di loro si è mosso lungo il percorso alla vita adulta – terminare gli studi, confrontarsi con il mondo del lavoro, progettare il futuro fuori dal guscio protettivo della famiglia – si sta scontrando con le difficoltà del nostro tempo. Sempre connessi, vivono però una condizione di “affollata solitudine” – per dirlo con le parole di Bauman – nonostante l’attiva vita sociale e social di questa generazione. Via via che il tempo spingerà gli studenti (al momento i più ottimisti tra i millennials) a perdere tale status e il trend generazionale a ricambiare la componente dei veterans con le altre generazioni, in questa società – se non si produrranno cambiamenti – l’idea del passato e quella del futuro assumerà colori ancor più “sbiaditi”…

E’ sempre tempo di Coaching!”

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