Politica: elezioni europee, inglesi e francesi dicono che “la sinistra c’è e ci sono anche i giovani…

Intervistato da Repubblica Pierluigi Bersani dice: «Sì, se si mettono in fila le ultime elezioni, in Europa, Inghilterra e Francia nonché in Italia (amministrative), la sinistra c’è e si sono visti anche i giovani». Prosegue: «Se i giovani si muovono anche i vecchi danno più volentieri una mano. E poi comincia a farsi notare un effetto Schlein». Cosa significa? «Elly è il frutto di un salto generazionale, un po’ come avvenne negli anni Sessanta. Ha capito che bisogna coniugare diritti civili e sociali, ma tenendo insieme le generazioni». «Non è vero che i ragazzi sono disinteressati. Al contrario. Hanno in testa i grandi interrogativi dell’umanità: pace, diritti, clima, migrazioni, questione femminile. Bisogna iniziare da eguaglianza, unità, salute, antifascismo. In più la Schlein è testardamente unitaria». E aggiunge: «Altrimenti non si vince contro questa destra! Quelli che pensano che si debba marciare divisi per colpire uniti quando si volteranno indietro rischiano di non trovare più nessuno». Un’ultima domanda: da dove cominciare? «Da una dichiarazione». Da una dichiarazione? «Sì, le forze che vogliono essere alternative alla destra siglino un patto con chi ci sta. Lo rendano esplicito. Costituiscano dei comitati per l’alternativa, mettendosi gambe in spalle a girare il Paese. Non è una questione solo politica, è molto di più. È un’urgenza civica e morale. Se si vuole cambiare bisogna lavorare unitariamente volendolo fare. Partendo da quel che unisce, rendendo compatibile quel che differenzia». Un’intervista che parla chiaro che evidenzia che ci deve essere un salto generazionale in tutta la politica. Un ritorno ai grandi valori. Ma i partiti così come sono, sono “strumenti” vecchi, vanno anch’essi rinnovati. I giovani che stanno guardando alla politica spesso non hanno nessun partito. Sì, non sanno su quale carro caricare i loro ideali. E questo genera in loro un senso d’impotenza profondo. I partiti sono troppo poco attraenti per i giovani. Forse nel Pd, nel partito democratico con la Schlein si è aperta un’altra storia. Le prossime elezioni politiche sono nel 2027. Nei prossimi tre anni i democratici devono essere oltre che il motore di un’alleanza che proponga al Paese un cambiamento profondo. Un cantiere che cambia anche il partito. I modelli vincenti già ci sono. E non ha senso è che il Pd rimanga ingabbiato negli schemi di un congresso di un anno e mezzo fa, con correntoni o correntine. I prossimi tre anni devono essere dedicati ad un profondo lavoro di cambiamento, come in molti diciamo da tempo nel partito: un’alleanza che proponga al Paese un cambiamento profondo, che abbia come primo obiettivo la giustizia sociale, e quindi il lavoro e il salario, l’attenzione ai più deboli, la scuola e la sanità pubbliche, le opportunità per i territori in ritardo di sviluppo. E’ la strada giusta, per il partito democratico, fatto per l’alternativa che è l’opposto di questa destra, che ha un disegno pericoloso, disgregatore dell’ordine costituzionale e dell’unità nazionale. Ora è tempo di fare una forte opposizione, ma alle prossime politiche Il Pd deve avere l’ambizione di essere votato per la sua proposta e non solo in termini difensivi. Ma per convinzione, non solo per paura della destra. Occorre un partito più solido. Come rendere il partito più solido? Senza infingimenti dobbiamo ricominciare dal finanziamento pubblico e ridando valore anche al ruolo degli iscritti. Poi servono organismi dirigenti non pletorici. E un dialogo strutturato con soggetti associativi e della società civile, che possano essere certi sia della loro autonomia sia della possibilità di concorrere alle decisioni. In Francia le sinistre e i liberali di Macron sono state capaci di fermare la destra di Marine Le Pen. Perché le sinistre italiane non dovrebbero essere capaci di farlo anche loro? Oggi, non tutti nel centrosinistra hanno sentito la responsabilità di organizzare una coalizione unita. Discutere di questo ora non è più importante, le condizioni sono tutte cambiate. Bisogna guardare al futuro, a una coalizione per il cambiamento capace di vincere. Il Pd è sicuramente il motore di questo processo, lo hanno detto le elezioni europee. Il Pd occorre che cambi anche la sua macchina organizzativa, serve un Pd cambiato rispetto alle politiche del 2022. Oggi il Pd è plurale e unito, ed è forte nelle sue battaglie identitarie e nelle sue personalità. Ora serve che nel partito si apra, come ha proposto la Segretaria Schlein, una fase nuova sia a livello centrale che territoriale. Alcune intuizioni, come le Agorà – grazie alle quali il Pd ha potuto aprirsi a movimenti e storie personali come quelle della stessa Elly Schlein – e il processo costituente, sono state la base di questo nuovo Pd, e devono essere consolidate, devono diventare la prassi di funzionamento di un partito costantemente aperto alla società. Deve essere il partito del cambiamento, dell’innovazione, della crescita e dei diritti, e mai della conservazione e dei potentati locali. Il nostro Paese ha un disperato bisogno di giustizia sociale, e di politiche pubbliche che la realizzino. Per poterle finanziare è fondamentale la crescita economica sostenibile. Per questo dobbiamo saper parlare anche all’Italia dell’impresa e del lavoro, che guarda a noi con interesse: del resto, la politica economica di questo governo e il suo isolamento in Europa non portano nessun beneficio alla crescita. Le energie migliori del Pd devono lavorare per organizzare un partito nuovo e definire un programma per il governo. Nei prossimi anni vanno contrastati con la massima determinazione, come già si fa, il disegno disgregativo dell’autonomia differenziata e quello autoritario del premierato, e unire attorno ai temi del salario equo, della sanità e della scuola pubblica, tutte le opposizioni. Che sono maggioranza numerica nel paese e ora devono diventare maggioranza politica, devono diventare la “coalizione per il cambiamento” di cui l’Italia ha bisogno. Un partito largo, di centrosinistra, nel quale convivano nettezza e radicalità delle proposte da un lato, e attitudine riformista, capacità di governo, dall’altro. La Segretaria Schlein ha aperto questa riflessione e questo dialogo, che va sicuramente irrobustito…

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