Perché i Partiti fanno promesse astruse, anziché affrontare i problemi seri?

Ciò che colpisce sempre più, a pochi giorni dal voto, è la stranezza di questa campagna elettorale. I cittadini l’hanno capito da tempo: le vere questioni per i prossimi 5 anni sono il lavoro, le disuguaglianze, l’immigrazione e l’Europa…  Non così i Partiti. E c’è da chiedersi perché i Partiti continuino a fare promesse astruse, anziché affrontare i problemi seri? Lo fanno altresì evitando ogni confronto televisivo… mentre questi almeno sarebbero serviti a rompere la cappa virtuale di una campagna fiacca, senza comizi, lontana dalla gente, piena di promesse impossibili, chiusa nell’autoreferenzialità dei social e delle formulette scritte dagli uffici stampa… In nessuna altra parte del Mondo, la politica potrebbe permettersi ciò. Le elezioni politiche del prossimo 4 marzo sarebbero invece state l’occasione giusta, per tutti i protagonisti dell’agone politico, di sollevarsi all’altezza dei veri problemi che il Paese dovrà affrontare nei prossimi cinque anni. Quelli della crescita che riparte, ma che deve avvenire nel rispetto dell’ambiente; dei posti di lavoro da creare, soprattutto per i giovani; della necessità di ridurre il debito pubblico; delle disuguaglianze di ogni tipo; della povertà che si è largamente diffusa in tutta la Penisola, ma in particolare al Sud. Dell’immigrazione, per integrare sempre più queste persone che per noi e lo dico pesando le parole, rappresentano un’opportunità, dato il nostro declino demografico. Dei necessari investimenti, prima di tutto per la ricerca, l’innovazione, la scuola e le università, che accolgono tanti talenti ma non hanno i mezzi per svilupparsi fino a figurare nelle classifiche internazionali e offrire sbocchi ai laureati. Dello sviluppo del nostro sistema industriale tanto dinamico. Dei progressi reali compiuti nella modernizzazione della pubblica amministrazione, e di quanto rimane da fare in questo campo. Della criminalità organizzata che dilaga in varie parti del Paese. Dell’Europa e non solo con dichiarazioni retoriche pro o contro l’Unione Europea e l’euro, ma per argomentare nei dettagli, esplicitando proposte e dimostrando le conseguenze concrete… Invece, di che cosa si è parlato e di cosa si sta ancora parlando? A pochi giorni dal voto si sta parlando ancora essenzialmente dei problemi sollevati da alcuni eletti del Movimento cinque stelle e del fatto che non abbiano versato quanto pattuito dei loro stipendi al Movimento stesso…  e quindi del pedigree di parte dei suoi candidati nelle sue liste. Dei migranti, dopo l’attentato commesso a Macerata da Luca Traini, e delle proposte caricaturali avanzate dal centrodestra, polarizzando il dibattito su una questione cruciale, che non si può certo affrontare scatenando le passioni, ma solo facendo appello alla ragione per proporre soluzioni equilibrate. Delle divergenze in seno al centrodestra che ha formato una coalizione elettorale in grado di funzionare, anche se permangono dubbi sulle sue capacità di governo. Del calo delle intenzioni di voto per il Partito democratico e delle buone prospettive per la lista +Europa di Emma Bonino. Degli apparenti contrasti tra le componenti di Liberi e uguali. Ma come: non era questa la volta per riportare al voto quei milioni di elettori che da tempo si astengono? Ma se proprio dai sondaggi emerge che c’è ancora un numero molto elevato di indecisi, tentati proprio dall’astensione, anche a causa del nuovo sistema elettorale, che rischia di non essere compreso dai votanti stessi. Sempre più forte è la disillusione degli italiani, poco attratti da una politica che parla solo dei suoi mali e mette in mostra i suoi vizi… anziché parlare e dire come risolvere i problemi veri e seri del nostro Paese… hai noi!!

E’ sempre tempo di Coaching!”

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