
Dov’è l’America che si pone alla testa del mondo libero? L’America che guida il globo e indica il futuro comune di libertà? Non solo quella della nuova frontiera kennediana o del New Deal rooseveltiano, ma anche quella di Eisenhower, Reagan e dei Bush: l’America leader del mondo libero che ha vinto fascismo e comunismo e ha affrontato impavida molti terrorismi di ogni tipo.
Nel discorso inaugurale di Trump quest’America non c’è più. I popoli si governano in base ad una visione del mondo. E, di conseguenza, dando alle persone la percezione del proprio ruolo in quel mondo. Dunque, la percezione delle proprie possibilità, e della legittimità dei propri interessi. Che si tratti di percezioni corrette, o comunque vicine ad una considerazione razionale della loro convivenza, è storicamente senza significato. Ciò che conta è la credibilità politica delle percezioni. Perché è la convivenza dentro lo stesso sistema di regole e di pesi, che dà vita alle comunità. Su questo sfondo le democrazie di cultura occidentale hanno sperimentato moltissimo. Per un lungo periodo hanno dato vita a Stati basati su principi condivisi in quanto risalenti alla comunanza del fine.
La convivenza tra diritti, ovvero tra pretese individuali, ed obblighi, ovvero comportamenti rispettosi delle altrui pretese, è stato ed è l’essenziale presupposto della accettazione del primato della legge. La forza degli Stati, per secoli, ha riposato sull’equilibrio che tutto ciò garantisce. I sistemi costituzionali, anche in mancanza di una esplicita e formale Costituzione, sono nati in questo modo. Ed hanno funzionato. Fino a che non è emersa una tremenda necessità: rispondere alla velocità delle esigenze e dei loro cambiamenti, ed alla prepotenza delle domande nuove. Velocità e prepotenza che non sopportano la inevitabile complessità delle democrazie, e la conseguente loro lentezza. Pensiamo, facendo un salto logico di cui mi rendo ben conto, ai social, ovvero a strumenti di comunicazione che creano sicuramente una apparenza di moltitudini che parlano e che dunque esprimono opinioni, pretese, dinieghi. Essi fanno a meno della lentezza della regola ed addirittura si pongono talvolta come fondatori di nuove regole attraverso, per l’appunto, la diffusione delle domande. È questa differenza tra una rapidissima realtà che muta con la velocità dei mezzi elettronici di comunicazione, ed una legalità formale che evidentemente deve pretendere una forma di certificazione della regola come tale, e quindi della sua obbligatorietà, e quindi ancora dell’esistenza di una posizione tutelata oppure vietata, che crea oggi inevitabilmente la spinta a chiedere al governante di sostituirsi a tutti.
Di sostituirsi cioè a quella garanzia giuridica che però significa lentezza, per rispondere, egli stesso, legittimato da una scelta democratica, alle domande sempre più impellenti. Consegue che il diritto al dissenso, che rende tale una democrazia, si sta trasformando, nella sensibilità diffusa popolare, e nel mondo di taluni media, in una legittimazione di quella sede come se essa fosse in qualche modo politico legislativa. Insomma, si chiedono modi spicci anche senza rendersi conto della richiesta stessa. Il fare, contrapposto alla lentezza del come fare. Infine la semplificazione dei temi. Perché la sede che ospita le domande non è strutturata né in alcun modo attrezzata per una qualche discussione attendibile. Inevitabile a questo punto,
il ricorso al principio del capo. Soprattutto se quel capo è stato eletto, pertanto si muove da una legittimazione popolare, sicuramente democratica. Vedremo. Tuttavia, a mio avviso il tema non è solo quello di rendere più veloce la democrazia. Essa non potrà mai esserlo quanto il diffuso chiacchiericcio mediatico che la circonda. In alcun modo le tecniche di governo giuridico di una comunità possono diventar capaci di operare con la rapidità della connessione elettronica. Allora, ripeto, il principio del capo, che è una istintiva risorsa di chi, comunque, chiede risposte alle proprie esigenze, può essere caricato di domande rispetto alle quali nessun ordinamento giuridico moderno, oggi, è in grado di operare con efficacia.
Le democrazie rischiano di semplificarsi, fino a dimenticare il loro dover essere: assicurare esse stesse il grado ed il modo di partecipazione del popolo elettore, alle scelte. La effettiva consapevolezza della decisione del governante , è una costante irrinunciabile della modernità.
E’ sempre tempo di Coaching!
Se hai domande o riflessioni da fare ti invito a lasciare un commento a questo post: riceverai una risposta oppure prendi appuntamento per una sessione di coaching gratuita
7
FEB
FEB
0
