Perché i governi investono sui vecchi?

imageSi fa un gran parlare di giovani… ma poi i Governi che si susseguono …investono sui vecchi. La differenza con gli anni 80 o anche con il primo decennio del secolo è che stavolta la discussione c’è stata. Un intervento sul sistema pensionistico che consegna ulteriori nuove risorse a persone anziane e di mezza età avanzata, finanziandole con più debito, ha suscitato un dibattito sui costi futuri per i giovani. Prima delle misure appena concordate fra il governo e i sindacati, la spesa per pensioni in Italia fra il 2013 e il 2018 stava aumentando di 25 miliardi solo per l’effetto meccanico della demografia. La riforma disegnata nel 2011 dall’allora ministro Elsa Fornero prevedeva di stabilizzare nel medio periodo il costo della previdenza a condizione che l’economia crescesse in media dell’1% all’anno, ma da allora si è già accumulato un forte ritardo su queste proiezioni. Adesso arriva un nuovo pacchetto che torna ad alzare i costi, ufficialmente, di altri sei miliardi solo nei prossimi tre anni. In parte, ha una logica: in assenza di altri programmi di welfare, è sensato cercare di aiutare chi perde il lavoro quando l’età della pensione è ormai in vista o chi è disabile o ha disabili in famiglia e un reddito basso; è anche giusto attenuare il problema della povertà fra gli anziani che vivono con pensioni vicine al minimo. Ma il resto?
L’aumento delle pensioni medio-basse viene concesso senza una prova dei mezzi, con l’alta probabilità che tutto finisca come con il bonus da 80 euro: nella sua indagine sui bilanci delle famiglie italiane, la Banca d’Italia mostra seri indizi che il 17% di quel bonus da quasi 10 miliardi è affluito in case a reddito particolarmente elevato, e solo il 13% in quelle dove le entrate sono più basse. Con la quattordicesima alle pensioni fino mille euro succederà lo stesso: quante mogli o mariti di professionisti ben pagati la incasseranno? Anche l’idea di una lista di professioni per le quali si reintroduce il prepensionamento a carico dei contribuenti di oggi e di domani desta perplessità. È più moderno progettare uscite graduali dal lavoro per i mestieri davvero usuranti, o un’evoluzione delle mansioni dove possibile. Così invece si ricrea l’aspettativa anche per altri di poter strappare lo stesso trattamento di favore al prossimo giro, e si manda in pezzi una conquista consolidata: l’accettazione da parte degli italiani che i conti devono tonare e non si va più in pensione anticipata a spese altrui.  Ovviamente, è stato un modo di fare politica. Il 4 dicembre si vota per il referendum costituzionale il governo Renzi investe le risorse che controlla nel modo che ritiene più efficace per massimizzare il consenso. Non a caso quella quattordicesima raggiungerà un milione e mezzo di persone. Saranno i giovani a pagarne le conseguenze, è stato detto. lotta-di-classiSempre l’indagine della Banca d’Italia ci dice che in termini reali il reddito degli anziani oltre i 65 anni è al 160% del suo livello del 1994 e quello dei giovani fino a 30 è al 40%. La giustizia sociale avrebbe dovuto ispirare a misure per loro, non per i loro padri e nonni.

Ma non compatiamo i giovani, perché ciò che accade è (anche) per colpa loro. Poiché milioni di ragazzi sono in condizioni di bisogno, e sarebbero stati grati di qualunque aiuto dal governo, bisogna chiedersi perché questo sceglie di privilegiare invece altre generazioni già più sazie. In fondo hanno diritto di voto anche i ventenni, non solo i settantenni. La risposta è nel referendum di giugno scorso che ha segnato la rottura della Gran Bretagna con l’Unione europea: lì i giovani votarono in stragrande maggioranza per restare, gli anziani per uscire. Ma una delle ragioni per le quali questi ultimi hanno prevalso, è che la loro affluenza alle urne è stata del 70% circa, mentre quella dei loro nipoti del 35%. I ragazzi non sono andati a votare ed è per questo che si sono fatti rubare il futurofuturo da chi invece lo ha fatto. Chi oggi governa in Europa conosce bene questi comportamenti. Sa che i ragazzi in genere sono poco propensi a prendersi il disturbo di tracciare una croce su una scheda e buttarla in un’urna di cartone. Chi governa capisce che un miliardo del bilancio pubblico investito su questo tipo di cittadini riluttanti rischia di generare un basso rendimento nel giorno delle elezioni, mentre l’investimento negli anziani frutta il doppio: quelli il giorno dello scrutinio votano davvero.

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