
Visti i risultati dell’arrivo per la seconda volta alla Casa Bianca di Donald Trump diventa sempre più palese e persino documentabile in modo circostanziato l’oscura ipoteca neonazista sulle sorti dell’America e forse del Mondo. Donald Trump, che può contare sull’appoggio dei neonazisti americani, e sulle simpatie dei movimenti e dei partiti e governi di destra nel resto del Globo. David Duke, leader dei neonazisti americani. Ex Gran Maestro del Ku Klux Klan, antisemita e negazionista convinto sostenitore della supremazia bianca, Duke che ha viaggiato per il mondo e ha trascorso anche tre anni in Italia per riunire l’estrema destra europea. Già nel 2016 era ricomparso sulla scena come candidato al Senato ed è convinto sostenitore di Trump.
Esistono preziose testimonianze di esperti internazionali, e membri delle varie Polizie nazionali, del ruolo che David Duke ha sempre avuto nell’istigazione di azioni criminali a sfondo razzista… in un sottobosco di connessioni politiche e attività illegali che hanno sostenuto Duke durante la sua permanenza in Europa. Tra questi: ufficiali dell’esercito italiano, politici e parlamentari europei, esponenti di gruppi come Hezbollah e il World National Conservative Movement. Associazione, quest’ultima, che riunisce tutti i gruppi di estrema destra occidentali con la terrificante strategia di creare un impero mediatico online attraverso il quale diffondere paura, odio razziale e controinformazione di natura complottistica volta a creare un clima di sfiducia nella democrazia e ad identificare nella causa antisemita la soluzione a tutti i mali. Chi vota Donald Trump? È questa la domanda che, da sempre sin dalla prima vittoria alla Presidenza Usa passando dalle primarie repubblicane, è rimbalzata tra media mainstream e i salotti buoni mondiali, soprattutto nel cuore di quell’Europa sempre pronta a farsi sorprendere, infastidita, dai colpi rabbiosi di un disagio popolare crescente. Il tycoon newyorkese, partito come l’outsider stravagante da deridere, è diventare, ad un passo dallo Studio Ovale, il paladino mondiale delle destre estreme e populiste. È stato davvero facile per i liberals ironizzare sulla sua capigliatura, sulle sue smorfie e sul suo eloquio. Eppure, il clown, accreditatosi come il nemico del politicamente corretto e dell’establishment, soprattutto del proprio partito (chiedete al povero Paul Ryan), è diventato il paladino di quegli uomini ormai diventati senza punto di riferimento. The Donald, pur odiato da tutte le minoranze etniche statunitensi (è riuscito, praticamente, a insultare chiunque), è riuscito a diventare l’eroe di quella classe media, fatta da bianchi poco istruiti e sull’orlo della povertà, che identifica il proprio lento declino demografico e politico con fantomatici nemici. Gli afroamericani, i latinos, la Cina, i musulmani, la Silicon Valley, Obama, Hillary Clinton, Biden e Harris, sono tutti diventati ottimi capri espiatori con cui attaccare battaglia, guidati dal nuovo rumoroso, affasciante, condottiero. Un “dux” dai capelli paglierini e le cravatte rosse che guiderà questi uomini, schiacciati nella loro angoscia di essere accerchiati, verso la pace armata dell’isolazionismo e del conservatorismo sociale. È onestamente facile, cercare il successo di Trump, nel cuore nero di un’America intollerante, stanca e spaventata. Ha buon gioco l’italiano Riccardo Valsecchi con
L’anima nera di Donald Trump a trovare il terribile David Duke e a investirlo del ruolo di simbolo vivente della nascente nazione Trumpiana. Razzista e antisemita, Duke è stato per anni capo di una fazione del Ku Kux Klan e ora è un rispettato opinion leader della destra estrema. Il suo convinto supporto per la causa repubblicana, i suoi proseliti per sostenere la campagna del tycoon, anche se motivati da meri tornaconti personali (Duke ammette candidamente che il successo di Trump è la via migliore per lanciare la propria scalata politica), sono esempi concreti di un legame innegabile tra la destra più estrema e il candidato del GOP. Sempre pronto a ostentare una rarefatta calma, come un vecchio gerarca fascista in esilio, Duke con i suoi deliri e con la sua placida violenza, sottolinea più di altri, il rapporto che è nato tra l’imprevedibile affermazione del tycoon e il risveglio delle correnti suprematiste del sud statunitense, dai vari gruppi filonazisti e nostalgici fino al movimento indipendentista texano. Valsecchi, però, nello schierare il ticket Trump-Duke, foraggiati dai Musk & Co. padroni del Web l’autore commette l’errore di nascondersi dietro lo scontento ritratto del folle razzista, rispondendo così alla decisa domanda elettorale iniziale con la risposta più banale e consolatoria: “Trump è votato dai matti e dai fascisti”. Così, però, si compie una sintesi errata e superficiale e s’ignora il fatto che nel nome di Trump si è creato, anche se in molti casi mal volentieri, un compromesso tra i vecchi esponenti del partito repubblicano (Rudy Giuliani, Newt Gingrich) e la destra evangelica americana, tra i Tea Party e le lobby delle armi. Un minestrone che ha avuto modo di esaltare la base sociale più stanca, pronta a sostenere contro tutto e tutti il proprio Obama di destra…
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