
Che bilancio possiamo trarre da questi due anni di governo Meloni. I proclami della campagna elettorale sono stati effettivamente realizzati? Qualche membro del governo ha particolarmente brillato per merito? Qualcuno ha mentito? I provvedimenti promossi si sono basati su dati e informazioni veritieri? Questo periodo si potrebbe sintetizzare in: “bugie al potere”, è stato anche scritto
un saggio con quel titolo, da ‘Pagella Politica’ il principale sito di fact-checking politico in Italia… che valuta l’operato del governo Meloni analizzandone oltre 50 dichiarazioni tra le più controverse. Su economia, immigrazione, lavoro, cambiamenti climatici, Unione europea e Pnrr: per ognuno di questi temi il libro spiega gli errori del governo, ma senza risparmiare i partiti di opposizione e mostrando come spesso il dibattito politico italiano poggi su falsi miti e luoghi comuni. A destra sono pochissime le voci (Marcello Veneziani, Flavia Perina) che riconoscono che esiste, per Giorgia Meloni, un grosso problema di classe dirigente. Lo stesso Veneziani già nel 2020 scriveva così: ‘La Sorella d’Italia è figlia unica… Per un partito così cresciuto, così lanciato, scarsa è la sua classe dirigente, scarsi i canali di accesso e di selezione, scarsa la sua capacità di intercettare e candidare figure venute da altri mondi e dalla mitica società civile”. E proprio nei giorni scorsi due esponenti di spicco del Governo Meloni il Ministro Valditara e il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro hanno rilasciato dichiarazioni shock che mostrano proprio la loro incompetenza rispetto al ruolo affidategli a livello istituzionale. “Attenti a quei due” sono camuffati da governanti. Ecco che da Rio de Janerio dove è in corso il G20 Giorgia Meloni tenta di mettere un cordone sanitario intorno al suo governo e blinda quesiti due improbabili governanti; rivendicando ogni nefandezza detta a questi esponenti della sua maggioranza. Durante un raro punto stampa la presidente del Consiglio tenta prima di minimizzare la frase del sottosegretario alla Giustizia
Andrea Delmastro che, qualche giorno fa presentando un’auto blindata per il trasporto di detenuti al regime del 41-bis e di alta sicurezza, aveva dichiarato: «Per me è un’intima gioia far sapere che non lasciamo respirare chi sta dietro questo vetro oscurato». Una posizione estrema che aveva suscitato molta indignazione, dato anche il numero dei suicidi in carcere. Ma per Meloni, Delmastro «ha detto che gode nel vedere non respirare la mafia, se questo vi scandalizza ne prendo atto». E poi alla domanda sul discorso che il ministro all’Istruzione (e merito)
Valditara ha tenuto (via video) durante la presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin, e giudicato da molti commentatori politici di stampa e Tv xenofobo e sessista. la premier ha risposto confermando le bizzarre teorie di Valditara: «Il tema della violenza sulle donne è un tema che siamo purtroppo lontani dal risolvere, le cause vanno affrontate tutte. Ci sono dei dati che parlano anche di un’incidenza significativa dell’immigrazione illegale di massa su questo tema ed è una delle ragioni per cui l’Italia lavora per fermarla». E ancora: «Credo che ci siano anche delle ragioni culturali che noi dobbiamo combattere e che, per paradosso, determinano un aumento della violenza sulle donne proprio mentre acquisiscono più spazio». Come di consueto sia
la premier che il suo ministro dei Trasporti hanno ignorato le parole del Presidente della Repubblica che, giusto ieri mattina, intervenendo all’Assemblea nazionale di Confesercenti, aveva sottolineato il valore aggiunto dell’integrazione come «potente fattore di sicurezza». Nonché i dati reali diffusi da ogni indagine statistica. Anche il titolare degli Interni Piantedosi durante una riunione a Palazzo Chigi sui braccialetti elettronici, non ha potuto negare che delle 96 donne uccise nel corso dell’ultimo anno nel nostro paese, 82 sono state ammazzate in contesti familiari o affettivi e 51 per mano del partner o dell’ex partner. Nonostante il tentativo di Meloni, il clamore e lo sdegno suscitati dai concetti del ministro non si arrestano. Ovvio che questa debolezza dei componenti del governo è da ritenersi congenita ed è enormemente più vistosa proprio dal momento in cui Meloni è arrivata al governo. Meno ovvio che nella vastissima opinione di destra (largamente prevalente in edicola e in tivù) questo argomento sia poco presente, eufemismo per non dire: ignorato. Passi per i tanti pretoriani, non disponibili di opinioni in proprio. Ma gli altri? Possibile che nessuno come
Veneziani o
Perina, a destra, abbia l’onestà di ammettere che la ristretta cerchia di parenti e amici di Giorgia non poteva camuffarsi di colpo da personale di governo senza farsene accorgere? Una spiegazione possibile, anzi plausibile, è che non la destra “classica”, ma quella populista ha preso il potere in Italia e galoppa in molti altri Paesi. E per il populismo concetti come “classe dirigente” e “élite” sono impronunciabili. Nel meccanismo bene oliato della demagogia (Noi veniamo dal popolo! Siamo stati investiti dal popolo! Parliamo come il popolo!) fanno l’effetto di sassi negli ingranaggi.
E dunque ammettere che ministri mediocri e nomine improponibili sono la prova provata della mancanza di una classe dirigente all’altezza, sarebbe come bestemmiare in chiesa: equivarrebbe a dire che tra populismo e classe dirigente c’è una incompatibilità oggettiva…
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