
L’aggressione di Israele e Usa all’Iran – momentaneamente conclusa – ha reso ancora più evidente che il mondo attraversa una fase di caos sistemico, inedita nelle possibili conseguenze… Siamo in una fase storica di transizione. La possibilità di condividere e gestire con consapevolezza questa transizione non sembra appoggiare su un basi ottimistiche, ma sull’oggettività di tanti limiti e rischi che per la prima volta riguardano sincronicamente il mondo intero: i terribili conflitti armati in corso, la crisi ambientale, la ridefinizione del rapporto tra umano e artificiale, l’insostenibilità strutturale delle diseguaglianze economiche, l’obsolescenza delle forme politiche democratiche. Quello dell’egemonia Usa è un declino lungo,
iniziato con la sconfitta in Vietnam e il modo in cui si consumerà definitivamente non è scontato. Gli Usa si oppongono al declino con tutti i mezzi. A parte l’Europa, area ancora più declinante, gli interessi e le volontà degli Usa sembrano incontrare un’opposizione sempre più aperta ma al momento totalmente inefficace. Le forze in ascesa non hanno ancora accumulato la forza per determinare un equilibrio totalmente alternativo. Paradossalmente, la causa profonda di questo caos è che dalla situazione odierna può emergere sia un mondo nuovo, con a cuore anche la parte migliore degli ideali odierni, soprattutto dopo l’Illuminismo e la Rivoluzione francese: sì, un mondo basato sulla coscienza della necessaria unità del genere umano. Un’unità che senza annullare la sconfinata pluralità dell’esperienza dei popoli, sia il frutto della presa di coscienza degli umani della comunanza del proprio destino.
Quando si dice “mondo multipolare e multilaterale” si intende questo. Multipolare, cioè privo di una potenza dominante e caratterizzato da una pluralità di centri economici e culturali che cooperino ad affrontare i decisivi problemi comuni. Multilaterale, basato su un sistema di relazioni paritarie tra nazioni e aree del mondo, sul diritto internazionale e su un’Organizzazione delle Nazioni Unite completamente riformata.
Alla fine, de “Il Lungo XX secolo”, Giovanni Arrighi sosteneva che, dopo l’egemonia unilaterale Usa, nessun singolo paese avrebbe potuto sostituirla. Detenere un’egemonia mondiale significa accentrare il potere economico, geopolitico, diplomatico, militare e culturale necessario. Tutte queste dimensioni del potere sono diventate troppo grandi e complesse perché un singolo paese possa riunirle in sé. Chi teme che, se il declino Usa si compisse, sarebbe sostituito da un analogo potere imperiale cinese, può stare tranquillo. La Cina non sembra volerlo e la sua storia dimostra che non ha questa natura. Ma poi non potrebbe farlo nemmeno se volesse. Nel futuro queste diverse dimensioni del potere saranno necessariamente distribuite tra diverse aree e nazioni. Per questo anche la lettura del presente come “multimperialismo”, con cui si equipara l’imperialismo anglosassone a un neoimperialismo russo o cinese, sembrerebbe sbagliata, sia perché i comportamenti e gli approcci di Russia e soprattutto Cina alle relazioni internazionali sono molto diversi da quelli occidentali, sia perché oggi in uno scontro per l’egemonia mondiale nessun polo può avere la meglio.
Siamo costretti dalla necessità a inventare un mondo nuovo e inedito, dando una forma razionale a processi che sono già in atto. A guardar bene, il comportamento dell’occidente in Ucraina e Medioriente, come l’aggressività commerciale usa verso la Cina, è il tentativo estremo di fermare la possibilità di cambiamento di questo mondo… Il mondo è nella situazione in cui erano gli stati nazionali nell’Ottocento.
È in corso un processo che riguarda l’assetto delle relazioni internazionali e la distribuzione del potere e delle risorse a livello mondiale, e che tende a superare le precedenti forme di governo democratiche occidentali in oligarchiche autoritarie. Sono proprio questi rischi e limiti che rendono necessaria una gestione condivisa a livello mondiale, pena l’implosione dei rapporti tra sistemi sociali e dei sistemi al loro interno. Questa tendenza che caratterizza questa fase delle relazioni internazionali altrimenti sottometterà l’umanità ad un potere di una super élite che eserciti un dominio economico-militare. La reazione occidentale al declino va purtroppo in questa direzione, ed è quindi completamente irrazionale, segnata da una ‘follia’ in cui le continue oscillazioni di
Trump e la cecità strategica dell’Europa sono il segno dell’impossibilità di mantenere o meglio riprodurre l’ordine esistente. Il tentativo di fermare la storia attraverso guerre (militari e commerciali) e politiche di riarmo alla fine non potrà che accelerare la fine dell’egemonia occidentale, facendola accadere nel modo peggiore anche per cittadini e i lavoratori. Ciò che una volta veniva definita “Ragione” e che l’occidente (a volte giustamente e a volte immeritatamente) si attribuiva, è oggi ben presente nel Sud globale. Se la situazione non è già precipitata nel rischio aperto di un conflitto mondiale è grazie alla saggezza mostrata proprio dalla Cina e dalla
leadership dei Brics, che non accennano a voler accettare una sfida per il dominio, soprattutto se schiacciata sul terreno militare… Se nascerà, come sarebbe auspicabile un vero mondo nuovo sarà perché si troverà una sintesi originale tra la parte migliore della ragione occidentale e della ragione delle altre grandi civiltà… altrimenti saranno solo guerre.
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