Politica: l’attacco alla Democrazia e ai diritti collettivi e individuali si fa sempre più dura, solo accettando la sfida possiamo difenderci dalla destra illiberale…

La democrazia e i diritti, in Italia e in Europa, si difendono, innanzitutto, rivendicandoli e praticandoli fino in fondo, senza cedimenti. Altrimenti la politica democratica perde credibilità, finendo per legittimare i discorsi di Trump e simili…  L’attacco al mondo libero e democratico non ha precedenti. Anche dal nostro interno e non solo dall’esterno: da quanti hanno per modello più o meno esplicito la Russia di Putin o l’Ungheria di Orbán, o l’America di Trump. L’Italia è nel cuore di questo scontro, non ultimo per un governo che rivendica il legame con Trump. Sarà o meglio è già, il tema su cui si gioca il destino dell’Italia, alle prossime elezioni politiche. Ma poi riguarda anche tutti i paesi europei, il futuro stesso dell’Unione europea. Peraltro, inutile negarlo, è una sfida che le forze democratiche stanno perdendo. Il problema è quindi come invertire la rotta? Occorre innanzitutto cambiare le politiche economiche. Il campo alternativo alle nuove destre – chiunque si definisca progressista o riformista, o democratico, o anche sinceramente liberale – dovrebbe avere ben chiari due punti. Che valgono per tutte le democrazie occidentali, in generale. E forse oggi soprattutto per l’Italia. Primo: l’estrema destra non verrà sconfitta (e l’Europa stessa non si potrà risollevare né rilanciare) se non cambiamo, radicalmente, le politiche economiche seguite finora. In particolare per quel che riguarda la lotta alle disuguaglianze: con tassazioni eque e progressive da indirizzare al rafforzamento del welfare e dei beni pubblici, fra cui istruzione e ricerca; con politiche ambientali a favore dei più deboli, con investimenti, a debito, per la conversione energetica; con regole che diano più forza al lavoro (dal salario minimo al rafforzamento del ruolo dei sindacati) e accordi per contrastare la finanza speculativa, eliminare i paradisi fiscali, colpire le rendite; con un ritorno delle imprese pubbliche nei settori strategici (produzione e gestione dei dati, energia, sanità), per tutelare il benessere e i diritti di tutti i cittadini. Senza scelte chiare su questi temi, perseguite con coerenza e serietà, il centrosinistra non riuscirà a riconquistare i ceti popolari. Detta altrimenti: all’origine della vittoria dell’estrema destra, vi sono, innanzitutto, decenni di politiche neoliberali che hanno fatto crescere le disuguaglianze e gettato nella miseria il ceto medio. Le nuove destre sono il risultato del fallimento delle promesse neoliberali: non guariremo dalla malattia se non interveniamo sulle sue cause. Secondo: non sconfiggeremo la destra illiberale diventando come lei. Su questo occorre essere intransigenti. Tanto con chi ha simpatie putiniane, più o meno velate, quanto con chi è eccezionalmente indulgente verso i crimini del governo israeliano; o con chi avalla politiche migratorie fondate sulla violazione dei diritti fondamentali, praticate in passato anche dal centrosinistra, o tende a minimizzare il pericolo per la democrazia liberale rappresentato dalla compagine meloniana o, più in generale, applica un doppio standard sui diritti umani e sullo stato di diritto, chiudendo gli occhi quando si tratta di paesi nostri alleati. La democrazia e i diritti, in Italia e in Europa, si difendono, innanzitutto, rivendicandoli e praticandoli fino in fondo, senza cedimenti. Altrimenti la politica democratica perde credibilità, finendo per legittimare i discorsi di Trump e simili. Per l’Italia il discorso è ancora più vero. Noi siamo fra gli altri grandi paesi della Ue (Germania, Francia, Spagna) quello con le più alte disuguaglianze: personali, territoriali e di genere. E siamo, fra questi, gli ultimi nelle classifiche sui diritti e la libertà di stampa. E tutto questo contribuisce al nostro declino: economico, demografico, democratico. È in tale contesto che il centrosinistra italiano deve attrezzarsi, rapidamente, per la sfida decisiva contro la destra meloniana: le elezioni politiche da cui dipendono non solo le sorti dell’Italia, ma gli equilibri dell’Europa e forse dell’Occidente. L’opposizione però non troverà unità e forza se non comprende fino in fondo che deve mettere al centro, in maniera coerente e credibile, questi due temi: la lotta alle disuguaglianze, con una nuova politica economica; la difesa dei diritti e dello stato di diritto. È da qui che passa la speranza di una rinascita dell’Italia…

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